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Argentina: si apre il dibattito per la legalizzazione dell’aborto

Dopo il Cile, che la scorsa estate ha finalmente depenalizzato l’aborto, anche in Argentina si sta aprendo un dibattito sulla legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Grazie al lavoro di un gruppo di deputati che ha avanzato una proposta di legge in un paese in cui si praticano centinaia di migliaia di aborti clandestini all’anno. Con gravissime conseguenze per la salute delle donne.

intervista a Brenda Austin di David Lifodi

A breve, in Argentina, il Congresso discuterà il progetto di legge per la depenalizzazione dell’aborto, elaborato dalla “Campagna per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito”. Si tratta di un tema che attraversa in maniera trasversale l’intera società argentina, tanto che il presidente Mauricio Macri, pur dichiarandosi apertamente contrario, ha dato il suo ok all’avvio del dibattito. Il progetto di legge prevede la legalizzazione dell’aborto nelle prime quattordici settimane di gestazione, secondo una normativa adottata solo in Uruguay nel continente latinoamericano.

In Argentina, infatti, l’aborto è illegale, esclusi i casi dovuti a violenza sessuale o in cui sia messa a rischio la vita della madre. Nel Paese si registrano circa cinquantamila aborti clandestini all’anno, frutto di politiche pubbliche incentrate più sulla repressione che sulla prevenzione. Nonostante la maggior parte del governo macrista sia contrario alla depenalizzazione, l’apertura del dibattito e la “Campagna per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito” sostenuta da settantuno deputati, hanno aperto uno spiraglio. La stessa ex presidenta Cristina Fernández de Kirchner, dichiaratasi contraria all’aborto, adesso ritiene opportuna l’apertura del dibattito.

Sulla “Campagna per il diritto all’aborto legale” e sul progetto di legge per la depenalizzazione dell’aborto abbiamo intervistato Brenda Austin, giovane deputata argentina coautrice del progetto stesso.

D. Quali sono le principali caratteristiche del progetto di legge di cui è coautrice al Congresso?

R. Il progetto di legge intende procedere sulla strada della legalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza, cercando di fare in modo che il sistema sanitario pubblico la riconosca come diritto umano e possa offrire condizioni di sicurezza alle donne che la vogliono praticare. Attualmente, in Argentina l’aborto è consentito solo in caso di violenza sessuale, per malformazioni del feto e per tutelare gli eventuali rischi di salute della madre. La campagna per l’interruzione volontaria della gravidanza e per l’aborto legale è in corso già da due anni. Secondo le statistiche, in Argentina la principale causa di morte delle gestanti deriva da complicazioni dovute ad aborti clandestini.

D. La società argentina e l’opinione pubblica sono in maggioranza favorevoli o contrarie alla legalizzazione dell’aborto? Quali sono i partiti politici e i deputati che sostengono il progetto di legge?

R. Nelle ultime settimane si è registrata un’evoluzione del dibattito nell’opinione pubblica e nella società argentina, grazie alla discussione alimentata dai mezzi di comunicazione, nonostante ancora non sia iniziato il dibattito legislativo vero e proprio. Nel Paese è presente una maggioranza crescente di cittadini che sostengono la legalizzazione dell’aborto soprattutto nei centri urbani più grandi, mentre si registrano maggiori resistenze nelle province del nord, di orientamento più conservatore a causa dell’influenza religiosa. Quanto ai partiti politici, hanno compreso che la maggioranza della popolazione è favorevole all’interruzione volontaria della gravidanza e alla depenalizzazione dell’aborto e l’appoggio dei deputati è trasversale. Il progetto di legge è stato firmato da settantuno deputati favorevoli alla legalizzazione dell’aborto appartenenti a quasi tutti gli schieramenti politici.

D. Il progetto di legge deve fare i conti con l’influenza o le pressioni della Chiesa cattolica argentina o del Pontefice? Si tratta di una tematica che Papa Francesco ha affrontato nel corso del suo ultimo viaggio in America latina?

R. L’influenza della Chiesa cattolica è maggiormente presente in alcune regioni del Paese rispetto ad altre. Tuttavia, il primo documento dell’episcopato è sembrato ragionevole perché invitava al dibattito sull’educazione sessuale integrale, sulla pianificazione familiare e sul diritto ad essere informati per decidere. Si tratta di una posizione moderata che segna un progresso importante, ma ci sono settori conservatori della Chiesa che stanno cercando di influire sul dibattito e sull’orientamento dei deputati.

