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Barabba

In precedenti articoli ho presentato l’ipotesi che i vangeli cristiani, canonici, consistessero in una trattazione allegorica del mito solare già utilizzato dalla religione egizia. L’analisi principale su cui questa decifrazione veniva effettuata si basava sul rapporto fra Giovanni Battista e Gesù e sul loro alternarsi nell’incontro sul Giordano. E’ questo l’episodio iniziale dei due vangeli indipendenti di Marco e di Giovanni ed è il primo e fondamentale racconto allegorico in cui è sintetizzato il mito.

In questa breve nota vedremo che la ricerca dell’allegoria solare può essere ampliata e permettere una interessante decodifica dell’episodio della liberazione di Barabba al processo di Gesù:

Così come lo scambio di consegne fra Giovanni Battista e Gesù avviene al solstizio d’inverno, un altro scambio avviene all’equinozio di primavera, ripresentando un’altra allegoria del mito solare egizio.

Barabba compare brevemente in tutti e quattro gli evangelisti ma vediamo la descrizione di Matteo:

Mt 27, 15-21: “Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!».”

Non viene detto per cosa fosse accusato se non che era stato arrestato in una sommossa in cui era avvenuto un omicidio e che era un personaggio conosciuto, definito comunque “brigante” da Giovanni. Questi dettagli sono assolutamente insignificanti per capire la sua liberazione che viene definita usanza pasquale ma che non è attestata da nessuna altra fonte. Vedremo subito che questo personaggio doveva essere utilizzato perché a Pasqua avveniva un altro fenomeno astrale già allegorizzato dalla mitologia egizia.

L’episodio trova un collegamento biblico in

Levitico 16, 7-10: “Poi prenderà i due capri e li farà stare davanti al Signore all’ingresso della tenda del convegno e getterà le sorti per vedere quale dei due debba essere del Signore e quale di Azazel. Farà quindi avvicinare il capro che è toccato in sorte al Signore e l’offrirà in sacrificio espiatorio; invece il capro che è toccato in sorte ad Azazel sarà posto vivo davanti al Signore, perché si compia il rito espiatorio su di lui e sia mandato poi ad Azazel nel deserto.”

in cui la vittima sacrificale viene sorteggiata fra due capri e l’altro lasciato libero, ma assume nuovi e diversi significati nel contesto di una astro-teologia.

Bar Abba significa figlio di Abba, e abba è la parola aramaica che significa padre.

Ho presentato il passo di Matteo perché in alcuni manoscritti (Codici Q, f1, 700) viene riportato anche che Barabba si chiama Gesù, Gesù figlio del Padre, quasi a voler esplicitamente suggerire una gemellarità con il protagonista dei vangeli. Gli apologeti cattolici sono contrari a questa affermazione dicendo che non corrisponda a “Gesù figlio del Padre” o che comunque padre non debba intendersi Dio.

Sono le stesse sacre scritture a confutarli:

Marco 14,36: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu.”

Romani 8,15: “Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: «Abba, Padre»

Galati 4,6: “Ora perché voi siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei vostri cuori che grida: «Abba, Padre»

Accettata questa interpretazione che Gesù Nazareno e Gesù Barabba sono l’uno l’alter ego dell’altro, constatata la gemellarità che sembra sorgere dalla descrizione evangelica, ci vengono subito alla mente altri gemelli ritrovati nella decodifica della mitologia egizia (Si veda l’articolo: Il mito egizio eliopolitano interpretato in chiave solare) in cui il sole assume nome diversi e viene rappresentato da una divinità diversa, in alcuni casi gemellare con attributi opposti, in altri è la stessa divinità che cambia nome e connotati in base all’azione che svolge.

Dopo l’uccisione di Osiride il figlio Horus prende il suo posto e inizia una lotta con lo zio Seth. Questa lotta si esplica sia ogni giorno sia durante l’anno, e Horus rappresenta il sole crescente mentre Seth rappresenta il sole calante.

Nell’alternarsi annuale fra i due Soli è possibile investigare più in dettaglio quello che avviene durante il sole crescente dal solstizio d’inverno SI al solstizio d’estate seguente.

Durante la prima fase della sua missione Horus è blando nella sua azione, per quaranta giorni è ancora inefficace (i quaranta giorni nel deserto di Gesù) e la sua luce ancora non splende, e rimarrà blando fino all’equinozio di primavera, in cui avviene il miracolo che la luce inizia a prevalere sul buio.

bar_nazIn questa prima fase (SI-EP), a causa della sua debole azione, Horus è Giovane e viene chiamato Arpocrate, il dormiente; dopo l’equinozio di primavera però si risveglia e diventa Horus Vecchio, dalle piene capacità fecondanti che espleterà magnificamente fino al solstizio d’estate (EP-SE successivo) garantendo l’inondazione del Nilo e la nascita delle messi.

A Pasqua, per ragioni sacrali, ma sarebbe più corretto dire all’equinozio di primavera in quanto la Pasqua ricorre nel giorno di luna piena successivo (Si veda l’articolo “Una pasqua di duemila anni fa”), avviene il passaggio di ruolo fra Horus il Giovane e Horus il Vecchio, allegoria del sole che sorge dal quadrante inferiore, dagli inferi, dall’oscurità, e entra nel quadrante superiore apportatore di nuova luce: è questo il passaggio, Pesach, che avviene tante volte nel racconto biblico.

Allo stesso modo la presenza di un Gesù figlio del Padre alla condanna a morte di Gesù, ma principalmente la sua liberazione, ci fa supporre che Barabba rappresenti il suo sostituto, il suo continuatore, come Horus Vecchio nel mito egizio.

Gesù lo annunzia prima del suo arresto:

Gv 16,7: “Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito(*); ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò“.

(* Questo attributo viene tradotto in modi diversi: Consolatore, Avvocato, Paraclito, cioè Colui che, invocato, viene in soccorso e toglie gli affanni e le preoccupazioni).

Con l’avvento del Consolatore-Barabba inizia la massima irradiazione solare, che culminerà con il solstizio d’estate.

Il giorno in cui Giovanni prende il posto di Gesù, Seth sostituisce Horus, e il sacrificio all’equinozio di primavera ha dato i suoi frutti ancora una volta: i campi sono pieni di messi e l’uva cresce rigogliosa nel vigneto.

© Pier Tulip 2012-2017

Estratto dal libro KRST – Gesù un Mito Solare

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