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Arriva la Tasi con l’ aliquota extra. Caos sugli immobili della Chiesa

Immobili Vaticanodi Roberto Petrini –
ROMA – E’ giallo sul pagamento della Tasi da parte degli immobili della Chiesa, anche quelli «esclusivamente » adibiti a luogo di culto o esercizio religioso finora esenti.

La nuova Tasi, infatti, trova ragione nell’utilizzo dei cosiddetti servizi indivisibili (illuminazione, viabilità ecc.) mentre l’Imu era una tassa sulla proprietà. Il cambiamento di motivazione dell’imposta imporrebbe dunque il pagamento a tutta una serie di edifici, appartenenti alla Chiesa che oggi sono esentati dall’Imu.

Per evitare che anche 25 edifici di proprietà del Vaticano ed extraterritoriali potessero essere chiamati a pagare la Tasi (mentre non pagavano l’Imu) il governo avrebbe introdotto nel decreto enti locali di ieri, nel quale si definiscono le aliquote Tasi, una esenzione esplicita per edifici, che vanno dalla Basilica di San Paolo a Castel Gandolfo. «Nel passato la tassa era sul patrimonio, non sui servizi, come invece è la Tasi», ha spiegato ieri sera il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta. Dunque, ha aggiunto, è una novità per la Chiesa ma «la tassa stessa è una novità». Gli immobili adibiti al culto, dunque, sarebbero chiamati a pagare. Come del resto confermano alcuni parlamentari esperti della materia e alcuni tecnici del settore. Anche la Chiesa, si nota, con il nuovo corso, sembrerebbe orientata a rinunciare a qualsiasi sospetto di privilegio.

Solo in tardissima serata Palazzo Chigi ha emesso una nota nella quale precisa che la norma che esenta i 25 immobili varata ieri è una norma attuativa di una disposizione programmatica dei Patti Laternensi. E spiega «che non incide per nulla sul regime impositivo attualmente in vigore per altri beni immobili ecclesiastici ». Un regime che tuttavia, secondo l’interpretazione circolata ieri e avallata anche dal governo, prevede il pagamento della Tasi e l’esenzione solo per la parte restante dell’Imu. Il giallo non si dirada.

Il piatto forte del primo decreto Renzi è comunque l’introduzione della nuova addizionale dello 0,8 per mille per finanziare il ritorno delle detrazioni per le fasce più deboli. Attualmente sulla Tasi per la prima casa si paga una aliquota che va da un minimo di 1 per mille fino ad un massimo del 2,5 per mille: tuttavia la Tasi, fino ad oggi, a differenza della vecchia Imu, non prevedeva detrazioni forfettarie e per i figli a carico. I Comuni hanno protestato e il precedente esecutivo Letta trovò un accordo per consentire ai Municipi di aggiungere al 2,5 per mille una addizionale mobile dello 0,8 per mille il cui gettito veniva vincolato all’introduzione, autonomamente da parte di ciascun sindaco, di detrazioni per i ceti più deboli. «E’ la prima tassa di Renzi», attacca il forzista Capezzone ma anche nel Pd ci sarebbero mal di pancia.

Il decreto enti locali, che prevede anche l’esenzione dalla Tasi per i terreni agricoli e proroga al 31 marzo la sanatoria sulle cartelle esattoriali, elimina anche la web tax, introdotta dalla legge di Stabilità. Renzi ieri ha twittato: «Siamo stati di parola». Immediata la replica di Boccia (Pd): «Sei stato di parola con le multinazionali » Il riferimento è web company che con la norma su tracciabilità dei fatturati e obbligo Iva avrebbero pagato 137 milioni invece dei 6 del 2013.

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