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Bartolomucci, la nuova sfida è ricreare fiducia 

Roma – Da migranti, alla crisi economico-finanziaria, alle tensioni geopolitiche: viviamo “la stagione delle incertezze”. La sfida della diplomazia non è solo quello di trovare soluzioni bensì di aiutare il mondo a “ritrovare la fiducia, individuare nuove politiche di convivenza e integrazione, tenendo conto che alcuni modelli non hanno funzionato o ci hanno illuso”. Proprio questo e’ il tema della nuova edizione del Festival della Diplomazia che dal 20 al 28 ottobre tornerà ad animare Roma con oltre 50 eventi, piu’ di 30 ambasciatori stranieri coinvolti, per un totale di 280 relatori. “La kermesse metterà in moto tutta una serie di discussioni e Roma, per la sua internazionalità, è il luogo piu’ adatto per questo tipo di eventi”, ha spiegato all’AGI Giorgio Bartolomucci, segretario generale del Festival. 

“L’incertezza di cui si parla nel titolo è una realta’ nei fatti: in questi giorni si sente parlare delle conseguenze della Brexit, della crisi dei migranti, della situazione incerta per i risultati delle elezioni Usa. L’anno prossimo ci saranno le elezioni in Francia e Germania, in Italia a dicembre c’è il referendum costituzionale”. A queste ansie e paure, si uniscono “le tensioni tra le grandi potenze, i conflitti geopolitici locali, la minaccia del terrorismo e l’aumento delle disuguaglianze. Lo stesso progetto europeo può essere messo a rischio dalla rinascita di nazionalismi e dalla creazione di barriere”, ha proseguito Bartolomucci, affermando che “quella che è una condizione emotiva conosciuta in ambito psicologico e sociologico è diventata un elemento fondamentale in campo economico, politico e finanziario”.

In questa situazione, il ruolo della diplomazia è quello di lavorare per “prevenire che tutto questo porti a un accentuarsi degli stati di tensione nelle istituzioni multilaterali ma anche nei rapporti tra gli Stati. L’incertezza non appartiene ai diplomatici, che devono essere sempre molto ottimisti per trovare un punto di incontro. La sfida nuova, quindi, e’ quella di formulare nuovi modelli per poter creare le condizioni per ritrovare la fiducia, individuare nuove politiche di convivenza e integrazione, tenendo conto che alcuni modelli non hanno funzionato o ci hanno illuso”. “Qui non diamo soluzioni, ma siamo convinti che se ne debba parlare”, ha sostenuto, puntando l’attenzione sull’importanza di una “maggiore conoscenza, dialogo e confronto”. Altrimenti, il rischio sono “le tendenze totalitarie”.
Ad aprire il Festival, giovedì, saranno “due figure che hanno pochissimo in comune: l’ambasciatore del Brasile in Italia, Ricardo Neiva Tavares, e l’etologo dell’Istituto Superiore della Sanita’, Enrico Alleva. Loro due saranno chiamati a parlare della semantica della diversita’ perche’ dobbiamo confrontarci su cosa vuol dire questa parola, e lo faremo da un punto di vista politico e uno naturale”.
Epicentro di questo dialogo, suddiviso in 5 macro aree, sara’ Roma, per Bartolomucci “una citta’ internazionale come nessun’altra al mondo, ma che finora non ha molto approfittato di questa internazionalita’”. La kermesse sara’ aperta a tutti e cerchera’ di coinvolgere “tante fasce sociali, non solo gli addetti ai lavori, ma anche migliaia di studenti su dibattiti che non sono usuali o alla moda ma che possono spingerli a guardare fuori dai confini”. L’obiettivo è “stimolare un dibattito di cui c’e’ molto bisogno perche’ altrimenti ci chiudiamo nel nostro mondo, con le nostre paure, e così è piu facile la presa del populismo”. (AGI)

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