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Bagnasco, 3 anni da cappellano militare e 4mila euro di pensione

L’Italia spende 9 milioni di euro l’anno per pagare i cappellani militari per stipendi, uffici e pensioni. Come quella del Cardinal Bagnasco.

Una bella pensione, quella del cardinal Angelo Bagnasco, pagata coi soldi degli italiani.

La guerra tra Stato e Santa Sede sui costi dei cappellani militari è in atto da diversi anni. E forse per la prima volta l’Italia sembra essere riuscita a vincere la prima battaglia. L’ordinariato militare, infatti, nei giorni scorsi ha annunciato l’accordo con il governo per tagliare di 3-4 milioni le spese statali per i cappellani che supportano i nostri soldati al fronte e in caserma.

La pensione di Bagnasco

Una cifra non indifferente, considerando che le spese totali a carico dello Stato erano di circa 9 miloni di euro all’anno. Soldi che finiscono in stipendi per i preti, uffici e, soprattutto, pensioni. Chi passa qualche anno da cappellano, infatti, matura il diritto ad una pensione che fa gola a molti. L’Inpdap, come scrive il Messaggero, per la verità non riesce nemmeno a dire esattamente a quanto ammonti la spesa per questi vitalizi, che sono conteggiati nel totale delle spese militari. Rosari, Bibbia, confessioni e mitragliette finiscono nello stesso grande calderone del bilancio militare. Nella pentola bolle anche la pensione di Angelo Bagnasco, ex presidente dell Cei ed ex cappellano per tre anni, che intasca così ogni mese 4mila euro.

I numeri dell’Ordinariato

Ora il testo della legge per la spending review verrà presentato in Aula. Una capitolazione per la Chiesa italiana, che è stata sempre molto gelosa dei privilegi acquisiti nel tempo. Non si tratta di un cambiamento radicale come la revisione del Concordato, ma è uno sgambetto che molti Vescovi avrebbero preferito evitare. I cappellani sono 158, il cui stipendio dipende dal grado che ricevono e in base agli scatti di anzianità. Possono andare da quellio di tenente, fino ad arrivare al colonnello. L’ordinario Militare, invece, ha la stessa dignità (e lo stesso stipendio) di un generale di corpo d’Armata.

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