رسم خرائط للأرض الأهرامات

Allineamento celeste delle piramidi di Gizaعندما لأول مرة في حياتي، في الصف الثالث، وأنا قد سمعت من الأهرامات في مصر، قيل لي، مثلنا جميعا، أن الأهرامات الثلاثة من هضبة الجيزة، في شمال مصر بنيت من قبل قبل ثلاث سنوات ل4،500 الفراعنة بمثابة المقابر الملكية الكبرى. نظرا عمري ليس ذلك الشاب، ما حدث قبل أكثر من أربعين عاما، ولكن منذ ذلك الحين ظلت خاضعة معي في الاعتبار، على مر السنين، من الواضح أن لا عالم الآثار المهنية، لقد اكتسبت المزيد وأكثر اقتناعا بأن كان هناك شيء خاطئ مع القصة التقليدية بشأن هذه المباني الضخمة.

اعتراضات إذا أنها يمكن أن تفعل الكثير، كما سنرى، ولكن تفتقر إلى حجة قاطعة، وهو الأمر الذي يمكن أيضا أن تحفز ما يسمى رجل الشارع إلى الاعتقاد بأن هناك شيء خاطئ مع هذه القصة كلها. هل يمكن القول بأن الفراعنة ثلاثة الغريب قد قررت بناء الأهرامات الثلاثة من مختلف الأحجام، مع الثالث، أن فرعون Mycerinus، أصغر بكثير من الأخريين. لماذا؟ أيا من الاهرامات الثلاثة كانت تستخدم في الواقع بمثابة مقبرة ملكية. لماذا؟ كما تم بناء ومتى؟ الغموض وعدم المطلقة من أي شهادة إيجابية. العديد من الفرضيات، حتى خيالية، ولكن لا يقينية. والشيء الوحيد المؤكد وزن كتل رفع إلى آفاق ما يقرب من مائة متر. ولكن لماذا الكثير من الجهد، لو كانت حقا للمصريين، من خلال دليل يعني حتى القديمة، دون كهرباء أو آلات صناعية؟

Perché non usare pietre più piccole? Perché non esiste un solo disegno, un solo papiro, una sola incisione in cui venga raffigurata la costruzione delle piramidi ? Eppure si è trovato veramente di tutto. Ma veniamo ad argomenti molto più convincenti, in merito a quanto vogliamo, e cerchiamo, di dimostrare: le tre piramidi di Giza non sono posizionate sulla stessa linea: una delle tre, quella di Micerino, (la più piccola), è fuori asse rispetto alle due più grandi. Un errore dell’architetto? Per favore non scherziamo. E allora perché? Queste le domande che mi sono sempre posto ed a cui non riuscivo a dare una soluzione convincente, finché non ebbi modo di leggere una teoria molto interessante: le tre piramidi di Giza riproducono, sul terreno, la posizione delle tre stelle della Cintura di Orione. Mi spiego meglio: la cosiddetta Cintura di Orione è la semplificazione del nome dato a tre stelle (Alnitak, Alnilam e Mintaka, di grandezza ovviamente diversa, in ordine decrescente) che fanno parte della Costellazione di Orione. Orione era un cacciatore che, secondo la leggenda, ebbe l’onore di essere mandato tra le stelle. Ora, le tre stelle descritte costituiscono la ideale cintura del cacciatore Orione. Detti tre astri sono posizionati in cielo proprio come le nostre tre piramidi, con la più piccola fuori asse rispetto alle altre due. Fin qui nulla di strano. Il problema sorse allorché mi accorsi che anche in Messico, e di preciso a Teotihuacan, esiste un complesso di tre piramidi, peraltro stranamente molto meno famoso di Giza, che a propria volta riproduce le tre stelle della Cintura di Orione. A questo punto non era più possibile, a mio avviso, parlare di pura combinazione. Che esistesse tra i Maya (a cui le piramidi Messicane vengono attribuite secondo l’archeologia tradizionale) un culto teistico-stellare come anche nell’antico Egitto passi, ma che questi due popoli abbiano edificato colossi mostruosi di questo genere solo con la forza delle mani o giù di lì mi era sembrato da subito assurdo.

