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Argentina, in piazza la sfida delle donne “Si all’aborto legale”

Articolo di Emiliano Guanella (Stampa 8.8.18)

“”Las «socorristas» hanno preparato un’installazione artistica da esibire davanti al Congresso nella lunga notte che oggi deciderà se l’Argentina legalizzerà o no l’aborto. Esporranno 4.137 assorbenti intimi macchiati di vernice rossa, con un nome e una breve frase delle donne che hanno aiutato ad abortire l’anno scorso. Il loro «pronto soccorso» non è medico, ma un sostegno psicologico e pratico in un Paese dove l’aborto è permesso in ospedale solo in caso di stupro, rischio di vita per la madre o grave malformazione del feto. A chiamarle sono soprattutto giovani e giovanissime, che non sanno cosa fare di fronte ad una gravidanza non pianificata, non desiderata, spesso con un compagno che non vuole essere padre.
L’escamotage A tutte consigliano di ingerire 12 pastiglie di Misoprostolo, un farmaco usato per curare disturbi gastrici ma che se viene preso in grandi quantità produce una contrazione dell’utero con perdita di sangue e la possibile espulsione del feto. Non è la pillola abortiva, proibita per legge, ma un’escamotage per non ricorrere alle cliniche clandestine, dove i rischi, soprattutto quando si tratta di pazienti con poche possibilità economiche, sono elevati. «La soluzione ideale –spiega Nadia – è l’aborto legale, sicuro e gratuito e per questo lottiamo. Comunque andrà a finire, la cosa positiva è che finalmente si è parlato di un argomento che era considerato tabù. Oggi sui social media, sui giornali, nelle famiglie si discute di aborto. Lo abbiamo “depenalizzato socialmente” e questo è un gigantesco passo in avanti». Un passo che molto probabilmente non basterà.
I conteggi pre-voto Dopo il passaggio a sorpresa alla Camera dei Deputati, la discussione sulla proposta di legge che prevede l’interruzione della gravidanza fino alla quattordicesima settimana si è apparentemente bloccata al Senato. L’ultimo conteggio è di 37 voti contrari contro 32 a favore, con 4 senatori fra indecisi o astenuti. La «marea verde», dal colore dei fazzoletti usati in piazza dai sostenitori della legge, non ha perso le speranze, ma le possibilità di un ribaltone dell’ultim’ora sono minime. In Argentina, cosi come in gran parte delle Americhe, Usa compresi, il Senato è federale.
Ad ogni provincia corrispondono tre rappresentanti, indipendentemente dalla popolazione; i 200.000 elettori della Rioja contano così come i 12 milioni della provincia di Buenos Aires o i 3 milioni della capitale. Le province rurali del Nord sono più conservatrici e numerosi. La bilancia si è spostata verso il «No».
I fazzoletti blu I fazzoletti blu della campagna antiabortista sono soddisfatti, ma dopo la doccia fredda alla Camera nessuno canta vittoria in anticipo. L’esito negativo non potrà comunque cancellare il peso sulla società del forte dibattito che ha tenuto in bilico per mesi il Paese, superando le preoccupazioni per la nuova crisi economica in corso, con il governo del presidente Macri costretto a chiedere un maxi prestito al Fondo Monetario Internazionale o quello, più recente, sui «quaderni della corruzioni dell’epoca dei Kirchner», con importanti imprenditori e politici finiti in manette. Gli argentini hanno conosciuto le storie personali di attrici, presentatrici, intellettuali che hanno ammesso di aver avuto un aborto, raccontando le peripezie, le paure e il trauma che ne è seguito. Sono venuti alla luce i numeri, che hanno mostrato l’ampiezza del fenomeno; 47.000 donne ricoverate in ospedale nel 2016 per complicazioni post aborti clandestini, 43 morte, una stima di almeno 400.000 aborti nascosti all’anno. Storie assurde di cliniche improvvisate nel retro bottega di un veterinario, stregoni e metodi arcaici, aghi, rami di prezzemolo.
Conta il denaro a disposizione Come nel resto del Sudamerica, solo in Uruguay l’aborto è legale da quattro anni, quello che conta, quasi sempre, è il denaro a disposizione; chi si può permettere una clinica clandestina «sicura» non corre molto pericolo, ma sotto i duemila euro, equivalente a sette stipendi minimi, si rischia di morire sotto i ferri. Uno degli aspetti più polemici della proposta di legge riguarda l’obiezione di coscienza, permessa per i singoli medici, ma non a livello di clinica o ospedale, seppur privato. Direttori e ostetrici dei principali centri di salute cattolici o evangelici sono insorti. Chi rischia di più è proprio il presidente Macri. Buona parte del suo elettorato è schierato contro la legge e non gli perdona il fatto di aver permesso la discussione in Parlamento, dando libertà di voto ai suoi deputati e senatori. Se la legge passasse Macri, che a livello personale si è detto contrario, ha promesso che non la voterebbe per rispetto istituzionale e così facendo potrebbe perdere parecchi consensi ad un anno dalle elezioni. Paradossale, invece, l’atteggiamento di Cristina Kirchner: durante il mandato suo e di suo marito non ha mai osato trattare il tema, ma ora voterà a favore perché, sostiene, «è stata convinta dalla figlia ventenne». I fazzolletti verdi hanno promesso di portare in piazza due milioni di persone per «fiatare sul collo» dei senatori. Se la legge non passerà si dovrà aspettare almeno un anno per riproporre lo stesso tema. Le femministe del movimento «Ni Una Menos» (non una di meno) promettono che non demorderanno. «Anche in Irlanda sembrava impossibile – spiegano – ma alla fine è passata; prima o poi ce la faremo anche qui in Argentina».””

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