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Artigiani promuovono Jobs Act. Sindacati e opposizione critici

(AGI) – Roma, 26 dic. – Artigiani e piccole imprese promuovo il Jobs Act. E’ quanto emerge da un’indagine realizzata nei giorni scorsi dalla Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, su 1630 imprese associate, per le quali il provvedimento ridurra’ la segmentazione del mercato del lavoro e incentivera’ la nuova occupazione a tempo indeterminato, senza aumentare i costi per le piccole imprese sotto i 16 dipendenti. Ma molte aziende, soprattutto quelle maggiormente colpite dalla recessione sono convinte che la legge da sola non basti a far ripartire l’occupazione. Piu’ nel dettaglio, per il 53% delle imprese intervistate il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti rappresenta una necessaria semplificazione rispetto ai contratti oggi esistenti. Per un’impresa su cinque produrra’ vantaggi anche in termini di maggiore flessibilita’ nella gestione dei rapporti di lavoro. Per le piccole imprese i licenziamenti non sono un problema. Per le aziende intervistate l’articolo 18 non risulta essere il problema principale dell’attuale normativa sul lavoro. Nel complesso, circa il 51% delle imprese dichiara di non avere avuto mai la necessita’ di licenziare i propri dipendenti. Per oltre una impresa su tre (34,5%) la risoluzione dei rapporti di lavoro e’ avvenuta sempre in maniera consensuale. L’assenza di conflittualita’ aumenta nelle imprese piu’ piccole nelle quali essa rappresenta un autentico valore per i rapporti, spesso molto stretti, che legano gli imprenditori ai dipendenti. Il Mattinale, e’ topolino rachitico e vittoria Cgil “Abbiamo assistito in questi giorni di Natale, scelti simbolicamente da Renzi per dare l’idea di un trionfo festoso del suo governo, non ad una nascita gloriosa di riforme vere e forti, ma al parto di un topolino rachitico. Tale e’ il Jobs Act”. Lo scrive Il Mattinale, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati. “I primi decreti attuativi avrebbero dovuto dargli sostanza liberalizzatrice, si risolvono invece nel contrario. Bluff, come da noi amaramente previsto. La genericita’ delle deleghe su cui aveva votato il Parlamento, con il consenso fiducioso di Ncd, si e’ tradotta in provvedimenti banalmente compromissori. Resta l’articolo 18, resta la ‘reintegra’, resta lo strapotere dei magistrati del lavoro che avranno libero campo nel determinare le relazioni industriali da qui alla morte dell’economia italiana”. Cisl, testo migliorabile sui licenziamenti collettivi La Cisl giudica il testo del Governo sul jobs act “ancora migliorabile, in particolare per quanto riguarda le norme sui licenziamenti collettivi”. “Noi – sottolinea in una nota il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni, responsabile del mercato del lavoro – insisteremo anche che nei prossimi decreti si riducano le tipologie contrattuali che in questi anni hanno generato le maggiori precarieta’ del lavoro”. Uil, gravi rischi da norme su licenziamenti collettivi L’applicazione ai licenziamenti collettivi del regime sanzionatorio previsto dal nuovo decreto attuativo del jobs act per i licenziamenti individuali comporta dei “forti rischi” dice il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, secondo cui la norma “rendera’ piu’ complicati i processi di ristrutturazione e piu’ difficili gli accordi sindacali, con il grave pericolo di iniquita’ nella scelta dei lavoratori da licenziare da parte dell’impresa”. Secondo Loy, se in futuro si ripresentasse una vicenda simile a quella dell’Electrolux, invece di riuscire a mantenere i posti di lavoro come e’ accaduto, “i lavoratori da licenziare verrebebro scelti senza criteri equi e andrebbero a casa con una manciata di soldi”. (AGI) .
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