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Appello al perdono nell'addio a Emmanuel

Fermo – “Perdona, perdona, perdona, perdona, perdona”: per cinque volte monsignor Luigi Conti ripete questa esortazione alla compagna di Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne nigeriano ucciso martedi’ scorso a Fermo. Nel duomo della citta’ marchigiana l’aria e’ gravida di commozione e del caldo che la rende irrespirabile e piu’ volte fa quasi venir meno Chinyery, che monsiglior Conti dal pulpito chiama “la promessa sposa” di Emmanuel. “Sono preoccupato e triste per la divisone di questa comunita’” aggiunge il prelato duranet l’omelia, “non possiamo permettercelo: non possiamo essere divisi perche’ rischiamo di morire per la divisione”. “Questa citta’” dice ancora, “si e’ dimostrata veramente ospitale. Lo riconoscono i nostri fratelli immigrati scappati dalle guerre, dalla fame e dalle persecuzioni religiose e lo riconosceva lo stesso Emmanuel. Chiedo a tutti un supplemento di vicinanza e di fraternita’. I disperati non sono gli immigati, siamo noi, perche’ se loro sono qui e’ perche’ sono spinti dalla speranza e chi uccide questa speranza e’ il disperato”.

“Dire scimmia africana a una donna non puo’ essere derubricata come una battuta. E’ una frase da rinviare al mittente” aveva detto poco prima di entrare in duomo il presidente della Camera, Laura Boldrini. La bara era stata accolta dal sindaco della citta’, Paolo Calcinaro. Presente alle esequie anche il ministro Maria Elena Boschi e il vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli. Boldrini ha sottolineato l’importanza della presenza delle istituzioni per “stigmatizzare” i messaggi d’odio e “mandare un messaggio ai nostri connazionali: non permetteremo – ha detto – che la societa’ si inquini con il razzismo, vogliamo proteggerci da questo virus”. Non si tratta di passerelle – ha aggiunto – ma della volonta’ di lanciare “un messaggio forte: la comunita’ non deve essere lasciata sola”. “Non venire – ha precisato – sarebbe stato molto peggio. E’ necessario che le istituzioni ci siano – ha concluso – Dobbiamo arginare questo fenomeno anche con la nostra presenza”.

Don Vinicio ha annunciato che si costituira’ parte civile nel processo per l’omicidio di Emmanuel. Accanto a Chinyery, la vedova di Emmanuel condotta in sedia a rotelle davanti all’altare dopo che era svenuta ed era stata portata fuori dal duomo in barella, don Vinicio ha chiuso il funerale con un monito. “Qualcuno mi dice di abbassare il tono, ma io il tono non l’abbasso perche’ non ce l’ho con Amedeo (l’uomo che ha ucciso Emmanuel con un pugno, ndr) che e’ un ragazzo come tanti che se qualcuno, invece di premere sulla sua impulsivita’, avesse aiutato a crescere, a essere un cittadino…”. Don Vinicio ha raccontato dell’amore di Emmanuel e Chinyery, di quando li aspettava alla Messa domenicale delle dieci, della promessa di matrimonio celebrata con un rito germanico in attesa di avere i documenti per le nozze e di quei vestiti eleganti procurati anche grazie alla generosita’ dei cittadini feramani. “Un abito firmato per Emmanuel, ma solo perche’ la giacca era una 48 e i pantaloni una 50, e quello di Chinyery donato da una artigiana, con le scarpe scelte con cura perche’ potessero essere utilizzate anche dopo il matrimonio”.”Emmanuel e’ stato ammazzato perche’ voleva difendere la dignita’ della sua donna” ha aggiunto don Vinicio, “perche’ non si chiama una persona con un nome di bestia. Non ho permesso che restasse un fatto locale perche’ vent’anni fa sono passato per una storia simile: un ragazzo pestato a morte in carcere. Fu aperta una inchiesta, ma furono tutti assolti. Protestai con il pm che mi disse di stare attento perche’ potevo beccarmi qualcosa di grosso. Mi sono costituito parte civile per difendere la dignita’ di Chinyery. E questa dignita’ io intendo difenderla per tutti noi”.

Sono parole di conciliazione quelle che vengono dagli amici di Emmanuel. “Se Emmanuel e’ morto” ha detto un portavoce del folto gruppo di nigeriani che si e’ raccolto davanti all’altare del Duomo, la fascia rossa sugli abiti neri in segno di lutto, “e’ stata la volonta’ di Dio. La Bibbia dice: nessuno di noi vive per se stesso se tu vivi vivi per Dio; se muori, muori per Dio. Se sei nero e’ per volonta’ di Dio; se sei bianco, e’ per volonta’ di Dio. Non ci sono differenze tra bianchi e neri. Nostro fratello Emmanuel e’ morto, ma noi crediamo che questa sia la volonta’ di Dio. Sarebbe potuto morire nel Mediterraneo, ma se e’ successo in terra italiana sette mesi dopo, e’ per volonta’ di Dio. Solo, non dimentichiamo: non puoi vedere qualcuno che soffre e non preoccuparti per lui”. Dopo aver letto un passo della lettera di Sam Paolo ai Romani, i nigeriani si sono raccolti intorno alla bara e hanno intonato un canto funebre. Subito dopo un gruppo di donne e uomini in abiti tradizionali ha intonato un altro canto e poi ‘When the saints go marchin’ in’, accompagnati dall’applauso ritmato degli altri fedeli. Una rappresentante dell’ambasciata nigeriana ha preso la parola per leggere un messaggio del presidente. “In questo momento in cui tra la nazioni nigeriana e quella italiana la collaborazione e’ piu’ stretta, il governo nigeriano apprezza quello che il governo italiano sta facendo per i nostri immigrati. Una morte come questa e’ una vergogna, ma oggi siamo tutti qui per essere in lutto insieme. Speriamo nella giustizia e che, nel nome di Gesu’, questa sia l’ultima morte per razzismo”. (AGI)

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