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Bambina di Matera morta per aver ingerito Slime fatto in casa? Cosa sappiamo finora

Una bambina di 9 anni è morta il 12 ottobre scorso all’ospedale Bambino Gesù di Roma, probabilmente per una intossicazione da metanolo, sostanza contenuta in alcuni prodotti chimici tra cui la schiuma da barba. Le prime indagini tossicologiche confermano una elevata presenza di metanolo nel sangue della bambina. Ne dà notizia il Corriere della Sera. L’ipotesi, ancora tutta da verificare, è che la vittima possa aver ingerito una piccola dose di Slime autoprodotto, il noto pongo gelatinoso molto in voga tra i bambini, che si può anche produrre in casa per gioco proprio usando la schiuma da barba. Questa, secondo il Corriere, la prima, parziale, conclusione a cui è arrivata la procura.

Scrive il giornale: “Non ci sono al momento prove della relazione tra i valori del sangue alterati e il decesso della bambina — che ha sofferto di due attacchi di cuore senza avere mai avuto patologie specifiche — e non ci sono cause legate al gioco in sé. Si sarebbe trattato, nel caso, di un decesso quanto mai accidentale, forse un’allergia”. 

La bambina si era sentita male nella sua casa di Matera il 5 ottobre ed era stata portata al pronto soccorso dell’ospedale della cittadina della Basilicata. Dopo le analisi di rito i medici hanno  riscontrato la presenza massiccia di metanolo e hanno così convenuto trasferimento d’urgenza all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove la bimba è appunto morta qualche giorno dopo. La procura di Roma sta indagando per omicidio colposo, ma per ora non ci sono iscritti nel registro degli indagati.

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“Il pm Maurizio Arcuri e l’aggiunto Nunzia D’Elia indagano per omicidio colposo – scrive ancora il Corriere – al momento contro ignoti e senza colpe mediche all’orizzonte. E, in attesa dei risultati dell’autopsia e degli esami tossicologici per cercare eventuali malformazioni cardiache mai emerse o allergie mai manifestate, i magistrati hanno dato disposizione ai carabinieri della città lucana di passare al setaccio la scuola, la casa, il quartiere dove la bambina viveva in una famiglia normalissima e con altri due fratelli”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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