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Anche Trump si è accorto che in Usa servono più controlli sulle armi

Si apre un piccolo spiraglio sul fronte del controllo delle armi negli Stati Uniti: la Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente, Donald Trump, è favorevole a rendere più efficiente il sistema di controllo dei precedenti per chi acquista un’arma.

C’è già una proposta di legge bipartisan firmata dai senatori John Cornyn (repubblicano del Texas) e Chris Murphy (democratico del Connecticut) che migliora i controlli federali su chi compra pistole e fucili, estendendo il database sui precedenti penali e le segnalazioni di pericolosità e punendo le agenzie federali che non provvedano alle registrazioni richieste.

Trump, ha assicurato uno dei portavoce della Casa Bianca, Raj Shah, “sostiene gli sforzi per migliorare il sistema di controlli federali e venerdì scorso “ne ha parlato con Cornyn e Murphy”. L’apertura arriva dopo le polemiche e le proteste scatenate dalla strage in una scuola della Florida, dove un 19enne ha ucciso 17 persone e ferite altre 15.

L’anno scorso Trump aveva eliminato le restrizioni introdotte dal predecessore Barack Obama per impedire a soggetti pericolosi di entrare in possesso di armi: è un sostenitore del diritto alle armi e la potente lobby della National Rifle Association (Nra) lo ha sostenuto nella sua corsa alla Casa Bianca. 

Un ripensamento dopo la strage?

Ora il presidente, che venerdì si era recato insieme alla moglie Melania a visitare i feriti ricoverati in ospedale a meno di un’ora dalla sua residenza di Mar-a-Lago, sembra aver deciso questa piccola apertura ascoltando in tv gli studenti sopravvissuti alla strage che hanno programmato una marcia per il controllo delle armi a Washington, sotto le finestre della Casa Bianca. Nel weekend in Florida il presidente si sarebbe anche confrontato con i suoi ospiti sull’opportunità di controlli più rigorosi per chi compra le armi.

Il provvedimento bipartisan punta a rendere più efficace il sistema di controllo nazionale dei precedenti penali ma non ne allarga la portata: crea incentivi per Stati e agenzie federali perché carichino nel database le informazioni sulle persone che si presume non possano acquistare armi, colmando le lacune attuali. Il progetto di legge ha una portata modesta ma è considerato l’unico che abbia possibilità di passare in un Congresso controllato dai repubblicani.

Murphy ne ha fatto una battaglia quasi personale, Cornyn si è unito al suo sforzo dopo la sparatoria in cui morirono una ventina di persone in una chiesa a Sutherland Springs, in Texas, a novembre. E dopo quella strage in Texas, il procuratore generale Jeff Sessions chiese all’Fbi di fare una revisione del database perché “le informazioni rilevanti potrebbero non essere segnalate”.

Parlano i genitori di Cruz, “era solo e depresso”

Intanto, per la prima volta, hanno parlato i genitori di Nikolas Cruz, il 19enne autore del massacro: era un ragazzo solo e depresso ma non aveva dato segnali di allarme, hanno raccontato. Avevano accolto in casa Cruz pochi mesi fa, dopo la morte della madre adottiva a causa di una polmonite (il padre era deceduto molti anni prima).

“Avevamo questo mostro che viveva sotto il nostro tetto e non lo sapevano, non abbiamo visto questo suo lato. Tutti sembravano saperlo, noi no. Semplicemente questo”, ha raccontato Kimberley Snead che insieme al marito aveva accolto in casa Nikolas.

Il ragazzo se ne era andato da un’altra famiglia perché la padrona di casa gli aveva detto che le armi non erano ben accette. Al contrario, il fratello Zachary, anche lui adottato, era rimasto presso l’abitazione di Rocxanne Deschamps e dopo la strage è stato trasferito in tutta fretta in un istituto di salute mentale. 

Per gli Snead, le armi in casa non erano un problema, a patto che fossero tenute rinchiuse in un mobile di cui solo il capofamiglia aveva le chiavi. O almeno così credeva, perché dopo la strage, James, veterano dell’esercito, ha riferito alla stampa che ora pensa che Nikolas ne avesse una copia.

Ricordando il breve periodo che il 19enne ha passato con loro, la coppia ha messo l’accento sul suo comportamento ingenuo, sottolineando che non era “ottuso ma naif”: non sapeva cucinare, usare il microonde, lavarsi i vestiti e riordinare. “Gli avevamo detto che c’erano delle regole e doveva seguirle”. Lo avevano anche aiutato a iscriversi in un istituto speciale e a trovare un lavoretto. Ma non c’è stato tempo

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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