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Anche in Russia si discute di abolizione dei vitalizi

Anche in Russia, come in Italia, i parlamentari sono percepiti come una casta. La questione delle loro pensioni e dei vitalizi però non è oggetto di scandalo nella società, assuefatta e indifferente a certi privilegi. Duma e Consiglio della Federazione, i due rami del parlamento russo, vengono eletti con un mandato di cinque anni. I parlamentari ricevono la cosiddetta “pensione base” calcolata su anzianità e diversi altri fattori e che si aggira, come per tutti i lavoratori, intorno ai 13.700 rubli (quasi 225 euro). Quello che fa la differenza è il cosiddetto “supplemento alla pensione”, un vero e proprio vitalizio, calcolato con metodo retributivo: il 55% del salario mensile, se hai lavorato da cinque a 10 anni e il 75%, se hai lavorato oltre i 10 anni. Secondo la legge, il cosiddetto “salario di base” per un parlamentare russo è di 81.500 rubli (1.332 euro), di recente tagliato del 10% a 73.000 rubli (1.193 euro). La cifra non riguarda i presidenti delle due Camere, che hanno un trattamento salariale diverso. Parliamo, quindi, di vitalizi che vanno dai 40.000 ai 55.000 rubli (853 – 898 euro) al mese. I parlamentari che sono rimasti in carica meno di cinque anni non hanno diritto alla rendita aggiuntiva. Così, facendo i calcoli, la pensione di un parlamentare russo non dovrebbe superare i 68.700 rubli, l’equivalente di 1.123 euro. Da considerare, però, che il salario reale di un parlamentare in carica varia molto e può arrivare in media a 400.000 rubli (circa 6.500 euro), calcolando diverse indennità, bonus e la retribuzione che arriva dal partito. Anche se ufficialmente non sono cifre da capogiro, si tratta di pensioni molto alte, rispetto alla media nazionale, e alle quali va aggiunta anche una sorta di rendita a vita, garantita a quei parlamentari che sono insigniti di un qualche riconoscimento statale, cosa che succede di frequente. 

Anche a Mosca si parla di “privilegi ingiustificati”

Il tema del trattamento pensionistico di deputati e senatori non è oggetto di accesi dibattiti nell’opinione pubblica russa. Alla Duma, però, il deputato del Partito Comunista (Kprf), Alexey Kurinny, ha presentato a gennaio un disegno di legge per abolire i vitalizi, in quanto – a suo dire – rendono le pensioni degli ex parlamentari troppo superiori alla media nazionale. Stando a Kurinny, il sistema attuale è un’ingiustizia nei confronti del resto dei pensionati russi. Il vice presidente della Commissione per il lavoro e le politiche sociali alla Duma, Mikhail Terentiev, ha dichiarato a Russia Today che sosterrà l’iniziativa qualora si rivelasse vantaggiosa per il bilancio pubblico. Rafael Mardanshin, vice presidente della Commissione per la legislazione alla Duma, e membro del partito di governo Russia Unita, si è opposto e ha ricordato che essendo i parlamentari equiparati per legge allo status di ministri, bisognerebbe applicare la revoca del vitalizio anche ai membri del potere esecutivo. A ottobre, i deputati del partito Russia Giusta, inoltre, hanno proposto di livellare alla media nazionale (35.000 rubli, 572 euro) gli stipendi dei parlamentari. A loro dire, è necessario privare i membri delle due Camere del Parlamento anche di una serie di “privilegi ingiustificati”, tra cui appunto quello del vitalizio. Dal 1 gennaio 2017, la Russia ha iniziato ad aumentare in modo graduale l’età pensionabile per i funzionari pubblici, che passerà dai 60 ai 65 anni per gli uomini e dai 55 ai 63 anni per le donne. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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