Solo che, come spesso accade, l’archeologia tradizionale si trincera dietro un categorico “ci vogliono fatti incontestabili” per cambiare valutazioni stratificate da anni. Un giorno, quasi per caso, leggendo una rivista Tedesca (parlo Tedesco ed Inglese e ciò mi è stato di grande aiuto) sono venuto a conoscenza del racconto di alcuni commercianti, appunto Tedeschi, che nel 1912, in Cina, avevano potuto osservare un gigantesco agglomerato formato da decine di piramidi; dallo stato di conservazione si capiva che erano antichissime. Ho cominciato a fare tutte le ricerche possibili, cosa non facile data la tradizionale e consueta, e proprio per questo da rispettarsi al massimo, riservatezza di un Popolo che non ama fare clamore, finchè non ho potuto osservare alcune foto che riproducono il sito piramidale dell’odierna zona di Xian, nel Nord della Cina, appunto. Con mia enorme sorpresa ho notato che per l’ennesima volta veniva riprodotto sul terreno, fra tante altre costruzioni della medesima forma, anche il disegno della Cintura di Orione, con tre piramidi di diversa grandezza posizionate come ben sappiamo. Basta, non era possibile si trattasse nuovamente di un caso. Stante la mancanza di conferme ufficiali, quasi che le piramidi Cinesi e quelle Messicane siano quasi un optional rispetto alle conclamate piramidi Egizie, si continuava comunque ad attribuire ai faraoni una specie di patente o marchio di fabbrica su questo tipo di costruzioni. Purtroppo, per poter attaccare questo teorema, era necessario trovare un altro filo conduttore: ebbene, il filo conduttore c’è, ed è rappresentato da una linea retta, lunga quasi 25.000 chilometri, che congiunge i tre siti attraversando il pianeta. Detta linea retta equivale ad un arco di circonferenza ove rapportata al mappamondo.

A questo punto, dato che ciò che affermo, e che ho denominato teoria della mappatura terrestre delle piramidi, è verificabile con un planisfero, un righello ed una matita e dato che su un piano e per tre punti passa una ed una sola linea retta, non siamo più in presenza di un caso. A questo punto il cosiddetto onere della prova spetta a chi voglia tentare di dimostrare quanto segue: improvvisamente, circa 4.500 anni fa o giù di lì, tre popoli che parlano e scrivono in modo diverso (appunto Egizi, Maya e Cinesi dell’età Imperiale), che non comunicano tra loro, che non si conoscono, che non hanno energia elettrica e macchinari industriali, che non dispongono di aerei per mappature terrestri, che non dispongono di computer e telefonia o quant’altro, decidono così, tutti insieme e sempre per caso, di erigere, con la sola forza delle braccia e di macchinari rudimentali ed elementari, svariati colossi di pietra, utilizzando monoliti pesanti fino a 100 tonnellate ed elevandoli a quasi cento metri di altezza (cosa quasi impossibile anche oggi). La cosa interessante è che decidono anche, sempre per caso, di riprodurre sul terreno le tre stelle della Cintura di Orione e poi, come cosiddetta ciliegina sulla torta, edificano, sempre per caso, tali siti piramidali a Nord, (Egizi), a Nord Est, (Cinesi), ed a Sud, (Maya). Il tutto, (per un caso del destino quantificabile in uno contro infinito), fa sì che detti complessi piramidali vengano a trovarsi sulla medesima linea retta che attraversa tutto il pianeta. Ma c’è di più: detta linea retta, non parallela all’equatore, ne interseca il prolungamento, generando due angoli che, (ci credereste?), riproducono i due angoli acuti generati dalle tre stelle della Cintura di Orione (un angolo è formato dalla retta che attraversa la prima e la seconda stella, il secondo è formato dalla retta che attraversa la seconda e la terza).

Ora, se vogliamo farci una bella risata, ben venga. Ma se vogliamo parlare di archeologia il discorso cambia. Allineare tre gruppi di costruzioni così gigantesche su tutto il pianeta è frutto dell’opera di una tecnologia estremamente avanzata. Inutile parlare di UFO, Atlantide o quant’altro: si è trattato solo di una civiltà sicuramente planetaria e non frazionata come oggi, e che disponeva di una tecnologia estremamente sofisticata. Sul perché e sul come tutto ciò sia stato edificato, se ne può parlare per molto tempo: a mio avviso la retta che attraversa i tre siti potrebbe avere a che fare con l’equatore celeste, ossia un qualcosa che permette di calcolare la posizione di una stella nel cielo da qualunque posizione ci si trovi sulla Terra. Ma, ripeto, questi sono discorsi da farsi in seguito. Per adesso ciò che davvero conta, ed è moltissimo a mio modesto avviso, è l’aver dimostrato concretamente, seguendo leggi geometriche verificabili da tutti, che i faraoni Egizi non sono assolutamente i depositari terrestri dell’arte di erigere le piramidi. Anzi, si può quindi affermare che nessun faraone abbia edificato una delle tre piramidi di Giza.

