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Assad riprende il “controllo totale” di Damasco. E ora l'Iran e più solo

Damasco e i suoi dintorni sono tornati sotto il controllo del regime di Bashar al-Assad: le forze fedeli al presidente siriano hanno annunciato di aver messo “completamente al sicuro” anche l’ultima zona controllata dai miliziani dell’Isis attorno alla capitale. Ma intanto si accentua lo scontro diplomatico tra i due grandi alleati di Assad, Russia e Iran, sulla presenza militare nel Paese con Mosca che preme per il ritiro di tutte le forze straniere, compresi i miliziani di Teheran.

Washington minaccia le sanzioni “più dure della storia”

L’Iran rischia un accerchiamento diplomatico, visto che gli Usa hanno ribadito la linea dura con Teheran e hanno chiesto il ritiro dei suoi uomini dalla Siria: con una velata minaccia anche alle aziende europee che fanno affari con Teheran (“ne prenderemo nota”), il nuovo segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha annunciato sanzioni durissime, “le più dure della storia”: “Dodici condizioni draconiane per un nuovo accordo sul nucleare”, ha annunciato con un proclama che sembra fatto apposta per inasprire i rapporti con Teheran, tra le quali il rilascio di tutti gli ostaggi americani in Iran e il ritiro totale dalla Siria. 

Già nei giorni scorsi il presidente russo, Vladimir Putin, approfittando dell’incontro a Sochi con Assad, aveva espresso la “necessità del ritiro di tutte le forze straniere” dalla Siria. E l’inviato speciale del presidente in Siria, Alexander Lavrentiev, aveva spiegato che il discorso era “riferito a tutte le unità militari straniere di stanza in Siria, tra cui americani, turchi, Hezbollah e, ovviamente, iraniani”. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: “I combattenti iraniani presenti in Siria resteranno di stanza nel Paese arabo finché il governo di Damasco avrà bisogno di aiuto e lo richiederà”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Bahram Qasemi. “Nessuno ci farà andare via dalla Siria, la nostra presenza è legittima e su invito del governo, coloro che dovrebbero lasciare la Siria sono quelli che sono entrati senza consenso”, ha aggiunto Qasemi. 

Non è la prima frizione con Putin

Lo screzio tra i due principali sostenitori del presidente siriano non sembra limitarsi a un battibecco diplomatico: gli iraniani erano apparsi irritati dopo che era emerso che i russi erano stati informati in anticipo da Israele sui raid contro le basi dei miliziani di Teheran. E pare sia successo più di una volta. Così come sorgono dubbi anche sull’origine delle continue esplosioni che stanno mandando in fumo l’arsenale iraniano collocato sul territorio siriano. Ancora oggi, alle prime ore dell’alba, alcune esplosioni sono risuonate a sud di Damasco, nella zona di Najjah, che ospita un’accademia militare e dove, secondo i media israeliani, si trova un’installazione iraniana per la guerra elettronica. È la seconda esplosione anomala negli ultimi giorni: già il 18 maggio in una base siriana vicino Hama era esploso un deposito di munizioni, armi e carburante e questo aveva innescato una reazione a catena. Nessuna spiegazione ufficiale di quell’attacco che, secondo Debka, un sito web legato ai servizi segreti israeliani, era stato sferrato da un ignoto gruppo sul terreno con quattro razzi. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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