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Anarchica, futurista, musulmana la vita di Leda diventa un fumetto

Articolo di Paola Naldi (Repubblica 2.11.16) Un articolo dello scorso anno che parla della graphic novel “LEDA” che sarà presentato dagli autori  giovedì alle ore 18 presso il Centro Catomes Tot in via Panciroli 12 a Reggio Emilia nell’ambito degli incontri collaterali all’ottava edizione delle Giornate della laicità.
“Scritta dai bolognesi Sara Colaone e Francesco Satta, la graphic novel ripercorre le mille anime di una donna che portò una ventata di modernità nell’Italia del primo Novecento”

“”Le tavole sono tutte in bianco e nero, come le luci e le ombre che hanno attraversato la storia dell’Italia nel primo Novecento. Ma anche per delineare meglio il carattere – originale, forte, ammaliante – di una donna che è stata moglie e madre, anarchica individualista e devota al sufismo, fedele compagna e fervida sostenitrice del libero amore, futurista e antifascista, scrittrice e chiromante. Così era Leda Rafanelli, nata a Pistoia nel 1880 e morta a Genova nel 1971, la cui vita è stata tradotta nella graphic novel «Leda », disegnata e scritta dalla coppia di bolognesi Sara Colaone e Francesco Satta, con il contributo per la stesura dei testi di Luca de Santis. In questi giorni il libro, edito da Coconino Press – Fandango, è presentato al festival Lucca Comics.
«Abbiamo conosciuto questo personaggio molti anni fa nel corso di una ricerca presso il fondo Berneri della biblioteca Panizzi, a Reggio Emilia, e ne siamo rimasti ammaliati – spiegano gli autori -. Il fondo conteneva molte foto di questa donna che amava vestirsi in maniera originale, con mise esotiche, ma che era soprattutto una scrittrice e intellettuale anticonformista».
Leda Rafanelli inizia ad interessarsi di politica fin da giovanissima mentre lavora in una tipografia, sposa l’anarchico fiorentino Luigi Polli con il quale gestisce a Firenze una libreria ma dopo poco si accompagna a Giuseppe Monanni, attivista anarchico, con cui apre la Casa Editrice Sociale e dal quale ha un figlio. Intreccerà poi una relazione con l’artista Carlo Carrà e rimarrà affascinata dalla personalità del giovane Benito Mussolini. Un viaggio in Egitto in giovane età condizionerà le sue visioni e la scelta di abbracciare l’islamismo.
«Oggi certi suoi aspetti contradditori, come seguire il sufismo ed essere al contempo anarchica, possono ancora sembrare più stridenti ma bisogna pensare che all’epoca in molti erano affascinati da quella corrente filosofica e il colonialismo implicava anche dialogo. La cosa che più ci interessava era sottolineare la sua grande libertà, coerente con se stessa fino alla fine liberandosi dai dogmi, della fede o delle idee, tanto da mettere in crisi lo stesso concetto di politica».
Nella graphic novel la storia si intreccia alla fantasia e il disegno è studiato per attirare l’attenzione su alcuni dettagli, scandendo il ritmo della narrazione, più serrato sulla cronaca o più dilatato per accentuare le atmosfere oniriche. «Lo stile permette di introdurre elementi simbolici come il deserto che si concretizza come l’idea di un luogo per lei perfetto e ci permette di far convivere l’apparente incongruenza tra il mondo reale della storia e il mondo immaginario».
Nelle pagine quindi la vita politica incalza, interrotta solo dalla nostalgia per l’Egitto e per l’Oriente.
«Nella narrazione emerge tutto il suo impegno di intellettuale ma descrivendo i problemi e i dolori che affronta, come la perdita del figlio o la solidarietà verso altre donne, Leda si mostra senza essere troppo idealizzata. Ha frequentato ambienti culturali e intellettuali, ha scritto libri contro il clero e contro la scuola ma non si è mai staccata da una dimensione domestica, quotidiana».””

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