TwitterFacebookGoogle+

Alta tensione in Irlanda del Nord

Due articoli su Brexit e Irlanda (Repubblica 19.7.18) LEGGI DI SEGUITO

“Alta tensione in Irlanda del Nord” Di Enrico Franceschini “La Brexit riaccende l’Ulster torna lo spettro degli scontri. Boris Johnson: “Il nodo del confine non domini il dibattito, o resteremo nel limbo”

“”Londra. La bomba è esplosa poco dopo le nove di un venerdì sera. Grazie alle telecamere a circuito chiuso che sorvegliano la casa di Gerry Adams a Belfast, si vede chi l’ha tirata: un uomo dal finestrino di un’auto. Lo storico leader dello Sinn Féin, braccio politico dell’esercito clandestino indipendentista dell’Ira, ne è uscito incolume. Ma pochi minuti prima c’erano bambini che passavano nel cortile. Non è l’unica violenza avvenuta recentemente in Irlanda del Nord. Un’altra bomba è esplosa davanti all’abitazione di Bobby Storey, ex membro dell’Ira coinvolto in una clamorosa fuga con 37 compagni dal Maze, il Labirinto, com’era chiamata la prigione britannica di massima sicurezza in cui si lasciò morire di digiuno l’attivista Bobby Sands. Nella vicina Londonderry, una settimana di attacchi notturni ha causato sei arresti e continui disordini, con 75 molotov tirate contro la polizia.
I manifestanti dimostravano contro le marce degli Orangisti, che in luglio celebrano l’anniversario della battaglia del 1690 in cui il protestante Guglielmo d’Orange sconfisse il re cattolico Giacomo II. Le marce si ripetono ogni anno. Eppure questa estate dietro le rituali tensioni in Ulster, come gli unionisti preferiscono chiamarla, si avverte un motivo in più: la Brexit. Il Regno Unito si prepara a uscire dall’Unione europea a marzo, come conseguenza del referendum del giugno 2016 che sancì il “divorzio” dal resto del continente. Ma l’Irlanda del Nord votò 56 a 44 per cento per restare nella Ue. E il negoziato non è riuscito finora a risolvere una delle questioni più complicate: come evitare il risorgere di un confine fra le “due Irlande”, la provincia rimasta britannica dopo la guerra d’indipendenza di un secolo fa e i tre quarti dell’isola diventati una repubblica sovrana. Quella frontiera, a lungo teatro di scontri armati, torri di guardia, filo spinato, è scomparsa con gli accordi di pace di venti anni fa che hanno di fatto riunificato l’Irlanda. Grazie al patto, di cui la Ue è garante, ci si accorge di passare dalla Gran Bretagna all’Irlanda solo perché cambiano i segnali stradali, indicando i limiti di velocità in miglia o in chilometri. Ora la storica ferita rischia di riaprirsi, resuscitando lo spettro dei Troubles, i trent’anni di guerra civile fra indipendentisti cattolici e protestanti fedeli a Londra che fecero più di 3mila morti. Non tutte le violenze dei giorni scorsi sono imputabili alla Brexit. L’attacco contro la casa di Adams viene attribuito a repubblicani dissidenti che ritengono lo Sinn Féin non abbastanza radicale. Ma i vari incidenti sottolineano che l’Irlanda del Nord è ancora piena di armi, nonostante lo smantellamento degli arsenali sancito dal Good Friday Agreement del 1998. «Nessuno vuole ricostruire un confine in Irlanda, ma non si deve permettere alla questione di dominare il dibattito sulla Brexit», ha detto ieri Boris Johnson alla camera dei Comuni, nel discorso con cui ha spiegato la decisione di dimettersi da ministro degli Esteri, affermando che il piano di Theresa May (che domani in Irlanda del Nord terrà un comizio al confine) per una soft Brexit condanna il Regno Unito a «un miserabile limbo». Con un discorso analogo in parlamento un altro ministro dimissionario, Geoffrey Howe, aprì la strada alle dimissioni di Margaret Thatcher. L’effetto potrebbe essere lo stesso per May. Stavolta però c’è in gioco di più. Minimizzare il problema irlandese, come fa Johnson, rischia di mettere una miccia su una polveriera.””

“Non accetteremo che l’Irlanda diventi un danno collaterale” Intervista a Mary Lou McDonald Di E.F.

“”LONDRA «La Brexit è un grave problema per l’Irlanda ma anche una grande opportunità: il referendum per la riunificazione della nostra isola si avvicina». Mary Lou McDonald, 49 anni, prima donna alla guida dello Sinn Fein, di cui è diventata leader nel febbraio scorso succedendo a Gerry Adams, guarda con preoccupazione al riaccendersi delle violenze nella regione. Ma resta ottimista su chi vincerà la battaglia politica nella sua terra. Forse anche prima di quanto sperava.
Come giudica i piani di Theresa May per la Brexit?
«Come una non-soluzione, in particolare per quanto riguarda l’Irlanda del Nord, che è quello che a noi preme. Diviso tra falchi e colombe, il governo britannico negozia con se stesso invece che con la Ue, perdendo tempo. È un gioco pericoloso. L’Irlanda non accetterà di diventare un danno collaterale della Brexit».
Cosa rimprovera a Downing Street?
«Innanzi tutto di avere formato una coalizione di maggioranza profondamente tossica.
L’accordo fra i conservatori e il Dup (partito unionista nord-irlandese, senza i cui voti il governo May cadrebbe, ndr) non rappresenta la maggior parte della popolazione irlandese che ha votato per rimanere nella Ue».
E sulle proposte per tenere aperto il confine fra Irlanda del Nord e repubblica irlandese?
«Londra mette la testa nella sabbia per non vedere la realtà.
Cerca soluzioni tecnologiche, ibride, per permettere la libera circolazione di merci e persone sull’isola, ma l’unica soluzione è politica: restare perlomeno nell’unione doganale e nel mercato comune o non restarci.
Gli inglesi fingono di ignorare che l’Irlanda è in larga misura legalmente governata dalle istituzione della Ue».
Come reagirete se gli accordi non vi soddisferanno?
«Gli accordi di pace del ’98 prevedono un meccanismo democratico per la riunificazione dell’isola: basta che la maggioranza della popolazione, nel nord e nel sud dell’Irlanda, lo voglia. E la demografia è a nostro favore: i cattolici indipendentisti sono sulla via di diventare maggioranza anche in Irlanda del Nord».
Cosa pensa dell’idea di un secondo referendum sulla Brexit?
«Non ci riguarda. La Gran Bretagna ha deciso di uscire dalla Ue. Se deciderà di ripensarci, sono affari suoi. Noi puntiamo a organizzare un referendum irlandese per riunificare la nostra isola. E a quel punto non dovremo chiedere di entrare nella Ue. Ne faremo già parte».””

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.