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Armi chimiche e non solo. I tanti modi per uccidere in Siria

L’attacco chimico di Idlib, per il quale gli Stati Uniti hanno accusato il regime siriano, è solo l’ultimo in ordine di tempo di un campionario di tattiche e metodi di guerra utilizzate in questi sanguinosi sei anni in Siria. I circa 100 morti a Idlib si aggiungono ai quasi 1.000 che finora hanno perso la vita a causa di altri attacchi con armi chimiche, secondo il Violations Documentation Center. Prima di Idlib, c’era stato l’attacco del 2013 a Ghouta, quartiere di Damasco, e quello del 2014 a Kfar Zeita.

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L’arma dell’assedio

Non solo armi chimiche, tuttavia: le vie per procurare la morte sono infinite. Non solo tattiche “moderne”, ma anche più tradizionali, e ugualmente devastanti. L’assedio, che riduce alla fame chi ne è vittima a causa dell’impossibilità di un collegamento con l’esterno, è uno di questi. Il più celebre assedio di questa guerra civile è certamente quello di Aleppo est, in cui centinaia di migliaia di persone hanno rischiato di morire di fame.

Lo scorso settembre, dopo che il regime siriano ha permesso l’afflusso in città dei convogli umanitari, alcuni aerei (russi o siriani, ancora non è chiaro) hanno attaccato i convogli stessi – sulla base della convinzione che essi trasportassero anche armi per i ribelli – uccidendo una ventina di persone e determinando la sospensione degli aiuti. Un mese dopo la città di Daraya, controllata dai ribelli, si è arresa al governo siriano dopo quattro anni di assedio. Assedi simili, ma senza aviazione, sono stati portati avanti anche dai miliziani dello Stato islamico, su diverse città.

Le torture e i bombardamenti

Secondo Amnesty International, tra le 5.000 e le 13.000 persone sono poi morte attraverso modalità non militari, nella misura in cui erano già state utilizzate dal regime anche in periodi di pace (soprattutto durante il regime di Hafez Al Assad, padre di Bashar, l’attuale presidente). Sono le vittime delle esecuzioni sommarie e della tortura: grazie anche al famigerato Caesar Report (portato avanti da un ex agente delle sicurezza interna siriana), abbiamo informazioni precise sulle condizioni in cui i prigionieri nelle carceri siriane sono stati tenuti in questi anni. Pestaggi, privazione di cibo, acqua e medicine, fino all’esecuzione o alla morte per stenti.

Da un punto di vista militare, ciò che ha determinato i successi del regime negli ultimi anni è stato senza dubbio l’uso massiccio dell’aviazione, in special modo a partire dall’intervento di quella russa nel 2015. Aerei russi e siriani non hanno preso di mira solo chiari obiettivi militari, ma anche moschee, ospedali (secondo Physicians for Human rights sono circa 300 gli ospedali colpiti), mercati e scuole, uccidendo un alto numero di civili. Sin dai primi anni di conflitto, dagli aerei sono caduti gli ormai celebri barili bomba, riempiti con materiale esplosivo e schegge.

Ovviamente anche le fazioni ribelli hanno preso di mira aree ad alta densità di civili, con armi tuttavia meno efficaci ma con effetti comunque rilevanti.

Sempre secondo il Violations Documentation Center, in Siria sono morte circa 38.000 persone sotto i bombardamenti a tappeto e a causa di esplosioni. Molte di queste sono state il risultato dell’impiego di missili Scud, i famosi missili balistici a corto raggio di produzione sovietica, soprattutto in aree controllate da fazioni ribelli all’inizio del conflitto, quando il controllo del territorio da parte del regime era più debole. 

 

Per approfondire:

Report sulle torture del regime siriano, noto come Caesar Report

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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