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Angela Merkel non riesce a formare il governo. Cosa succede ora?

In Italia ci apprestiamo a una tornata elettorale dalla quale sappiamo già non verrà fuori, salvo sorprese, una maggioranza. In Spagna, lo scorso anno, ci sono voluti dieci mesi e una nuova chiamata alle urne per formare un governo, e nel frattempo l’economia se l’è cavata benissimo. Per non parlare del caso limite del Belgio: 541 giorni senza dare vita a un esecutivo, un record mondiale. Ci sono nazioni che all’instabilità politica sono abituate. Per i tedeschi, invece, è un autentico shock il tracollo delle trattative per la cosiddetta “Coalizione Giamaica” tra la Cdu/Csu del cancelliere uscente Angela Merkel, i Verdi e i liberali di Fdp, che hanno abbandonato il tavolo creando una situazione senza precedenti nella storia della Germania democratica. Tale coalizione sembrava l’unica soluzione possibile per fermare un governo, dopo il risultato delle elezioni dello scorso settembre, data l’indisponibilità dei socialisti dell’Spd ad appoggiare una nuova “Grande Coalizione” con i conservatori. L’ultradestra di Afd gongola e chiede che si vada di nuovo a votare, sperando in un’ulteriore affermazione. Sulla stessa linea Die Linke, ovvero la sinistra radicale. E la stessa Bundeskanzerlin ha dichiarato che preferirebbe tornare alle urne, sperando che gli spettri dell’instabilità spingano gli elettori ad abbandonare le ali estreme. Il presidente della Repubblica, Frank Walter-Steinmeier, ha però fatto sapere che non intende indire nuove elezioni. Almeno non subito. Quali i possibili scenari?

Una nuova Grande Coalizione è davvero impossibile?

Toccherà a Steinmeier provare a convincere il leader socialista Martin Schulz, il quale ha anch’egli appoggiato l’ipotesi di nuove elezioni. I socialisti hanno governato insieme ai conservatori dal 2013 al 2017. E proprio questa alleanza, secondo Schulz, sarebbe all’origine dell’inaudita batosta incassata a settembre dall’Spd, scesa ai minimi storici. Per ragioni tattiche, a Schulz conviene saltare un giro, lasciar bollire la Cdu nel suo brodo e proporsi come la vera alternativa. Il numero due del partito, Thorsten Schafer-Gumbel, ieri è stato lapidario: “L’Spd non è la ruota di scorta della macchina rovesciata di Angela Merkel”.

Angela Merkel può formare un governo di minoranza?

Si tratterebbe di uno scenario inedito per la Germania ma previsto dalla Costituzione. Questa, in fondo, è la soluzione che ha permesso a Mariano Rajoy di restare al potere in Spagna. Madrid, però, non è Berlino. La Germania è l’asse intorno al quale ruota tutto l’equilibrio europeo e una Merkel dimezzata sarebbe anche più debole in Europa. I rapporti di potere nel vecchio continente cambierebbero, presumibilmente a favore della Francia. Se la Cdu e la sua propaggine bavarese, la Csu, andassero al governo con i liberali, avrebbero 29 seggi in meno di quelli necessari per avere una maggioranza, un gap che salirebbe a 42 seggi in caso di accordo con i Verdi. Schulz, dal canto suo, ha già fatto sapere che un governo di minoranza guidato da Merkel non avrebbe mai l’appoggio esterno dei socialisti. 

Quali sono i passaggi necessari prima che Steinmeier sia costretto a indire nuove elezioni?

Secondo l’articolo 63 della Costituzione tedesca, prima di riaprire le urne il presidente deve in ogni caso proporre un cancelliere al Bundestag. Se il candidato del presidente non è in grado di avere la maggioranza assoluta dei voti, il Parlamento ha due settimane di tempo per trovare una figura che possa avere la fiducia del 50% più uno dei deputati. Qualora anche la seconda votazione si concluda in un nulla di fatto, la Costituzione apre la strada a un governo di minoranza: ovvero verrà eletto cancelliere chi avrà la maggioranza semplice dei voti. Spetterà però al presidente valutare se dar vita a un esecutivo di minoranza o sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, che dovranno tenersi entro 60 giorni dallo scioglimento.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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