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Atti sessuali su una ragazzina, tre anni al frate – Il Cappuccino, ex parroco a Sant’Elia di Ravagnese, giudicato colpevole anche dalla Corte d’Appello

SANT' ELIA RAVAGNESE 01 REGGIO CALABRIA – È stata confermata anche dalla seconda sezione della Corte d’Appello presideuta da Lilia Gaeta (a latere Adriana Costabile e Angelina Bandiera) la condanna a tre anni di reclusione nei confronti dell’ex parroco di Sant’Elia di Ravagnese, il frate cappuccino P.C. di 77 anni, colpevole anche per i giudici di secondo grado dei reati di atti sessuali su una minorenne e atti osceni in luogo pubblico.

Il sostituto procuratore generale Franco Mollace ha chiesto la conferma della pena inflitta dall’allora gup Santo Melidona. E la richiesta del pg è stata accolta in pieno dalla Corte d’Appello che non solo ha confermato la pena detentiva ma ha confermato anche il risarcimento nei confronti dei genitori della vittima che si erano costituiti parte civile ed erano rappresentati dall’avv. Nino Delfino.

Il difensore del frate si è battuto per cercare di fare attenuare la pena nei confronti del proprio assistito avanzando prima un’eccezione procedurale perché la querela era stata presentata dopo che erano state effettuate le intercettazioni che hanno inchiodato il Cappuccino. E poi, dopo che la Corte ha respinto l’eccezione, ha chiesto ai giudici di giudicare il religioso per reati di minore gravità.

I giudici, invece, non hanno tenuto conto delle richieste avanzata dalla difesa e hanno confermato in toto la sentenza emessa in primo grado con il rito abbreviato che ha già comportato lo sconto di un terzo della pena per l’imputato.

I fatti oggetto del processo si sono svolti quando la vittima aveva appena 13 anni e il frate era parroco a Sant’Elia di Ravagnese. La gente cominciò presto a parlare delle “attenzioni” che il settantenne P.C. stava rivolgendo all’adolescente e da lì presero il via le indagini che accertarono i fatti che portarono prima all’arresto del frate in flagranza di reato e poi alla sua condanna in primo grado.

Ieri, dunque, è giunto a conclusione anche il secondo capitolo di questa turpe storia giudiziaria. Un storia che, da qualunque prospettiva la si guardi, lascia un retrogusto amaro per i protagonisti e per il reato in sè che mette in luce tutta la miseria umana.

di Piero Gaeta

da Gazzetta del sud

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