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assenteismo comune ficarra messina chiude

La regola del “così fan tutti” o del “si è sempre fatto in questo modo” era ben applicata nel piccolo comune di Ficarra, all’ombra dei Nebrodi, nel Messinese. Assenteisti per ‘tradizione’, insomma. I carabinieri ne hanno beccati e indagati 23, circa la metà dei 54 dipendenti dell’ente, tra personale in organico e articolisti; per 16 di questi è scattata l’interdizione.

Nel gruppo dei ‘solerti’ assenteisti c’erano dirigenti e persino l’addetta alla trasparenza e all’anticorruzione. Lunghe pause caffè, auto-concesse per sbrigare affari personali, andare al bar, fare shopping, recarsi dal meccanico oa al mercato, con il tacito e scontato benestare di chi avrebbe dovuto controllare. Chiudere un occhio, meglio tutti e due… che male c’è… Ha ammesso candidamente uno dei vertici amministrativi indagati: “Ho agito in questo modo per trent’anni”.

Conseguenze sono stati, spiega chi indaga, un andazzo elevato a sistema, disservizi e un danno erariale “apprezzabile” che sarà quantificato dalla Corte dei conti. Il giudice per le indagini preliminari di Patti, su richiesta della procura, ha quindi disposto la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio, nei confronti di 16 comunali, sui 23 indagati, accusati di truffa aggravata e continuata ai danni dell’ente pubblico e di false attestazioni o certificazioni.

Il sindaco: “Siamo alla paralisi, così chiudiamo”

Preoccupato e scosso il sindaco Gaetano Artale che all’AGI dice: “Siamo alla paralisi. Stiamo cercano di mandare avanti il Comune con quel poco di personale che ci è rimasto. Abbiamo rilevanti problemi. Tutte le aree, a seguito delle sospensioni, sono state decapitate e stiamo valutando cosa fare per tenere il Comune aperto… Un macigno”.

Il sindaco è cauto sull’inchiesta: “Massima fiducia nella magistratura, ma attendo di potere accedere agli atti prima di dire qualcosa di preciso. In queste cose il Comune è parte lesa, ma se prima non conosciamo le carte non è possibile comprendere la dimensione del fenomeno. Non possiamo certo affidarci ai pettegolezzi e alle notizie dei giornali. In linea astratta deve essere affermato il principio del rispetto dei doveri, in concreto desidero approfondire i fatti”.

Cosa accadrà ai dipendenti se dovessero essere dimostrate le responsabilità: “Ci atterremo scrupolosamente a quello che prevede la legge”. Anche i licenziamenti sono nel conto? “Tutto quello che prevede la legge, nella massima fiducia nei giudici”. Ma non si è mai accorto di un fenomeno che secondo le indagini era consolidato e diffuso: “Non è semplice, anche perché sono diversi gli uffici decentrati”.

Furbetti del cartellino inchiodati, nel corso dell’indagine avviata sin dal 2016 dalla Compagnia di Patti, da immagini e video che hanno documentato, viene detto, “una cronica, diffusa e generalizzata abitudine” ad assentarsi in modo ingiustificato al solo fine di sbrigare faccende personali. Gli indagati evitavano la timbratura dei cartellini in modo da non far risultare i periodi di assenza e subire le conseguenti decurtazioni retributive.

Rilevate 650 assenze arbitrarie per oltre 12.500 minuti. Tra i 16 destinatari della misura cautelare figurano tre dirigenti delle aree tecnica, amministrativa e economico-finanziaria, che rispondono anche dell’omesso controllo nei confronti del personale. Un “sistema fraudolento e patologico”, affermano i magistrati ai danni della pubblica amministrazione, rafforzatosi nel tempo in un contesto di “anarchia amministrativa” e di “arbitrio dei singoli”.

“Un sistema di malaffare di granitica complicità”

“Un sistema di malaffare” che per “pervasività e diffusione” non poteva che realizzarsi e reggere nel tempo attraverso atteggiamenti di “granitica complicità” tra gli indagati, tra chi avrebbe dovuto controllare e i controllati, “in un clima di cronico disinteresse e totale assenza di senso del dovere”. Un dipendente dell’area amministrativa, con ruoli cruciali, in quanto addetto alla predisposizione e gestione delle proposte e degli atti deliberativi della Giunta, del Consiglio comunale, del sindaco e del responsabile d’area, era solito lasciare il municipio, naturalmente senza registrare l’assenza, per recarsi alla rivendita tabacchi, al bar, o al mercato, dal meccanico o presso l’ufficio postale, sfrecciando sotto l’occhio vigile dei militari con la propria auto per uscire dal paese: le complessive assenze per quasi 2.500 minuti gli sono costate l’applicazione della misura cautelare interdittiva di 9 mesi.

Come all’addetta della Segreteria del Comune, con mansioni nell’ambito del settore trasparenza e anticorruzione: con la scusa di recarsi in uffici esterni in soli due mesi ha fatto registrare 160 assenze nel corso delle quali è stata vista dai militari nella propria abitazione. Otto mesi di sospensione per l’istruttore amministrativo addetto all’archivio e ai servizi esterni del Comune e all’addetto all’Ufficio tecnico con varie mansioni, soliti allontanarsi per intrattenersi in conversazioni. Importanti responsabilità sono state attribuite ai tre dirigenti comunali destinatari di misure interdittive da 2 a 11 mesi per l’omesso controllo. Un altro dirigente, venuto a conoscenza delle indagini in corso, ha introdotto soltanto nel 2017 il registro delle uscite temporanee per servizio fuori dagli uffici, d’improvviso drasticamente diminuite.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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