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“Autocertifico che sono morto”, ecco i dieci moduli più assurdi dell’amministrazione pubblica

Con 190 mila leggi, l’Italia detiene il record di ipertrofia normativa: in Francia sono meno della metà.

29/06/2015 –
giuseppe salvaggiulo –

«Chi è morto alzi la mano» è il titolo di un giallo della scrittrice francese Fred Vargas, ma potrebbe essere anche l’inizio di un’esplorazione nel labirintico pianeta dei moduli della pubblica amministrazione. Ci sono moduli per confermare precedenti moduli. Perfino per dichiarare di essere vivo o morto.

La Repubblica italiana è fondata sui moduli. Cervellotici o surreali, sono l’esempio della standardizzazione e del tentativo di regolare dogmaticamente con un procedimento ogni attività umana. Ingranaggi di un gigantesco meccanismo, oggettivo e automatico, come una catena di montaggio.

Ma per i cittadini i moduli sono montagne da scalare. A ciascuno di noi è capitato di sentirsi impotente e stupido davanti a un modulo da compilare. Da un lato ci sono l’astrusità e la complessità delle regole da seguire, degne de «Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta». Dall’altro il timore di sbagliare, fondato sulla consapevolezza che mancherà sempre un timbro, una marca da bollo, una firma autenticata, una copia conforme…

 

Il diabolico genio della pubblica amministrazione italiana è riuscita a elaborare una casistica di modulistica cervellotica che ha fatto sobbalzare il dott. Ciro Amendola, creatura letteraria del costituzionalista Alfonso Celotto. Amendola, direttore della Gazzetta Ufficiale e gran cultore della raffinatezza giuridica, ha individuato la top ten dei moduli più assurdi.

 

Esistenza in vita

Secondo le istruzioni dell’Inps, i pensionati residenti all’estero devono completare ogni anno l’autodichiarazione di esistenza in vita. E dunque: «Il sottoscritto… nato… residente… consapevole delle sanzioni penali previste per il caso di dichiarazione non veritiera, così come stabilito dall’articolo 76 del decreto 445 del 2000, dichiara di essere tuttora vivente…». Al di là della scaramanzia, è un modulo paradossale. Se lo scrivente dichiara il falso, significa che vivo non era, cioè che era morto. Ma se era morto, a chi si applicano le sanzioni penali sulle dichiarazioni non veritiere? Forse si notificano via fax metafisico nell’aldilà?

 

La mitica Pec

Convegni, forum, pubblicità: ci hanno riempito la testa con la necessaria digitalizzazione della pubblica amministrazione, che ha come scheletro la posta elettronica certificata. Rappresenta la garanzia di aver inviato una e-mail da cui discende la possibilità di attribuirle ogni valore legale (come una raccomandata postale). Ma per mandare e ricevere queste e-mail con valore di comunicazioni ufficiali alla pubblica amministrazione occorre una casella di posta elettronica abilitata, speciale. E come si fa a ottenerla? Incredibile: con modulo cartaceo, se del caso corredato di copia del documento di identità e con firma autenticata. Per attivare una procedura tutta informatica, non basterebbe un atto informatico?

 

Fotocopia conforme

Gli italiani sono un popolo di falsari? A riflettere bene sulla diffidenza legislativa per le fotocopie pare di sì. L’Italia ama la legalità formale e quindi diffida delle fotocopie. Troppo facile fare taglia e cuci e poi fotocopiare, aiutati da un po’ di bianchetto. L’articolo 47 del decreto 445 del 2000 impone che le copie siano autenticate mediante una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. Con un apposito modulo, in cui il «detentore» dell’originale attesta la conformità dell’originale alla fotocopia. Ovviamente con firma autenticata e copia del documento (a sua volta da autocertificare? Speriamo di no…).

 

Cassonetti

Gran parte dei contenziosi condominiali nasce della posizione dei cassonetti della spazzatura. Averli in prossimità del portone o di un balcone è causa di fastidio e puzza, per cui di cerca di spostarli. Qualcuno lo fa nottetempo, ma se si vuole rispettare la regolarità amministrativa occorre richiederlo con la compilazione dell’apposito modulo. Prendiamo il caso del comune di Reggiolo. Istruzioni sul sito Internet. «Per quanto riguarda lo spostamento, sarà necessario comunicare all’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) il codice del cassonetto che si intende spostare (indicato sulla parte frontale del cassonetto) e indicare la nuova posizione (quartiere, via – eventualmento civico -). Sarà necessario indicare le motivazioni di tale richiesta. Una volta ricevuta la comunicazione, l’ufficio ambiente e Sabar (il Consorzio di gestione dei rifiuti, ndr) provvederanno a verificare la possibilità di effettuare lo spostamento. Se non sono necessarie opere di muratura, come creazione di piazzola o altro, in 7 giorni lavorativi verrà effettuato lo spostamento, mentre se saranno necessarie opere di muratura il tempo previsto per l’accoglimento della richiesta sarà indicativamente 3 o 4 mesi». Segue apposito modulo!

