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Appalti sui rifiuti: disposto il divieto di dimora per un sindaco in Calabria

Articolo aggiornato alle ore 12,00 del 17 luglio 2018.

È stata disposta la misura del divieto di dimora nel territorio del Comune amministrato e di quello di Corigliano-Rossano per il sindaco di Cariati (Cs), Filomena Greco, 52 anni, coinvolta in un’inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Castrovillari, per un’ipotesi di reato relativa alla turbata libertà nella scelta del contraente per la gestione dei rifiuti.

La stessa misura è stata disposta per Adolfo Benevento, 67 anni, ex funzionario del Comune di Cariati ed ex assessore della Provincia di Cosenza, oggi in pensione. Sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio e obbligo di dimora nel Comune di Cariati per l’architetto Giuseppe Fanigliulo, 45 anni, funzionario in carica del Comune di Cariati. Interdizione temporanea dell’esercizio dell’attività di impresa ed obbligo di dimora nel Comune di Corigliano-Rossano per due imprenditori, responsabili della ditta che si era aggiudicata l’appalto, Antonio Fusaro, 48 anni, e Cristoforo Arcovio, 69 anni.

I finanzieri della compagnia di Rossano (CS) hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Castrovillari. Le indagini, durate poco più di un anno, avrebbero consentito di ricostruire le dinamiche relative all’affidamento del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti solidi urbani nel Comune di Cariati rilevando la violazione della normativa in materia di appalti pubblici, frutto, secondo l’accusa, di accordi collusivi volti a condizionare le modalità di scelta del soggetto a cui affidare, in via diretta il servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani. In particolare, nell’agosto del 2016, a seguito di un’interdittiva antimafia emessa nei confronti della società affidataria del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti solidi urbani nel territorio comunale, il Comune avrebbe chiesto a direttamente l’intervento di un soggetto terzo senza avviare le procedure previste dal codice degli appalti ed interpellare altre ditte, evidenziando la ritenuta sussistenza di “inderogabili esigenze di ordine ambientale, di igiene e salute pubblica”, precostituendo, così, “un’artificiosa e fittizia” situazione di rischio di emergenza sanitaria in base alla quale il servizio di raccolta dei rifiuti sarebbe stato affidato fraudolentemente al soggetto favorito, omettendo di invitare altri operatori del settore.

La scelta della nuova ditta di raccolta rifiuti, frutto, sempre secondo l’accusa, di un accordo collusivo, sarebbe avvenuta in maniera riservata e diretta, in tempi rapidissimi, senza alcun tipo di evidenza pubblica, al fine di favorire l’affidamento diretto al soggetto individuato. L’affidamento diretto sarebbe stato poi prorogato e spezzettato con successive sei ordinanze, con indebito vantaggio da parte della società aggiudicataria di un importo pari a circa 1.400.000 euro. Nel 2017 fu, infine, bandita la gara pubblica, tuttora in corso, per l’affidamento del servizio di trasporto e gestione dei rifiuti. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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