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Apre l'ambasciata Usa a Gerusalemme, si infiamma Gaza

Donald Trump mantiene la parola e in Medioriente esplode la rabbia. Decine e decine di morti e centinaia di feriti: rabbia, violenze e una strage di palestinesi nelle proteste a Gaza nel giorno del trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv e Gerusalemme, che coincide con il 70esimo anniversario della fondazione d’Israele e con la Nakba, il ricordo degli oltre 700mila profughi dopo la nascita dello Stato ebraico nel 1948. È toccato a Ivanka Trump, la figlia prediletta del presidente, il compito di togliere il velo allo stemma sul muro della legazione americana a Gerusalemme. “A nome del quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America – ha detto Ivanka – vi diamo ufficialmente il benvenuto per la prima volta all’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, capitale di Israele”.

Non solo a Gaza: violenze anche a Ramallah e Gerico

Secondo il ministero della Sanità della Striscia sono almeno 53 i manifestanti uccisi, tra cui due minorenni e una donna, mentre i feriti sono oltre 2.600. Scontri anche in Cisgiordania, durante la marcia di protesta partita da Ramallah e diretta alla barriera di sicurezza di Qalandiyah, vicino Gerusalemme, e a nord di Betlemme, a Nablus e a Gerico.

Al Palazzo di Vetro si riunisce il Consiglio di sicurezza

A New York le Nazioni Unite convocano d’urgenza il Consiglio di Sicurezza. Israele “sta compiendo un massacro” a Gaza, ha denunciato il governo palestinese, mentre la Turchia ha additato gli Usa come “corresponsabili” della carneficina. 

Israele: Hamas ha scatenato un’operazione terroristica

L’esercito israeliano ha ribattuto accusando Hamas di “dirigere un’operazione terroristica facendosi scudo con le masse di persone in 10 località di Gaza”. In base alle “dichiarazioni di Hamas e alle informazioni in nostro possesso”, il movimento islamista “sta tentando di lanciare una serie di attacchi terroristici, inclusa l’infiltrazione di massa in Israele, da vari punti, per colpire gli israeliani e le forze di sicurezza”, si legge in una nota. 

Due mesi di scontri

Il bilancio dei morti segna la giornata più nera da quando è iniziata la protesta palestinese a Gaza, a fine marzo. Per sette venerdì consecutivi i giovani di Gaza hanno preso parte in massa alle manifestazioni per la Marcia del ritorno in vista di questo giorno della Nakba, la “catastrofe”, come i palestinesi considerano la nascita dello Stato d’Israele.

Trump esulta, Netanyahu ringrazia

“Un grande giorno per Israele!”, ha scritto su Twitter il presidente americano, Donald Trump. Un giorno “fantastico”, ha sottolineato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ringraziando Trump, mentre il ministro israeliano della Giustizia israeliano, Ayelet Shaked, ha definito il presidente Usa il “Churchill del 21esimo secolo” che ha “invertito la politica di capitolazione di Chamberlain” e ha mostrato al mondo che “il vero proprietario della terra è tornato”. 

“Pronti ad affrontare qualsiasi sfida”

L’esercito israeliano ha praticamente raddoppiato gli uomini sia in Cisgiordania che al confine con la Striscia di Gaza. Un migliaio di poliziotti sono stati dispiegati a Gerusalemme per garantire la sicurezza dell’ambasciata. Caccia hanno lanciato volantini sull’enclave palestinese esortando gli abitanti a non lasciarsi manovrare da Hamas come delle marionette e a restare lontani dal confine con lo Stato ebraico. “L’esercito israeliano – si legge nel volantino in arabo – è pronto ad affrontare qualsiasi scenario e agirà contro ogni tentativo di danneggiare la barriera di sicurezza o colpire militari o civili israeliani”. 

Abu Mazen: “Un insulto al mondo”

 “Un insulto al mondo e ai palestinesi”: così il presidente dell’Anp in Cisgiordania, Abu Mazen, ha definito l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme, proclamando tre giorni di lutto per le decine di vittime. “Ogni Paese ha l’obbligo di difendere il suo territorio”, ha dichiarato Netanyahu su Twitter, “l’organizzazione terroristica Hamas vuole distruggere Israele e ha inviato a questo scopo migliaia di persone a forzare il confine”. Israele -ha proseguito Netanyahu- continuerà ad agire “con decisione” per impedirlo.

Erdogan richiama l’ambasciatore: “È genocidio”

Il governo turco ha richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele. Lo riferisce Ynet.news. L’iniziativa, che segue quella sudafricana, e’ stata presa da Ankara per protesta nei confronti dei “crimini contro l’umanita’” e del “genocidio” compiuti da Israele nel corso della repressione che ha fatto almeno 55 morti nella Striscia di Gaza.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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