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Antutrust, le imprese vogliono il rating di legalita'

(AGI) – Roma, 29 gen. – Sono piu’ che raddoppiate nel 2014, rispetto al 2013, le richieste inviate all’Autorita’ garante della Concorrenza e del Mercato, dopo l’adozione del decreto del 20 febbraio scorso sui criteri per tenere conto del Rating di legalita’ nella concessione dei finanziamenti pubblici e nell’accesso al credito. E le domande, per le quali non sono previsti costi amministrativi, continuano ad aumentare di giorno in giorno anche nel nuovo anno. Nel 2013, quando entro’ in vigore il regolamento dell’Agcm, le richieste furono 142; nel 2014 sono state 402, per un totale di 544 al 31 dicembre scorso. “Il trend in forte crescita – commenta il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella – conferma la validita’ e l’efficacia di un meccanismo premiale in funzione della trasparenza e della libera concorrenza: questo, insieme alla repressione e alla punizione dei reati, e’ il miglior antidoto contro quella tassa occulta che e’ rappresentata dalla corruzione”. Il Rating di legalita’ e’ lo strumento con cui l’Agcm attribuisce un punteggio, da una a tre “stellette”, alle imprese virtuose che hanno un fatturato superiore ai due milioni di euro annui e rispettano una serie di requisiti giuridici e “qualitativi”. Del Rating assegnato dall’Antitrust “si tiene conto in sede di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, nonche’ in sede di accesso al credito bancario”. In complesso, dall’entrata in vigore del Regolamento a tutto il 2014 sono stati attribuiti 271 Rating, pari al 50% delle richieste, contro 12 dinieghi. In 18 casi i punteggi sono stati confermati e in sei aumentati. Per la maggioranza, le richieste provengono dal Nord (43,3%), rispetto al 22% del Centro e al 31,7% del Mezzogiorno (Sud e Isole). Circa l’80% delle imprese che hanno richiesto il Rating di legalita’ realizza un fatturato tra i 2 e i 50 milioni di euro all’anno. Sono meno del 3% invece quelle che hanno un volume d’affari superiore ai 300 milioni. La maggior parte ha meno di 100 addetti (78%), contro un 3% che occupa piu’ di mille persone. In base al tipo di attivita’, circa il 25% delle imprese richiedenti opera in settori notoriamente “sensibili”, come l’edilizia, le costruzioni, il trasporto merci e persone, lo smaltimento dei rifiuti. .
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