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Arrestati in Pakistan padre, fratello e zio di Sana: l’accusa è omicidio

La notizia è stata data dal rappresentante della comunità pakistana a Brescia.
Pubblicato il 24/04/2018 –
FEDERICO GERVASONI –
BRESCIA –
Con il passare delle ore la dinamica della misteriosa morte di Sana Cheemea si sta facendo sempre più chiara. Il segretario della comunità pakistana in Italia, Raza Asif ha confermato la notizia della custodia cautelare eseguita nei confronti di papà Mustafa Ghulam, il fratello Adnan e lo zio Iqbal Mazhar della venticinquenne.

Una quarta persona, cugino della vittima risulta coinvolto, poiché accusato di aver trasportato il cadavere lontano da Mangowal e di averlo seppellito senza alcuna autorizzazione. Già nella serata di ieri ai quattro uomini era stato vietato di lasciare il Pakistan, proprio perché accusati di omicidio. In questa storia piena di incertezze sembra dunque sgretolarsi la versione della morte per cause naturali, fornita negli scorsi giorni ai media da papà Mustafa Ghulam.

Domani mattina intorno alle 7 (ore 4 italiane) la salma verrà riesumata e messa a disposizione dei medici per capire come Sana sia realmente morta. Stando alle prime indicazioni il decesso della ragazza risalirebbe alla tarda serata di mercoledì 18 aprile. La venticinquenne, cittadina italiana da sei mesi, aveva lasciato Brescia a novembre per spostarsi in Pakistan, qui nel distretto di Gurjat ha dovuto però fronteggiarsi con la ferrea decisione dei familiari che le avrebbe imposto le nozze combinate con un uomo molto più grande di lei.

Tra gli indagati per la sua scomparsa c’è anche il medico che nei giorni scorsi ha firmato il certificato del decesso, sarebbe stato proprio quest’ultimo, finito sotto interrogatorio, ad accusare i familiari più stretti. «Se prima c’erano molti dubbi, ora il quadro diventa molto più chiara», commenta Jabran Fazal, responsabile dell’associazione culturale bresciana Pak, che ha diffuso la notizia in Italia. Jabran ieri sera ha scritto un toccante messaggio sul suo profilo Facebook dedicato appunto alla povera ragazza: «Sana Cheemea era una di noi e non possiamo dimenticarla».

La giovane lavorava a Brescia, città nella quale era arrivata con la famiglia nel 2003, qui aveva ottenuto il diploma e successivamente aveva aperto un’agenzia di pratiche automobilistiche. Perfettamente integrata nel nostro Paese, sognava un futuro in Italia che evidentemente non avrà mai. Nel frattempo, la Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta, affidata al sostituto procuratore Ambrogio Cassiani che si metterà in contatto con l’ambasciata italiana di Islamabad per avere tutta la documentazione del caso.

http://www.lastampa.it/2018/04/24/esteri/morte-di-sana-arrestati-in-pakistan-padre-fratello-e-zio-laccusa-omicidio-v4usmBJuNDqzducRUcKuKO/pagina.html

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