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Attacco Isis in chiesa, sgozzato il parroco

Parigi – Il terrore jihadista ha fatto il suo ingresso per la prima volta in una chiesa europea. Due estremisti di nazionalità francese, probabilmente immigrati di seconda generazione ma nati a Rouen, affermando di “agire in nome dello Stato Islamico” hanno preso cinque persone in ostaggio nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, una piccola località vicino alla città natale, nel cuore della Normandia. Il parroco, l’84enne Jacques Hamel, è stato sgozzato a sangue freddo. Altre tre persone sono rimaste ferite e una di loro, una suora che ha rischiaro anche lei di essere decapitata, versa attualmente tra la vita e la morte.

 

 

 

 Le teste di cuoio della polizia hanno poi ucciso i due assalitori che, secondo testimoni, durante l’attacco urlavano “Allah Akbar!” e “Daesh”, l’acronimo in lingua arabo per Isis. Quest’ultimo, al pari di altre occasioni analoghe, a posteriori ha fatto proprio il sanguinoso gesto, definendo i due “nostri soldati”. In uno degli ultimi numeri la rivista del gruppo, ‘Dar al-Islam’, aveva del resto esortato seguaci e simpatizzanti a colpire, tra gli altri obiettivi, anche “le chiese”. E uno degli aggressori aveva confidato un paio di mesi fa a un parente le proprie intenzioni: “Attaccherò una chiesa”, gli aveva annunciato. Secondo il racconto di una delle suore fatte prigioniere, che però è riuscita a fuggire e a dare l’allarme, il marchio dei jihadisti è stato impresso anche riproducendone una delle più tipiche e macabre consuetudini: filmare l’agonia delle loro vittime. La religiosa ha riferito che i due hanno realizzato un video dell’omicidio del sacerdote, costretto a inginocchiarsi a terra mentre il carnefice “pronunciava un sermone in arabo di fianco all’altare” per estrarre infine il coltello e assassinarlo tagliandogli la gola. Altre armi che quelle bianche non possedevano: nella chiesa ne è stata trovata una in apparenza da fuoco, ma era finta al pari di una cintura esplosiva in realtà innocua.

Uno dei due assalitori era uscito di prigione e indossava braccialetto elettronico

 

Subito dopo l’eliminazione dei due assalitori, che a differenza del 14 luglio a Nizza è stata rapidissima, sono scattate le indagini. Fermato un minorenne legato in qualche modo a uno dei due assalitori, un giovane di 19 anni identificato solo con le iniziali A. K. La casa dove costui aveva dimorato per qualche tempo è stata perquisita, al pari di un’altra abitazione della cittadina. Una di tali operazioni ha condotto a un secondo fermo. A.K era già noto all’anti-terrorismo: il 22 marzo scorso era uscito di prigione, dove era finito con una condanna per associazione a delinquere di stampo terroristico. In precedenza per ben due volte aveva invano cercato di raggiungere la Siria, una via Monaco di Baviera e l’altra passando per Ginevra. Respinto nel maggio 2015 alla frontiera turca e costretto a rientrare in Svizzera, era stato arrestato all’aeroporto ginevrino e, dopo una breve detenzione, estradato in Francia. Qui, una volta scarcerato, in alternativa alla reclusione era stato posto in libertà vigilata ma con l’obbligo d’indossare un bracciale elettronico per la localizzazione. 

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Da Saint-Etienne-du-Rouvray, dove si è recato subito dopo la notizia, il presidente Francois Hollande ha denunciato che l’Isis “ha dichiarato guerra” alla Francia, la quale però risponderà “con tutti i mezzi”, ha assicurato. “Siamo in guerra contro lo Stato Islamico, e dobbiamo vincerla”, ha avvertito. Il premier Manuel Valls a sua volta ha proclamato che il governo “farà blocco” di fronte a un tale “attacco barbarico” mentre il ministro degli Esteri, Jean-Marc Ayrault, ha chiesto ai connazionali di restare “uniti”.

Hollande, siamo in guerra con l’Isis

 

Rientrato subito a Parigi, Hollande ha presieduto un vertice con i ministri dell’Interno e della Giustizia, Bernard Cazeneuve e Jean-Jacques Urvoas, mentre per domani ha convocato all’Eliseo una riunione di emergenza del Consiglio della Difesa e della Sicurezza Nazionali. 

Rouen città dei cento campanili, vi è nato Hollande 

Ha anche telefonato a papa Francesco, esprimendo il cordoglio suo e dell’intero Paese per la tragica fine del sacerdote assassinato. In partenza per Cracovia per la Giornata Mondiale della Gioventù, il Pontefice ha manifestato “partecipazione al dolore e all’orrore per una violenza così assurda”, condannando nella maniera “più radicale ogni forma di odio”.

 Il dolore del Papa, violenza assurda

In partenza per Cracovia, per la Giornata Mondiale della Gioventù, il pontefice, papa Francesco, è stato informato, “partecipa al dolore e all’orrore per questa violenza assurda”, ha detto padre Lombardi, e ha espresso la “condanna più radicale di ogni forma di odio”. “Arriva l’abominio”, ha sintetizzato l’orrore Dominique Lebrun, arcivescovo di Rouen, decidendo di rientrare subito da Cracovia per essere vicino alla comunità cattolica colpita. A titolo precauzione gli artitificieri hanno ispezionato la chiesa alla ricerca di eventuali ordigni lasciati. (AGI)

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