D. Il tema dell’aborto è particolarmente sentito in Argentina, dove i casi di femminicidio stanno crescendo e dove è nato il movimento Ni una menos (Non una di meno). Il progetto di legge può contare anche sull’appoggio dal basso dei movimenti sociali e delle organizzazioni popolari? Quali sono le principali campagne lanciate per sensibilizzare l’opinione pubblica.

R. Il sostegno alla depenalizzazione dell’aborto è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni. Il movimento Ni una menos, nato soprattutto dall’idea di un gruppo di giornaliste, è servito per costruire una strategia negli ambienti della comunicazione, conquistare spazi televisivi, convincere l’opinione pubblica e, di conseguenza, costruire una maggioranza sociale che influisca favorevolmente sul dibattito parlamentare. In occasione dell’ultimo 8 marzo la mobilitazione nel Paese è stata enorme, soprattutto a Buenos Aires e nelle altre grandi città. Gli slogan principali delle manifestazioni sono stati all’insegna dell’interruzione volontaria della gravidanza. La mobilitazione delle donne e delle organizzazioni sociali nelle strade del Paese ha assunto un ruolo chiave per costruire quella maggioranza che dovrà essere raggiunta anche in Parlamento al fine dell’approvazione della legge.

D. Il 6 novembre 2016, con la campagna “Ponete la pollera si sos hombre” (“Mettiti la gonna, se sei un uomo”) gli uomini marciarono per le strade di Buenos Aires, indossando una gonna in solidarietà con le donne vittime della violenza di genere. Attualmente gli uomini stanno appoggiando il progetto di legge?

R. Dei settantuno deputati favorevoli all’aborto legale, sicuro e gratuito, oltre la metà sono uomini. Il progetto di legge è sostenuto indistintamente da uomini e donne e questo rappresenta un aspetto positivo perché l’aborto non deve essere percepito come un problema che riguarda esclusivamente le donne, ma come una questione di salute pubblica e la società argentina ha la necessità di progredire e di compiere dei passi avanti su queste tematiche.

D. La depenalizzazione dell’aborto è stata approvata la scorsa estate in Cile, mentre El Salvador continua a mantenere una delle legislazioni più severe in materia in America centrale e in Sudamerica. Qual è il panorama generale del continente? E, in questo contesto, l’eventuale approvazione del progetto di legge di cui è coautrice potrebbe fare da apripista anche in altri paesi latinoamericani?

R. Il precedente del Cile è prezioso. I progressi del Cile, che ha approvato la depenalizzazione, fanno parte di un processo di avanzamento che può aiutare anche l’Argentina a modificare la sua legislazione e questo rappresenterebbe un importante passo avanti. La mortalità delle donne incinte è dovuta principalmente agli aborti clandestini, frutto di politiche repressive e all’insegna della criminalizzazione, rivelatesi fallimentari come strategia di Stato. Oggi la migliore risposta che può dare lo Stato è quella di modificare la legislazione all’insegna della depenalizzazione. La campagna per la depenalizzazione dell’aborto in Argentina è in corso da due anni e rappresenta un esempio di maturità politica di tutto il Paese. L’autorizzazione del dibattito al Congresso e la libertà di azione garantita ad ogni deputato dai partiti politici significa che è divenuto un tema trasversale agli schieramenti politici e alla società argentina. Aldilà delle convinzioni religiose e morali dei singoli deputati, ciò che conta è l’azione dello Stato, in quanto istituzione dedicata a fare politiche pubbliche. Il dibattito non deve essere incentrato su diritto alla vita versus aborto, ma su aborto legale versus aborto illegale. In Argentina si stima che avvengano tra i trecentocinquantamila e i cinquecentomila aborti all’anno e che delle circa cinquantamila donne, che si recano negli ospedali in gravi condizioni di salute a seguito degli aborti clandestini, molte muoiano. Se il progetto di legge viene approvato l’Argentina può aiutare l’intera America latina a compiere un passo in avanti sotto questo aspetto.

(20 marzo 2018)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/argentina-si-apre-il-dibattito-per-la-legalizzazione-dellaborto/

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