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ANCORA OMOFOBIA

Omofobia, il diktat del parroco salentino:

“Avete su Fb la foto con l’arcobaleno? 

                   Non farete i padrini”

LECCE – Niente certificati da padrino o madrina di cresime e battesimi. E niente incarichi da catechisti o educatori per i parrocchiani di Spongano, in provincia di Lecce, che hanno applicato i colori dell’arcobaleno alle foto su Facebook come simbolo di adesione alla giornata dell’orgoglio omosessuale. Il viceparroco di Spongano, il 33enne don Emiliano De Mitri, è stato tassativo, affidando al social network il suo anatema contro chi “sostiene le organizzazioni Lgbt non sapendo nemmeno cosa sono e cosa sono le teorie gender” ponendosi così in una posizione di “contrasto con il santo Vangelo”.


E se pure dopo qualche ora dalla pubblicazione il suo post è stato cancellato e il suo profilo disattivato, sta facendo il giro del web. Suscitando reazioni indignate da parte delle associazioni che operano proprio a tutela dei diritti Lgbtqi e che, nelle ultime settimane, si sono trovate a fare i conti con episodi di omofobia accaduti in Salento. A partire dall’esposizione di un cartello contro i gay in un chiosco del centro storico di Lecce e finendo all’allontanamento da un parco della stessa città di due ragazze che si stavano scambiando effusioni. Sabato scorso è arrivato l’ultimo attacco, proprio nei giorni in cui la Puglia si prepara al Gay Pride del 4 luglio a Foggia, con manifestazioni che sono partite da Lecce e toccheranno Brindisi, Taranto, Bari e Barletta.

Il post del parroco (che già nei giorni scorsi aveva scritto: “Scomunica leatae sententiae per tutti coloro che fanno parte di organizzazioni e circoli che promuovono l’ideologia gender”), del resto, è stato chiarissimo, mettendo in relazione la difesa dei diritti omosessuali con un atteggiamento contrario ai dettami della religione cattolica. Dura la replica di Arcigay Salento, che ha definito “patetico” l’utilizzo della “minaccia contro coloro che hanno usato l’arcobaleno per colorare le foto Facebook, ai quali verrà impedito di fare i padrini o catechisti”. Per il presidente Roberto De Mitry  “la Chiesa continua ad agitare lo spauracchio del gender perché ha paura di mettere in discussione il sacerdozio maschile, il ruolo della donna sottomessa, la famiglia tradizionale”.

Per Arcigay invece è importante ricondurre il discorso sui generi nell’ambito della sua attualità, senza negare le differenze fisiche tra uomo e donna ma evidenziando i problemi sociali “legati a una concezione intrisa di maschilismo e patriarcato, che lascia fuori ed emargina chi non si sente di appartenere a questo binario uomo/donna”.


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