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Anni di piombo: Annarumma, una morte senza colpevoli – Video

di Lucia Licciardi

Napoli – Antonio Annarumma era figlio di un bracciante agricolo di Monteforte Irpino, era nato a gennaio del 1947 e aveva indossato la divisa grigioverde delle Guardie di Pubblica Sicurezza, ancora 18enne. Dopo la Scuola Allievi di Caserta, era stato destinato a Foggia e poi trasferito a Milano, al III Reparto Celere. Nel capoluogo lombardo, durante uno dei primi episodi di piazza violenti di quella stagione che poi fu definita ‘Anni di piombo’, è diventato il primo rappresentante delle forze dell’ordine ucciso in uno scontro tra manifestanti e polizia. E, secondo alcune letture di quel periodo, fu la prima vittima della “strategia della tensione”, frutto della commistione fra terrorismo neofascista e settori militari e politici deviati dello Stato.

COME E’ MORTO L’AGENTE ANNARUMMA
Il 19 novembre 1969, a 22 anni, era alla guida di un gippone OM52 impegnato nei servizi di ordine pubblico nel centro della citta’. Quel giorno era stato dichiarato uno sciopero generale dai sindacati, e tra piazza Duomo e via Larga a Milano si tenevano diverse iniziative. Quella organizzata da Cgil, Cisl e Uil prevedeva un comizio al Teatro Lirico in via Larga con Bruno Storti (Cisl), e a seguire un corteo verso piazza Duomo. Contemporaneamente era in corso un corteo organizzato dall’Unione Comunisti Italiani e dal Movimento studentesco con corteo. L’Università Statale in via Festa del Perdono, poco lontano, era occupata. Ed era anche prevista una manifestazione di anarchici. Le forze dell’ordine erano impegnate fin dalle 4.30 del mattino e seguivano i manifestanti che sfilavano. All’altezza del Teatro Lirico, intorno a mezzogiorno, mentre chi aveva seguito il comizio sindacale usciva dal teatro accodandosi a chi sfilava in corteo, una camionetta della polizia urtò un gruppo di manifestanti, e una ragazza finì a terra. Il fatto innescò una spirale di violenza. Da un cantiere edile vicino al teatro furono presi tubolari di ferro, dalle strade vennero prelevati sampietrini e pezzi di asfalto, materiale utilizzato da persone incappucciate o con il volto coperto per aggredire le forze dell’ordine, insieme a bottiglie incendiarie e mazze di legno. Un tubolare arrivò all’interno del gippone guidato da Annarumma e penetrò nel cranio del ragazzo. L’agente perse il controllo del veicolo, che urtò un altro mezzo, una Campagnola AR59 e nello scontro Annarumma fu sbalzato sul selciato. Soccorso e portato in ospedale con una Alfa Romeo Giulia in dotazione alla Ps, il 22enne irpino morì dopo tre ore.

IL RICORDO DEI COLLEGHI A 47 ANNI DALLA MORTE
Il funerale fu celebrato il 22 novembre a Milano, e la salma fu tumulata nel cimitero del suo paese d’origine. Gli scontri di quel 19 novembre di 47 anni fa si conclusero con 40 feriti tra le forze dell’ordine, 19 fermi poi tramutati in arrest tra i manifestanti e il sequestro di 400 tubolari di ferro. Per quell’episodio si aprì un processo nel gennaio 1970, sempre a Milano, che vide alla sbarra 11 manifestanti, nessuno dei quali però imputato di omicidio. Alla fine del dibattimento furono condannate 5 persone per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, 6 furono assolte. Inoltre, assoluzione piena per tutti gli 11 imputati, e perché “il fatto non sussiste”, dall’accusa di radunata sediziosa. Ad Antonio Annarumma è intitolata la caserma del III Reparto Mobile della Polizia a Milano in via Cagni, una via ad Avellino, una a Monteforte Irpino e una a Vibo Valentia. L’8 maggio 2009 gli è stata conferita alla memoria una Medaglia d’Oro al merito civile. Domani a Milano Antonio Annarumma sarà ricordato dalla Polizia, come ogni anno, con una messa e una cerimonia nella caserma a lui intitolata; anche la Questura di Avellino lo ricorda con una cerimonia a Monteforte Irpino davanti al monumento a lui dedicato nel camposanto, alla quale è presente il vice capo della Polizia Matteo Piantadosi; e quella di Vibo Valentia, comune calabrese che gli ha intitolato una strada e organizzato un dibattito, con 250 studenti delle quinte classi delle medie superiori, tra il giornalista Giovanni Bianconi e il dirigente superiore della polizia Giuseppe Petronzi su “Ribellismo, violenza organizzata, antagonismo estremo”.

 

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