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Amoris Angoscia. Polemica fitta

Dicono che il Pontefice dia qualche segno di insofferenza quando si affronta il tema delle polemiche e delle perplessità che l’Amoris Laetita, l’esortazione post-sinodale sulla Famiglia, suscita nel mondo cattolico, praticamente in ogni continente. Se è così, è bene che si armi di santa pazienza, perché i segnali non vanno verso la bonaccia anzi. Petizioni,  critiche e anche un “Libellus” di condanna.
marco tosatti –
12/07/2016 –

E d’altronde bisognava essere molto ottimisti per pensare che il mondo cattolico ingoiasse senza neanche un singhiozzo un testo che dice no però anche sì, e sì però anche no su argomenti delicati e centrali per la fede come l’eucarestia e le parole precise di Gesù su divorzio e adulterio. In questi giorni e in queste ore i segnali si sono fatti più fitti.

Un gruppo di studiosi cattolici, prelati e sacerdoti ha inviato un appello al Collegio dei cardinali chiedendo che il Pontefice “ripudi” quelli che vedono come “proposizioni erronee” contenute nell’Amoris Laetita. Secondo i firmatari infatti l’esortazione post-sinodale “contiene un certo numero di dichiarazione che possono essere comprese in un senso che è contrario alla fede e alla morale cattoliche”.

Il documento, che è di tredici pagine, ed è stato tradotto in sei lingue, è stato inviato al cardinale Angelo Sodano, decano del Sacro Collegio, e contemporaneamente ai 218 cardinali, votanti e no, che fanno parte del Collegio. Sono diciannove, secondo i firmatari, i passaggi problematici del documento; e ad essi si possono applicare “censure teologiche, in base alla natura e al grado di errore”.

L’appello è rivolto al Collegio dei cardinali, in quanto sono i porporati i consiglieri del Papa; ad essi viene chiesto di “avvicinare il Santo Padre con una richiesta che ripudi gli errori elencati nel documento in maniera finale e definitiva, e dichiari autorevolmente che l’Amoris Laetitia non chiede che si creda, o si consideri vero nessuno di essi”. “Non stiamo accusando il Papa di eresia” ha dichiarato uno dei firmatari, Joseph Shaw, che ha il ruolo di portavoce, ma chiarisce che numerose proposizioni dell’esortazione possono portare a errori e censure. Il National Catholic Register afferma che i firmatari preferiscono rimanere anonimi perché “Il clima in gran parte della Chiesa è tale… che temono rappresaglie, o hanno paura di ripercussioni sulle loro comunità religiose, o se hanno una carriera accademica e una famiglia temono che potrebbero perdere il loro lavoro”.

Qualche giorno fa invece “Veri Catholici”, un’associazione internazionale di fedeli, ha tenuto a Roma una Conferenza Internazionale a Roma per condannare gli errori contenuti nella recente Esortazione Apostolica sulla Famiglia “Amoris Laetitia”: la conferenza si intitolava, “Un pellegrinaggio di Grazia e Misericordia”. Da essa è scaturito un “Libellus”, di condanna degli errori contenuti nelll’esortazione:  “Memori dell’insegnamento di Nostro Sommo Signore, Gesù Cristo, che il nostro, “Si”, sia un “si”, e il nostro “No”, un “no”, e similarmente memori dell’insegnamento del suo Vicario sulla terra, il Papa Pio VI di buona memoria, che ci insegnava: ‘Quando diviene necessario esporre affermazioni che nascondono qualche errore sospetto o qualche pericolo sotto il velo dell’ambiguità, si deve denunciare il significato perverso sotto il quale l’errore opposto alla verità cattolica è mascherato’. Noi membri di Veri Catholici desideriamo esprimere la nostra lealtà alla fede che abbiamo ricevuto dalle labbra di Cristo tramite la predicazione degli Apostoli, tramandata nella Chiesa Cattolica e fortificata dal Magistero infallibile della Chiesa, nel condannare la così detta Esortazione Apostolica, “Amoris Laetitia”, come una opera di inganno e raggiro, di errore e eresia, tra i quali errori condanniamo i seguenti”… E chi è interessato può trovare l’originale, molto ampio e documentato, del “Libellus” QUI.   

Infine c’è da registrare la risposta che il cardinale Carlo Caffarra ha dato al cardinale di Vienna Schönborn, che affermava che tutto il Magistero precedente sul matrimonio deve essere letto attraverso l’esortazione apostolica. Caffarra parlava in un’intervista a Maike Hickson, del sito Onepeterfive. Qui c’è l’originale, e sotto una traduzione della risposta su Schönborn.

D.– Come commenterebbe la recente asserzione del cardinale Christoph Schönborn secondo cui la “Amoris laetitia” è una dottrina obbligante e tutti i precedenti documenti del magistero su matrimonio e famiglia devono ora essere letti alla luce di “Amoris laetitia”?

R. – Replico con due semplici osservazioni. La prima osservazione è che uno deve non solo leggere il precedente magistero sul matrimonio alla luce di “Amoris laetitia”, ma anche leggere “Amoris laetitia” alla luce del precedente magistero. La logica della tradizione vivente della Chiesa è bipolare: ha due direzioni, non una. La seconda osservazione è più importante. Nella sua intervista a “La Civiltà Cattolica”, il mio caro amico cardinale Schönborn non tiene conto di ciò che è accaduto nella Chiesa dopo la pubblicazione di “Amoris laetitia”. Dei vescovi e numerosi teologi fedeli alla Chiesa e al magistero riscontrano che, specialmente su un punto specifico e veramente importante, non c’è continuità ma piuttosto opposizione tra “Amoris laetitia” e il precedente magistero. Inoltre, questi teologi e filosofi non dicono questo con uno spirito di disprezzo o di rivolta nei confronti del Santo Padre. E il punto è il seguente: “Amoris laetitia” dice che, in alcune circostanze, il rapporto sessuale tra divorziati e risposati civilmente è moralmente lecito. E inoltre dice che ciò che il Concilio Vaticano II ha detto degli sposi – riguardo alla loro intimità sessuale – si applica anche a dei divorziati risposati (vedi nota 329). Di conseguenza, quando uno dice che una relazione sessuale al di fuori del matrimonio è lecita, questa è un’affermazione contraria alla dottrina della Chiesa sulla sessualità; e quando uno dice che l’adulterio non è un atto intrinsecamente disonesto – e che quindi vi possono essere circostanze che lo possono rendere non disonesto – anche questa è un’affermazione contraria alla tradizione e alla dottrina della Chiesa. In una situazione come questa il Santo Padre, a mio giudizio – come ho già scritto – deve quindi fare chiarezza sulla materia. Perché quando io dico: “S è P”, e poi dico: “S non è P”, la seconda proposizione non è uno sviluppo della prima proposizione, ma è piuttosto la sua negazione. Quando qualcuno dice: La dottrina rimane, ma si tratta solo di prendere cura di alcuni pochi casi, io rispondo: La norma morale “non commettere adulterio” è una norma negativa assoluta che non ammette eccezione alcuna. Ci sono molti modi di fare il bene, ma c’è un solo modo di non fare il male: non fare il male.

http://www.lastampa.it/2016/07/12/blogs/san-pietro-e-dintorni/amoris-angoscia-polemica-fitta-d3Q81oZfZ61QEmPeBjXIUL/pagina.html

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