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Apple continua ad aiutare Pechino a censurare i media stranieri

A gennaio in silenzio Apple aveva rimosso – obbedendo ad un ordine delle autorità di Pechino – le app che consentivano di leggere il New York Times nel Paese. I lettori cinesi erano riusciti ad arrangiarsi grazie ad altre applicazioni che permettevano di aggirare i filtri della censura del governo, che impedisce di accedere ai siti considerati ostili. Oggi Cupertino, sempre più prona alle direttive del Dragone, ha rimosso anche questi software. E a dare la notizia, come lo scorso gennaio, è proprio il New York Times.

Nel mirino sono finite alcune applicazioni, prodotte da società straniere, che sono scomparse a sorpresa dall’Apple Store dell’ex Celeste Impero. La One Company e la Express Vpn, due tra le società produttrici delle app, hanno diffuso una lettera ricevuta da Apple con la quale venivano avvertite della rimozione dei loro software, che “includevano contenuti illegali in Cina”.

Pechino aveva iniziato a bloccare l’accesso al sito www.nytimes.com già nel 2012, in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta sulla ricchezza accumulata dalla famiglia dell’allora premier, Wen Jiabao. Ma il governo non era riuscito, allora, a bloccare chi usava le app e si era visto costretto a ordinare ad Apple di rimuovere i programmi. Disposizione alla quale Cupertino si attenne il 23 dicembre scorso, rimuovendo il software per leggere il Nyt, sia nella versione in inglese che in quella in mandarino.

Da Cupertino nessuna risposta

“Siamo stati informati che queste app violavano leggi locali”, si era difeso allora Fred Sainz, un portavoce dell’azienjda, “per cui sono state rimosse dall’App Store cinese. Quando la situazione cambierà, l’App Store tornerà ad averle”. Il giornale statunitense, che chiese inutilmente a Cupertino di tornare sui suoi passi, sottolineò che Sainz non volle specificare quali fossero le “regolamentazioni locali violate” o spiegare se l’ordine fosse stato emesso da un tribunale cinese. Questa volta, invece, Apple non ha nemmeno risposto allaa richiesta di chiarimento del Nyt. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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