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Avviso di condanna per il numero due della nunziatura in Italia. Ma quando e come lo sa solo il papa

Monsignor Luca LorussoNon c’è pace, da un anno a questa parte, nella nunziatura della Santa Sede in Italia.

Tra papa Francesco e il nunzio Adriano Bernardini è gelo. Jorge Mario Bergoglio lo conosce bene e non gliel’ha perdonata. Quando Bernardini era nunzio in Argentina, tra il 2003 e il 2011, tirava le fila dell’opposizione all’allora arcivescovo di Buenos Aires, tra l’altro facendo nominare trentacinque nuovi vescovi quasi tutti contro le sue indicazioni e aspettative.

Ma ora nel mirino del papa è finito il numero due della nunziatura, monsignor Luca Lorusso (nella foto).
E vi è finito pubblicamente, col papa che l’ha additato alla generale riprovazione nientemeno che nell’aula Nervi, davanti ai vescovi e al clero della diocesi di Roma lì convocati il 6 marzo per il tradizionale incontro d’inizio quaresima.

Nella trascrizione ufficiale del discorso di Francesco la riprovazione di Lorusso non c’è. Ma tutti l’hanno ascoltata e il sito web del vicariato di Roma l’ha riportata.

Ha detto testualmente il papa, subito dopo il saluto del cardinale vicario Agostino Vallini e prima di iniziare il discorso vero e proprio:

“Sono stato molto colpito e ho condiviso il dolore di alcuni di voi, ma di tutto il presbiterio, per le accuse fatte contro un gruppo di voi; ho parlato con alcuni di voi che sono stati accusati e ho visto il dolore di queste ferite ingiuste, una pazzia, e voglio dire pubblicamente che io sono vicino al presbiterio, perché qui gli accusati non sono sette, otto o quindici, è tutto il presbiterio. Voglio chiedere scusa a voi, non tanto come vescovo vostro, ma come incaricato del servizio diplomatico, come papa, perché uno degli accusatori è del servizio diplomatico. Ma questo non è stato dimenticato, si studia il problema, perché questa persona sia allontanata. Si sta cercando la via, è un atto grave di ingiustizia e vi chiedo scusa per questo”.

Francesco non ha fatto nomi, ma i riferimenti a fatti e persone erano lampanti.

Nel giugno del 2013 un ex prete dimesso dallo stato clericale per reati di natura sessuale su minori, Patrizio Poggi, in una trasmissione televisiva su la7, aveva rovesciato accuse di analoghi comportamenti infamanti su una dozzina di ecclesiastici romani. La magistratura fece le sue indagini, interrogò anche monsignor Lorusso, il quale prese le difese di Poggi e sostenne che le sue accuse erano attendibili e fondate. Ma le conclusioni furono opposte. Per la magistratura le accuse erano parte di un “sordido complotto” e arrestò l’ex prete.

La faccenda era sembrata non aver seguito. Invece, nove mesi dopo, Francesco l’ha ritirata fuori di colpo davanti a centinaia di preti e vescovi allibiti. Con Lorusso che ancora occupa il suo ruolo in nunziatura. E col papa che, senza aver ancora deciso nulla, ha fatto sapere a tutti che “si studia il problema, perché questa persona sia allontanata”.

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