TwitterFacebookGoogle+

“Avanti con la Brexit”. May governerà con gli unionisti di Belfast

È andata male ma poteva andare peggio per Theresa May. A scrutinio quasi completato, i Conservatori hanno perso la maggioranza parlamentare, che la premier sperava di accrescere con il voto anticipato, ma hanno comunque abbastanza seggi per poter formare un governo puntellandosi ai dieci deputati del Democratic Unionist Party, la formazione che rappresenta i protestanti dell’Irlanda del Nord. I ‘tories’ e il Dpu insieme avrebbero 328 seggi, due in più del minimo necessario. Non è quindi un ‘hung Parliament’ come si paventava guardando ai dati degli exit poll ma non lo è per poco. E la Dpu si trova con un potere negoziale fortissimo: May non avrà alternative se vorrà governare. I liberaldemocratici, europeisti e vecchi partner di coalizione di David Cameron, non intendono andare al potere con una leader che al referendum si era schierata a favore del ‘Leave’, seppure in maniera tiepida. 

“Rispetteremo la promessa della Brexit”

“Farò un governo per rispettare la promessa di Brexit che il popolo britannico ha deciso”, è la prima dichiarazione di May dopo appena 15 minuti di colloquio con la Regina Elisabetta a Buckingham Palace, parlando di fronte al numero 10 di Downing Street, con il marito Philip al suo fianco. May ha detto che il suo governo punterà sulla equità e sulle opportunità, e ha aggiunto che “nei prossimi cinque anni costruiremo un paese in cui nessuno, nessuna comunità resterà indietro”. Ma ciò di cui il paese ha più bisogno è sicurezza e certezza – ha proseguito – e solo un’alleanza di governo tra Conservatori e Unionisti può assicurarla nell’interesse dell’intero Regno Unito”. “Adesso mettiamoci al lavoro”, ha concluso May dopo aver letto la sua dichiarazione ai cronisti assiepati di fronte alla residenza del primo ministro britannico.

Il nuovo Parlamento britannico

Così la Camera dei Comuni dopo le elezioni legislative. Manca ancora un seggio da assegnare, quello di Kensington.

  • Partito Conservatore: 318 seggi
  • Partito Laburista: 261 seggi
  • Partito liberaldemocratico: 12 seggi
  • Scottish National Party: 35 seggi
  • Democratic Unionist Party: 10 seggi
  • Sinn Fein: 7 seggi
  • Plaid Cymru: 4 seggi
  • Verdi: un seggio
  • Altri: un seggio

Una scommessa finita male

Gli inglesi, si sa, amano le scommesse. Quella di Theresa May è però finita malissimo. Ha peccato di “hybris”, dice Paul Nuttal, leader degli euroscettici dell’Ukip, scomparsi dal Parlamento avendo perso, con la Brexit, la loro ragion d’essere. La premier aveva convocato le elezioni anticipate sperando di accrescere i propri consensi e avere così un mandato più solido per le trattative sulla Brexit. Invece ha perso la maggioranza parlamentare ed è costretta ad un accordo di coalizione che le consetirebbe di governare con appena tre voti. E senza alcuna alternativa possibile.

I liberaldemocratici hanno infatti deciso di non ripetere l’esperienza del governo di coalizione, inaugurata nel 2010, quando, sotto la guida di Nick Clegg portarono la loro – allora consistente (57 seggi) – pattuglia di deputati a sostegno del governo di David Cameron. L’ufficio stampa del nuovo leader del partito, Tim Farron, ha fatto sapere subito di “aver ricevuto un sacco di telefonate ma solo per essere chiari: diciamo no a qualsiasi coalizione. Nessun accordo”.

Corbyn: “La Brexit prosegua come previsto”

Il Labour Party è “pronto a servire il paese”, ha dichiarato Jeremy Corbyn, ribadendo la richiesta di dimissioni di Theresa May, che oggi “non ha un governo forte, stabile e con un programma”. Corbyn ha aggiunto che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue deve procedere come previsto. Corbyn, si legge sul Guardian, ha rivendicato il buon risultato del Labour “dovunque” nel paese, in Galles e in Scozia. Tutti coloro che hanno lavorato a questo successo, ha sottolineato, “devono essere orgogliosi”. Si tratta di una pesante vittoria personale per un leader fortemente criticato all’interno del suo partito.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.