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Bassolino: «Il partito è nel burrone. Va rifondato».

Il giorno dopo l’inchiesta che ha coinvolto due esponenti Pd, Antonio Bassolino torna a farsi sentire via social: «’Renzi intervenga con determinazione, prima che il Pd precipiti in un burrone politico e morale’. Questo post era un grido di dolore e di allarme sul Pd a Napoli. È stato scritto prima delle liste, della campagna elettorale, dei guai delle ultime ore. Purtroppo nel burrone il Pd è precipitato». Il premier mercoledì sera in tv ha annunciato che entrerà nelle sedi del partito con il lanciafiamme; lunedì dopo la batosta alle comunali partenopee (appena 11,64%) ha comunicato che a Napoli il Pd sarà commissariato subito dopo i ballottaggi. Per Bassolino non basta: «Per rimetterlo in piedi si deve rifare tutto: commissariare il Pd provinciale e regionale con persone autorevoli e fuori dalle rigide correnti. Azzerare l’attuale tesseramento militarizzato e lottizzato. Bisogna preparare un congresso di rifondazione. Bisogna dare al partito un corpo (iscritti veri),una testa (un gruppo dirigente),un’anima. Dobbiamo muoverci subito, con responsabilità e passione politica». Alessandro Di Battista, dal blog di Beppe Grillo, attacca i dem: «Non riescono a vincere neppure se imbrogliano. Il Pd a Napoli ha fatto pacco, doppio pacco e contropaccotto. Renzi ha detto che andrà con il lanciafiamme nelle sedi del suo partito, intanto ci sono entrati i carabinieri con un mandato di perquisizione. Una beffa per il partito di Renzi e di Verdini che anche a Napoli erano alleati».
Oggi pomeriggio è prevista l’assemblea provinciale, all’ordine del giorno: le amministrative; il turno di ballottaggio (da cui la candidata dem è esclusa); varie ed eventuali. Nel terzo punto potrebbe rientrare la discussione sulle tre inchieste del Pd di Napoli. La prima riguarda le primarie per la scelta del candidato sindaco (senza la formulazione di ipotesi di reato),nata dalla diffusione dei video di Fanpage con lo scambio di monete da un euro ai seggi. Ieri è stato aperto un secondo fascicolo, ancora dopo la diffusione del video di Fanpage, questa volta girato domenica per le comunali con presunti passaggi di banconote e materiale elettorale in diversi quartieri. Infine mercoledì la procura partenopea, sezione reati contro la Pubblica amministrazione, ha ordinato la perquisizione dei comitati elettorali e delle abitazioni di due candidate dem, Anna Ulleto (eletta in Consiglio comunale con 2.263 voti) e Rosaria Giugliano (297 voti alla municipalità Mercato Pendino) indagate per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale.
La procura ipotizza che Ulleto e Giugliano possano aver ottenuto le preferenze in cambio di promesse di inserimento nel programma Garanzia Giovani, finanziato dalla regione, dedicato ai ragazzi tra i 15 e i 29 anni: 500 euro per tirocini formativi presso aziende pubbliche e private per sei mesi, rinnovabili per altri sei. Ulleto, vicepresidente della onlus Mondo Nuovo, aveva corso per il Pd anche alle regionali, ottenendo 7.714 preferenze, non sufficienti per entrare in consiglio. Ieri si è autosospesa dal partito. Dalle abitazione e comitati elettorali sono stati sequestrati due computer e una serie di documenti, tra cui elenchi che potrebbero contenere i nomi di chi aveva promesso il proprio voto. Perquisizioni anche nei confronti di altri tre indagati, di cui non sono noti i nomi, uno dei quali avrebbe fatto parte dello staff delle candidate durante la campagna elettorale. L’inchiesta è scaturita da intercettazioni telefoniche nell’ambito di un’indagine della Dda di Napoli sulle attività dei clan nella zona della Ferrovia.
Adriana Pollice

(Il Manifesto, 10 giugno)

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