A questo punto diventa interessante capire che cosa effettivamente abbiano fatto i faraoni con dette piramidi, dato che le avranno trovate già costruite. Purtroppo nel caso delle piramidi Messicane e Cinesi abbiamo solo leggende, che ci conforterebbero sicuramente in quanto parlano di costruttori celesti e di Maya che avrebbero trovato le piramidi ricoperte da liane e quindi molto più antiche, solo che sempre di leggende si tratta e quindi dobbiamo lasciar perdere. Per quanto riguarda quelle Egizie, invece, la cosa cambia, dato che abbiamo la testimonianza di eminenti storici, sia Greci che Latini. Per quanto strano possa sembrarvi, nessuno storico parla mai della costruzione delle piramidi: non se ne sa assolutamente nulla e si fanno solo congetture, proprio come noi al giorno d’oggi. Invece, cosa basilare, si parla eccome del rivestimento esterno: sia Erodoto, che Diodoro Siculo che Strabone, che Plinio il Vecchio (per intenderci lo storico che parlò dell’eruzione del Vesuvio che gli costò anche la vita), parlano di ciò che avvenne al di fuori delle piramidi. Addirittura, per quanto riguarda quella di Micerino, la più piccola, doveva originariamente essere ricoperta di ossidiana, ma il progetto fu interrotto sia per la morte del faraone che per la difficoltà di lavorare tale durissima pietra.

Ora, di tale ossidiana non c’è traccia eppure gli storici ne parlano, mentre della costruzione neanche una parola già allora. Semplice: perché il rivestimento esterno è stato davvero tentato, mentre la costruzione è molto ma molto anteriore. Sapete cosa dicono in sintesi gli storici antichi? Plinio il Vecchio si scaglia contro i faraoni che avrebbero speso tanto ed occupato tante persone per erigere qualcosa che non serve a niente, mentre Diodoro Siculo non riesce a spiegarsi chi abbia costruito tali colossi che, come già all’epoca si sapeva benissimo, non sono neanche serviti da sepolcri reali. Se facciamo un confronto con le opere Romane, anche per noi sono passati più o meno 2.000 anni, ma noi sappiamo benissimo chi ha costruito il Colosseo. Come mai delle piramidi non si sapeva nulla? Perché erano molto più antiche. E si tenga presente che all’epoca della presunta costruzione (2.500 circa avanti Cristo, secondo gli archeologi) in Grecia c’era già una società organizzata che viveva in città. Possibile che non si fosse saputo niente di un lavoro così grandioso ed immenso, durato decine di anni? Francamente, e lo affermo senza alcuna nota polemica, aver trovato un punto fermo da cui partire (la teoria sulla mappatura delle piramidi, appunto) ci permette di mettere al proprio posto tanti tasselli di quello che era un vero e proprio puzzle archeologico.

Un’ultima annotazione: qualora non crediate realistico pensare ad una civiltà esistita prima di noi e capace di una tecnologia forse superiore alla nostra, provate ad immaginare cosa accadrebbe se, estinta la nostra civiltà causa inquinamento (cosa purtroppo possibile), tra 10.000 anni spuntasse una nuova civiltà. Giunta nuovamente ad uno sviluppo pari al nostro, e dato che sarebbero rimaste solo le costruzioni in pietra stante la bio-degradabilità degli altri materiali, troverebbe nell’ordine: -le piramidi, su tutto il pianeta,-il Colosseo e vari altri anfiteatri, in tutto il bacino del Mediterraneo,-le autostrade, in tutto il mondo,-le piste di atterraggio degli aerei, di cui alcune nelle isole e quindi apparentemente inutili,-gli aeroporti e le linee ferroviarie prive di rotaie,-vari manufatti monolitici, come a Baalbek in Libano, di 1000 tonnellate, (già un mistero per noi),-altri siti megalitici, come Tiahuanaco, isola di Pasqua o Stonehenge, (altro mistero anche per noi).-il sito di Puma Punku in Bolivia, che rappresenta anche per noi un altro mistero, considerata la maestria, quasi impossibile anche oggi, con cui è stata lavorata la diorite, seconda per durezza solo al diamante.In pratica si troverebbero a dover fare i conti con manufatti di almeno 3 o 4 civiltà molto distanti tra loro da un punto di vista cronologico. Mi chiedo perché non sia possibile la stessa cosa anche per noi.

Comunque credo che sia importante aver cominciato a delineare un punto fermo da cui poter procedere a livello astronomico, geometrico e matematico: le piramidi di Giza non sono un fatto isolato ma appartengono ad un sistema planetario di piramidi. La linea retta, o arco di circonferenza, che congiunge tre siti distanti tra loro migliaia di chilometri ne è conferma inequivocabile.

فابيو Garuti

 http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.7768

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