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autobus atac esplode prende fuoco roma

Un’alta colonna di fumo che si leva dal centro di Roma, seguita da un boato. Molti passanti e turisti avranno pensato, come prima cosa, a un attentato. A esplodere, causando per fortuna solo un ferito lieve, era stato invece lo pneumatico di un mezzo dell’Atac della linea 63 che ha preso fuoco in via del Tritone. La prontezza dell’autista, che ha evacuato subito il bus e tentato di spegnere le fiamme con l’estintore in dotazione, ha evitato fortunatamente conseguenze più gravi. Ma la prossima volta potrebbe andare peggio. E che capiti di nuovo è tutt’altro che difficile. Secondo quanto riporta il profilo Twitter Mercurio Viaggiatore, molto attivo nella denuncia dei problemi del Tpl nella Capitale, questo è il nono mezzo della società di trasporti pubblici capitolina che si incendia dall’inizio dell’anno. Nel 2017 sono state invece 22 le vetture che hanno preso fuoco, 20 dell’Atac e due di Roma Tpl, la società che serve le linee in estrema periferia.

La ragione è la carenza di manutenzione di un parco mezzi che ha “un’età media molto avanzata”, sottolinea in una nota l’Atac, che ha avviato un’indagine interna e assicura di aver messo in campo azioni che “hanno consentito di abbattere i casi di incendio sulle vetture di circa il 25% nel primo quadrimestre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017”. 

Mancano i soldi per la manutenzione

A luglio dello scorso anno, poco prima di dimettersi in polemica con l’amministrazione Raggi, l’allora direttore generale dell’Atac, Bruno Rota, aveva lanciato un allarme piuttosto esplicito: “L’effetto combinato dell’anzianità del parco mezzi e l’impossibilità di fare interventi di manutenzione, dato che non si trovano fornitori disposti a darci credito, fa sì che non si riesca a far fronte alle esigenze di normale funzionamento”. Ovvero, sommersa da un debito di quasi un miliardo e mezzo, l’azienda del trasporto pubblico non ha i soldi per riparare i bus guasti. E il caso di oggi fa rumore perché avvenuto su un mezzo in servizio ma scene simili, nelle rimesse, sono ormai un’abitudine. 

Niente pezzi di ricambio? Si prendono dai rottami

“Gli incendi, meno plateali ma ugualmente gravi per le vetture rispedite nei depositi, si manifestano in media ogni quattro giorni, cioè un autobus ogni 96 ore finisce «ricoverato» per anomalie – scintille, fumo, minaccioso odore di bruciato – che in un caso o nell’altro rendono necessari ulteriori controlli”, scriveva il Corriere nel marzo 2017, “con una sola conseguenza possibile: i mezzi in circolazione faticano a coprire anche soltanto le corse giornaliere già ridotte di 2.700 rispetto al contratto di servizio in piedi col Comune”. Il parco bus dell’Atac, scriveva il quotidiano, “è stravecchio e usurato”: “Si stima che ogni giorno almeno 300 vetture restino ferme, bloccate tra i depositi di Magliana e Tor Sapienza. Così, in assenza di pezzi di ricambio, è diventato normale anche cannibalizzare le carcasse disponibili e inservibili. Con un doppio danno: peggiorare lo stato di salute dei bus già in officina e adeguare alle vetture circolanti ricambi già utilizzati ed eventualmente usurati”. e la situazione, un anni dopo, non sembra affatto migliorata. 

Mezzi in servizio per quasi 24 ore

L’obsolescenza dei bus non è però l’unico problema. A essere soggetti a incendi sono infatti anche i bus nuovi, ovvero quelli acquistati dalla giunta Alemanno, sottolineò il Post, sempre nel marzo 2017, riprendendo un articolo del blog specializzato Odissea Quotidiana. “Alcuni di questi bus iniziano il servizio alle 7 del mattino e lo finiscono alle 21 per poi riprendere il servizio sulle linee notturne da mezzanotte alle 5:30 e, dopo essere ritornati in deposito per i cicli di pulizia e rifornimento, prendono servizio sulle linee diurne”, spiegò l’articolo, “queste vetture sono sfruttate al massimo e naturalmente aumenta la possibilità di inconvenienti che possono rivelarsi anche gravi, come gli incendi”. E a soffrire di un utilizzo eccessivo sono proprio quei mezzi acquistati da pochi anni per rimpiazzare quelli ormai inservibili.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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