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Assange pronto all'estradizione negli Usa (se arriva la grazia per Manning)

Roma – Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, sarebbe pronto ad accettare l’estradizione negli Stati Uniti, se Barack Obama, come suo ultimo atto, concedesse la grazia al suo informatore, Chelsea Manning. L’annuncio è arrivato con un tweet dell’organizzazione, in cui si ribadisce comunque la “chiara incostituzionalità” delle accuse rivolte ad Assange.

If Obama grants Manning clemency Assange will agree to US extradition despite clear unconstitutionality of DoJ case https://t.co/MZU30SlfGK

— WikiLeaks (@wikileaks) 12 gennaio 2017

Chi è Chelsea Manning

Chelsea Manning è un ex soldato americano (si chiamava Bradley e ha cambiato sesso in carcere). Analista d’intelligence, è stata condannata a 35 anni di carcere per aver trafugato e passato a WikiLeaks decine di migliaia di documenti top secret sulla guerra in Iraq.

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Tra i documenti c’è il video Collateral Murder (qui sotto), in cui due elicotteri Apache uccidono 12 civili disarmati, tra cui due reporter della Reuters. In carcere dal 2010, più di 250 esperti hanno condannato le condizioni di detenzione di Manning in una lettera aperta.

Il racconto di Manning: “la mia vita in prigione”

Il New York Times ha raccolto le sue testimonianze dal carcere militare di Fort Leavenworth in Kansas (qui l’articolo). La sua cella misura poco più di 7 metri quadrati. Chelsea Manning, matricola numero 89289, si alza tutti i giorni alle 4:30 del mattino, un’ora prima della sveglia ufficiale. Al NYT racconta le sue giornate, tutte uguali. Durante il giorno costruisce cornici e mobili nel reparto lavoro del carcere. La sera, fino alle 22:05, quando si spengono le luci, legge le tante lettere di persone che la reputano un’icona della libertà. 

“Sono sempre occupata, ho un arretrato di cose da fare: legali, amministrative, richieste della stampa e la scrittura, molta scrittura”, racconta Chelsea Manning in una delle lettere inviate al NYT (perché l’sercito non le èpermette di parlare direttamente con i giornalisti), “essere me stessa è un lavoro a tempo pieno”. 

Nella dichiarazione che accompagna la sua richiesta di grazia, Manning – che oggi ha 29 anni, di cui 7 trascorsi in prigione – ha scritto che non voleva fare male a nessuno e ha chiesto una seconda  possibilità: gettarsi tutto alle spalle e iniziare una nuova vita. Bradley è morto. Adesso è il momento di Chelsea. “Ho bisogno di aiuto”, ha scritto, “vivo continui momenti di ansia, rabbia, disperazione, perdita, depressione. Non riesco a essere lucida. Non riesco a dormire. Ho tentato di togliermi la vita”.

Durante il processo Manning ha chiesto pubblicamente scusa per ciò che ha fatto, sostenendo anche di avere mandati i file a WikiLeaks in un momento in cui era sotto stress in Iraq, sia per la guerra sia per l’essersi resa conto di non essere solamente gay,  come aveva creduto fino a poco tempo prima. In prigione Manning ha avuto un ciclo d’incontri con lo psicologo della prigione e le autorità militari le hanno concesso nel tempo di iniziare delle cure (dal 2014). Ora può indossare biancheria intima, tra cui un reggiseno sportivo, e usare dei “cosmetici leggeri”. All’inizio del 2015 le è stato concesso di avere incontri con un logopedista per ‘ammorbidire’ il tono di voce e di iniziare la terapia ormonale, sotto la supervisione di un endocrinologo militare. Ha scritto Manning: “Ci sono stati cambiamenti significativi nel mio fisico e ne sono orgogliosa”.

Manning – reduce da due falliti tentativi di suicidio – ha chiesto la grazia al presidente Barack Obama. L’ultima chance, prima che arrivi alla Casa Bianca Donald Trump.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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