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Azienda e ambiente raccontati dagli imprenditori

Roma – Un progetto per coinvolgere alcuni imprenditori italiani e condividere le loro esperienze, i progetti, i sogni, le difficoltà cui sono andati incontro, mossi da un sentimento di responsabilità nei confronti delle persone e dei luoghi e verso una bellezza e un’armonia ereditate dai secoli.

E’ questo «Utopie – Imprenditoria e valorizzazione del paesaggio italiano» della Fondazione Franco Maria Ricci, che ha chiesto a Brunello Cucinelli, Oscar Farinetti, Laura Zegna, di partecipare a un ciclo di incontri, aperti al pubblico e gratuiti, in programma per tutta la primavera 2016 nel Labirinto della Masone.

Le lectio hanno lo scopo di dare una buona notizia: in Italia sono molti i capitani d’impresa che condividono con Ricci la cura verso il nostro paesaggio, non soltanto attraverso la tutela e conservazione, ma anche grazie a progetti nuovi che valorizzano l’ambiente in cui sono inseriti.

Non necessariamente per creare produttività si deve compromettere un paesaggio: anche il business può essere “bello” e gli imprenditori coinvolti in questo progetto portano esempi di questa filosofia. Cucinelli ha creato benessere a Solomeo (PG), suo luogo di nascita, restaurando il borgo e creando nuove attività. Farinetti invece ha ripristinato la tenuta di Fontanafredda (CN) conservandone gli aspetti storici, ma dando anche lo stimolo per la crescita culturale in un ambiente particolarmente innovativo e piacevole e facendola così diventare un punto di riferimento anche per i residenti della zona.

Il Labirinto della Masone è proprio un primo esempio di un’utopia diventata realtà: un labirinto di bambù che rappresenta un vero e proprio lascito, un modo di restituire ad un lembo di Pianura Padana che comprende Parma, e zone limitrofe, almeno una parte di tutto quello che Ricci ha ricevuto da questo territorio.

Oltre dieci anni di lavoro e parecchi milioni di euro dopo quella visione, Fontanellato ha ricevuto “in dono” una delle strutture più incredibili del mondo: il labirinto in bambù e la magnifica corte-museo che lo rende un gioiello, già meta dei turisti che, da tutta Europa, arrivano in Italia per visitarne i luoghi più affascinanti. Il territorio circostante ne ha beneficiato, com’è successo anche in altri luoghi d’Italia riportati a nuova vita dalle idee degli imprenditori che da lì sono partiti per dare la scalata al mondo.

Il bambù è una pianta straordinaria, che non si ammala, non si spoglia d’inverno, a causa della sua veloce crescita, assorbe grandi quantità di anidride carbonica lasciando a noi l’ossigeno (protocollo di Kyoto) e non provoca disastri o trombe d’aria. La speranza della Fondazione Franco Maria Ricci è che, tra qualche anno, questa pianta diventi un elemento importante del paesaggio padano, e che gli imprenditori italiani accettino di mascherare i loro capannoni con le delicate cortine verdi delle canne di bambù. Cambiare il volto della Val Padana, restituendole una grazia perduta, è oggi il più ambizioso dei sogni di Ricci. (AGI)

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