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Anche il bucero rischia l'estinzione per il becco troppo pregiato

Rischia l’estinzione per la bizzarra protuberanza di cui lo ha dotato la natura, facendo del suo becco una materia così pregiata da costare molto più dell’avorio. Si tratta del bucero dall’elmo (Helmeted Hornbill o Rhinoplax vigil).

Malgrado sia fra le specie animali più a rischio secondo la Cites, la Convenzione di Washington, l’uccello, ormai rarissimo, è tuttora vittima di un bracconaggio sfrenato a scopi commerciali nel sud-est asiatico. L’ultimo allarme lo lancia il quotidiano hongkonghese South China Morning Post, che al bucero e al suo “avorio rosso” ha dedicato l’apertura dell’edizione online.

Il becco del bucero si vende sul mercato nero, riferisce il ‘South China’, a un prezzo fra tre e cinque volte superiore all’avorio e l’incremento è inversamente proporzionale alla rarefazione dell’uccello, scacciato da gran parte del suo habitat e ormai ridotto ad alcune zone forestali dell’Indonesia e della Malaysia, al sud della Thailandia e al sud del Myanmar.

Il bucero dall’elmo si distingue, oltre che per la singolare testa, per i colori del collo, che è blu nelle femmine e rosso ciliegia nei maschi, per la lunghissima coda dalle penne bianche e nere e per il suo verso, un po’ agghiacciante, che fu in passato uno dei suoni più comuni nelle foreste pluviali del sud-est asiatico, a loro volta diradate per lo sfruttamento commerciale.

La cheratina più bella del mondo

La peculiarità che minaccia il bucero dall’elmo è che, a differenza di altri volatili paragonabili per l’aspetto del becco, il suo non è cavo ma è totalmente costituito di cheratina, la stessa proteina contenuta nei capelli umani, nelle unghie e nel corno del rinoceronte, per cui anche la definizione di “avorio rosso” è imprecisa, essendo le zanne dell’elefante costituite di dentina.

L’impiego del becco del bucero, trattato a scopi estetici, ha una storia che rimonta a oltre duemila anni fa. I primi a usarlo a fini ornamentali furono gli abitanti del Borneo, ma successivamente venne scoperto dai cinesi attraverso gli scambi commerciali e già all’epoca della dinastia Tang (618-907 d.C.) era inviato quale tributo agli imperatori. Il becco è lavorato per la produzione di elaborate miniature, fibbie, sigilli, tabacchiere, fermagli, bottoni, anelli e bracciali.

Anche questo, come altri traffici illegali di specie protette, trova in Hong Kong uno degli hub principali per lo smistamento. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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