 

Patente

I più affrontano l’esame della patente ricorrendo ai servizi delle scuole guida. Forse anche per evitare la compilazione del complicato modulo di richiesta della patente, il famigerato TT 2112 del Modulario Trasporti. Testualmente: «Il presente modulo – completato in ogni sua parte e corredato dei prescritti documenti – va presentato all’Ufficio Provinciale che – dopo la registrazione – lo restituisce corredato dei documenti in originale con la ricevuta che vale quale autorizzazione a esercitarsi per il prescritto esame di guida. Il modulo medesimo deve essere conservato con cura e presentato con i documenti di cui sopra a ogni prova di esame». Basterebbe questo esordio in oscuro burocratese per scoraggiare i più. Sicuramente è più facile imparare a guidare che non imparare a compilarlo senza inesattezze. Del resto, come recita lo stesso modulo, «ogni imprecisione o inesattezza deve essere tempestivamente segnalata all’Ufficio Provinciale perché provveda alle indispensabili correzioni».

 

Le imposte «semplici»

Tasse, maledette tasse. Agenzia delle Entrate, Equitalia e gabellieri vari hanno predisposto una serie infinita di moduli per agevolare (dicono) il contribuente. Basta un modulo e ogni istanza può essere presa in considerazione. Peccato che per compilare l’apposito modulo serva una laurea in diritto tributario. Se non un master. Un esempio per tutti. La dichiarazione Iva 2015. Un modulo di 15 pagine, diviso in 18 quadri (da «VA» a «VZ» e relative «sezioni») che necessita di 98 pagine di istruzioni alla compilazione. Una media di sei pagine e mezza di istruzioni per ogni pagina di modulo da compilare! Un test di intelligenza? Ma anche nei casi in cui la pubblica amministrazione cerca di semplificarci la vita sono comunque necessarie 100 pagine di istruzioni. E’ il caso del 730 precompilato, novità del governo Renzi propagandata come semplificazione.

 

Equitalia

Se poi si hanno problemi a pagare le tasse, la modulistica si complica ulteriormente. Consideriamo le richieste di rateizzazione da sottoporre a Equitalia. Viene richiesta la allegazione o autocertificazione di Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), Isr (Indicatore della situazione reddituale), «indice di liquidità», «indice alfa»… Tutti dati a cui i comuni mortali accedono con una certa difficoltà, mentre la pubblica amministrazione potrebbe più facilmente ricavarli dall’incrocio delle banche dati. Eppure si continuano a preferire i cari, vecchi moduli.

 

Bilinguismo

I moduli diventano poliglotti quando vanno affrontate questioni di plurilinguismo. Emblematico il caso della provincia di Bolzano, nella quale si possono ottenere i patentini per il riconoscimento del bilinguismo o del trilinguismo (tedesco e ladino) mediante adeguati moduli in più lingue, anche con compilazione on line.

 

Caro estinto

In pieno ossequio alla regole sulle dichiarazioni sostitutive dei certificati, un paio d’anni fa era divenuto leggendario lo zelo del Comune di Saronno che aveva predisposto anche l’autocertificazione della dichiarazione di morte. Dopo aver suscitato ironie assortite su Internet, il Comune è corso ai ripari con una più terrena «Dichiarazione sostitutiva certificato di morte», che viene redatta e autocertificata dai congiunti del de cuius.

 

La morte scaduta

Sempre riguardo alla fine della vita si è posta l’incredibile questione della scadenza del certificato di morte (da richiedere con apposito modulo). In puntuale applicazione dell’articolo 33 del decreto 223 del 1989, le certificazioni scadono dopo tre mesi dal rilascio. Del resto lo status delle persone può cambiare (da celibe a coniugato, da senza figli a con prole) per cui è giusto che i certificati abbiano un termine. Ma a pensarci bene alcuni stati, tipo la morte, non sono umanamente modificabili. Quindi è insensato pensare che il relativo certificato scada. E’ così intervenuto il legislatore che con l’articolo 41 del decreto 445 del 2000 ha precisato: «I certificati rilasciati dalle pubbliche amministrazioni attestanti stati, qualità personali e fatti non soggetti a modificazioni hanno validità illimitata. Le restanti certificazioni hanno validità di sei mesi dalla data di rilascio se disposizioni di legge o regolamentari non prevedono una validità superiore».

Ma molti continuano a pensare che anche il certificato di morte valga sei mesi, come risulta su internet agli indirizzi (www.assimedici.it e www.evisura.it). Confidano nella resurrezione?

http://www.lastampa.it/2015/06/29/italia/cronache/autocertifico-che-sono-morto-ecco-i-dieci-moduli-pi-assurdi-dellamministrazione-pubblica-1pmsAiCU2m18WFyvD9XjoO/pagina.html

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