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Archeologia, Italia restaurerà due altorilievi di Palmira – Video

Roma – L’Italia restaurera’ due altorilievi provenienti da Palmira, violentemente danneggiati dalla furia iconoclasta dello Stato islamico. “Sono due feriti di guerra”, ha spiegato Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma e presidente del’Associazione ‘Incontro di civiltà’, fatti arrivare in Europa da un improvvisato quanto coraggioso “corridoio” culturale quasi unico nella storia delle guerre e dei conflitti. Man mano che i miliziani dell’Isis si avvicinavano a Palmira, nel maggio del 2015, capi e dipendenti dei musei di Damasco organizzarono una rischiosa missione di salvataggio e, nonostante il fuoco dei miliziani, questi ‘monuments men” d’Oriente riuscirono a uscire da Palmira portando in salvo quasi tutte le statue e i busti del Museo, ad eccezione di alcuni che erano attaccati alle pareti e della statuaria e dei sarcofagi di maggiori dimensioni. Palmira sarebbe rimasta nelle mani dell’Isis fino al marzo del 2016, quando venne liberata dall’esercito siriano appoggiato dai russi. Dieci mesi bastarono all’Isis per mettere in pratica quella che Paolo Matthiae, l’archeologo che scopri’ Ebla, ha definito una “follia” ideologica, ovvero il tentativo di riportare l’Islam e il mondo “al primo califfo ortodosso, Abu Bakr, subito dopo il profeta Mohamed”. “E’ – sottolinea Matthiae – una inaccettabile follia storica che si attua attraverso la distruzione della memoria della stratificazione culturale di Paesi come la Siria e l’Iraq, a cui noi tutti dobbiamo moltissimo: la prima agricoltura, i primi villaggi, le prime citta’, i primi stati territoriali, i primi imperi e naturalmente il fondamento dei tre monoteismi tipici della storia del pianeta, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, l’uno figlio dell’altro”.

A Palmira i templi di Bel e di Baal Shamim e l’Arco Trionfale furono fatti saltare e i reperti in esso conservati furono danneggiati, alcuni assai gravemente. Tra essi vi sono un busto maschile e un busto femminile, i cui volti sono stati presi a martellate e che hanno subito altri danni minori. I due busti, che ben rappresentano la grande arte funeraria palmirena, rappresentano due membri dell’aristocrazia della citta’: l’uomo indossa la toga e un ampio mantello e tiene in mano un rotolo, mentre la donna indossa il tipico costume palmireno, con il velo che copre la testa, i capelli fermati da un’ampia fascia ricamata e decorata con gioielli, tre ricche collane e una spilla che ferma il mantello sulla spalla. Questi busti decoravano i loculi delle tombe familiari di Palmira, sia quelle ipogee che quelle a torre, che ospitavano tutti i membri della stessa famiglia. Da oggi fino all’11 dicembre li si puo’ ammirare al Colosseo, insieme a tre ricostruzioni in scala 1:1 di tre importantissimi manufatti distrutti, danneggiati o sviliti dalle guerre e dalla furia iconoclasta nel vicino Oriente: il “Toro di Nimrud”; il soffitto del Tempio di Bel; la sala dell’archivio di Stato del Palazzo di Ebla, che custodiva 17.000 tavolette cuneiformi e versa in grave stato di abbandono. Dopo la mostra e il restauro i due altorilievi saranno restituiti al Museo nazionale di Damasco

 

 

L’esposizione “Rinascere dalle distruzioni. Ebla. Nimrud. Palmira” ha il patrocinio dell’Unesco, e’ ideata e curata da Rutelli e Matthiae con l’impegno dell’Associazione Incontro di Civilta’ e il fondamentale sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, promossa e realizzata dalla Soprintendenza Speciale per Il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma, con Electa. “E’ un segno di solidarieta’ che dimostra che la cultura non ha confini. E’ un segno di speranza”, ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inaugurando la mostra e “dedicandola” implicitamente a Khaled Al Asaad, direttore del museo del sito archeologico di Palmira, ucciso nell’agosto del 2015 dai jihadisti: “Quell’eroe con altre persone ha salvato una gran quantita’ di capolavori che grazie a lui rimarranno patrimonio dell’umanita’”. “La tutela del patrimonio archeologico – ha aggiunto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni – e’ uno dei modi di difendere il pluralismo e questa mostra straordinaria ne e’ una dimostrazione pratica”. Si tratta “di un’azione molto importante sul piano politico e diplomatico, se si tiene conto che i responsabili del patrimonio culturale siriano hanno acconsentito che l’Italia restauri le opere danneggiate”. Ovvero, Roma cerca di conservare un ruolo cruciale in Medio Oriente anche attraverso la salvaguardia della cultura, al di la’ dei rivolgimenti politici in quella regione, che potrebbero portare alla fine del regime di Bashar Assad. D’altronde, proprio a Roma nacque formalmente la Corte penale Internazionale, che il 27 settembre scorso ha condannato a nove anni di carcere il jihadista Ahmad al Faqi al Mahdi per crimini di guerra dopo che questi aveva ordinato e diretto la distruzione dei mausolei di Timbuctu’: “E’ stato un fatto importantissimo”, ha sottolineato Rutelli, che nei giorni in cui veniva siglato lo Statuto della Corte (17 dicembre 1998) era sindaco della capitale: “Vi fu qualcuno, a quel tempo, che insistette affinche’ si sottolineasse l’importanza del patrimonio culturale, messo a rischio dalle guerre. Oggi – ha aggiunto Rutelli- siamo qui nel Colosseo, simbolo di tragedie e meraviglia del mondo, per dire al mondo che quel patrimonio va salvato”.

Mattarella: civiltà baluardo contro l’oscurantismo

La mostra dei tre tesori di Nimrid, Palmira ed Ebla ricostruiti con stampanti 3d e’ “un segno di speranza contro l’incivilta’”. Il presidente della Repubblica ha visitato la mostra allestita al Colosseo per ricostruire tre monumenti distrutti dall’Isis e ha sottolineato che si tratta di “un segno di solidarieta’ che dimostra che la cultura non ha confini. E’ un segno di speranza”. Il Capo dello Stato era accompagnato dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, dal ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, e dagli ideatori dell’iniziativa, Francesco Rutelli e Paolo Matthiae. 
I tre monumenti ricostruiti ed esposti, con il patrocinio dell’Unesco, sono il toro a testa umana del Palazzo reale di Nimrud, il grande archivio di Ebla e il soffitto del tempio di Bel di Palmira. Mattarella ha sottolineato come “il nostro Paese ha una grande esperienza nella salvaguardia dei beni culturali e l’ha messa a disposizione della comunita’ internazionale, coinvolgendo altri Paesi che hanno la stessa sensibilita’”.
Il Presidente Mattarella ha ricordato il sacrificio di Khaled Al Asaad, direttore del museo del sito archeologico di Palmira, ucciso nell’agosto del 2015 da militanti dell’Isis: “Quell’eroe con altre persone ha salvato una gran quantita’ di capolavori che grazie a lui rimarranno patrimonio dell’umanita’”. (AGI)

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