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Banche: Bankitalia, serve bad bank, aiuterebbe ripresa

(AGI) – Roma, 30 apr. – Una societa’ specializzata per l’acquisto delle sofferenze delle banche italiane potrebbe contribuire ad aiutare la ripresa economica. Lo dice la Banca d’Italia che dedica una intera sezione del suo Rapporto di primavera sulla stabilita’ finanziaria alla questione della ‘bad bank’. Secondo via Nazionale inoltre, l’eventuale ‘bad bank’ italiana per non configurarsi come aiuto di Stato “dovrebbe avere caratteristiche diverse da quelle realizzate in altri paesi europei: in particolare, a differenza di quanto accaduto altrove, il veicolo acquisterebbe i prestiti in sofferenza al valore di mercato: il suo intervento non configurerebbe quindi un aiuto di Stato”. Secondo Bankitalia, “il protrarsi della debolezza dell’attivita’ economica e il recepimento nei bilanci bancari dei risultati della revisione della qualita’ degli attivi hanno determinato un aumento dei flussi di prestiti deteriorati nell’ultimo trimestre del 2014. Cio’ nonostante i tassi di copertura continuano a crescere. Sono allo studio iniziative per ridurre lo stock di partite deteriorate nei bilanci delle banche; il loro avvio contribuirebbe a sostenere la dinamica del credito a famiglie e imprese e, per questa via, la ripresa economica. Via Nazionale dopo aver ricordato che “la grave recessione che ha colpito l’economia italiana negli ultimi anni ha causato un forte peggioramento della qualita’ del credito nei bilanci delle banche” aggiunge “l’istituzione di una societa’ specializzata per l’acquisto di crediti deteriorati (asset management company, AMC) e la conseguente riduzione del peso delle partite anomale nei bilanci delle banche avrebbero numerosi e importanti effetti positivi”. Gli effetti, continua Bankitalia, “si tradurrebbero in minori costi di gestione e maggiore trasparenza dei bilanci, con ricadute positive sulle banche in termini di capacita’ di attrarre capitali e accesso ai mercati della raccolta all’ingrosso; eliminerebbero i restanti vincoli all’offerta di prestiti, contribuendo a riavviare il mercato del credito e la ripresa degli investimenti; creando le premesse per processi di aggregazione, favorirebbero la concorrenza sul mercato bancario e guadagni di efficienza; agevolerebbero lo sviluppo del mercato dei crediti deteriorati, in quanto l’AMC opererebbe come market maker e aumenterebbe la trasparenza di prezzo (si stima che nella media dei paesi europei che hanno istituito AMC, circa il 40 per cento delle transazioni di crediti deteriorati faccia capo alle AMC stesse)”. Bankitalia ricorda infine che l’istituzione di una ‘bad bank’ pubblica potrebbe configurare un aiuto di Stato, in questo caso dovrebbero essere adottate diverse misure “(richiesta alle banche aderenti di piani di ristrutturazione, misure di burden sharing, cio� di condivisione degli oneri con azionisti e creditori subordinati) che, nel contesto italiano, appaiono incoerenti con la realizzazione dell?intervento”. Quindi e’ la conclusione di Via Nazionale, l’eventuale ‘bad bank’ italiana “dovrebbe pertanto avere caratteristiche diverse da quelle realizzate in altri paesi europei: in particolare, a differenza di quanto accaduto altrove, il veicolo acquisterebbe i prestiti in sofferenza al valore di mercato: il suo intervento non configurerebbe quindi un aiuto di Stato”. Ma , poiche’ un mercato della cessione dei crediti deteriorati ‘non esiste’, bisognerebbe indiviudare una sorta di valore “equo” della sofferenza. (AGI) .
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