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Basta turisti cafoni e maleducati, le città d'arte cominciano a difendersi

Non sarà di certo questo a rovinare le loro vacanze, ma quest’estate i turisti non sono affatto i benvenuti. Almeno in alcune delle città europee più visitate al mondo. Non fa sconti nemmeno l’Italia dove Venezia, Roma e Firenze, hanno introdotto una serie di misure per frenare la maleducazione di alcuni viaggiatoricome il divieto di fare il bagno nelle fontane di Roma.  Chi, invece,  prova a sedersi sui gradini delle basiliche di Firenze, verrà – letteralmente – innaffiato. Più ostile Venezia, che da tempo si oppone al grande afflusso di turisti che – sostengono i cittadini – sta cambiando il volto della Serenissima, per via di negozi di souvenir che spuntano come funghi, di kebab e di bed and breakfast che fagocitano gli appartamenti del centro storico. La soluzione? I veneziani non hanno dubbi: introdurre il numero chiuso. Ma il comune ha in mente qualcosa di diverso. 

Il settore turistico non conosce crisi

Secondo il World Economic Forum,  l’anno scorso sono stati registrati 1,2 miliardi di arrivi internazionali, 46 milioni in più rispetto al 2015. Al punto che le Nazioni Unite hanno individuato nel 2017 l’anno internazionale per lo sviluppo del turismo sostenibile. 

E il numero dei viaggiatori è destinato ad aumentare nel prossimo decennio. A trainare sono soprattutto le capitali, le megalopoli e città d’arte, sulle quali ricade la prima scelta delle fughe di 48 ore, il cosiddetto turismo “mordi e fuggi”. Proprio questo tipo di viaggio porta i turisti a riversarsi nelle città e a utilizzare le stesse infrastrutture dei cittadini per raggiungerle, il tutto in un periodo molto breve. “Ci sono troppe persone che fanno le stesse cose nello stesso momento. E l’impressione dei residenti è che la città non appartenga più a loro”, spiega al Guardian Xavier Font, professore di marketing e sostenibilità dell’Università del Surrey. 

Barcellona “odia i turisti”

Non si tratta di sputare nel piatto in cui si mangia, ma di trovare il giusto equilibrio attraverso un modello di turismo sostenibile, sostiene Font, originario di Barcellona. La città catalana da 1,6 milioni di abitanti conta 30 milioni di turisti all’anno, il suo porto è il più frequentato d’Europa e l’aeroporto di El Prat è al secondo posto tra quelli che registrano una crescita maggiore. Un flusso costante che genera denaro, certo, ma gli abitanti di Barcellona non tollerano più i viaggiatori, al punto che per un barcellonese su due rappresentano “il problema più grande della città”. Nella città della Sagrada Familia, dove il turismo incide per il 12% del Pil cittadino, soprattutto dalle Olimpiadi del 1992 in poi, gli abitanti sono scesi in piazza la settimana scorsa per protestare contro i visitatori, con tanto di cartelli con su scritto “Barcellona odia i turisti” e “Guell vi odia” all’ingresso del parco intitolato al celebre artista. Soprattutto, se la prendono con chi “uccide i quartieri”, affittando B&b in pieno centro e costringendo la classe media a trasferirsi in zone più periferiche dove i prezzi sono più adatti al portafoglio di una famiglia media. 

Itinerari insoliti e alloggi fuori mano, le soluzioni sostenibili

Cosa fare allora? Per Font è necessario iniziare a lavorare prima dell’arrivo dei turisti. “Solo così si alleggerirà l’impatto che il settore ha sulle abitudini e sulla vita dei cittadini”. Wd è in questa direzione che si stanno già muovendo proprio quelle città che hanno dichiarato guerra ai turisti: Barcellona, Amsterdam e Venezia.

Barcellona

Grazie alle sue competenze, Font è stato ingaggiato dal comune di Barcellona per capire come promuovere un turismo sostenibile. Le sue indicazioni sono state incluse nel piano strategico 2020. E qualcosa, la città catalana, lo sta già facendo. Innanzitutto diversificando i turisti in base alla tipologia e ai loro interessi. L’auspicio è che studiando e promuovendo un’offerta più ampia, si arrivi a decongestionare i luoghi più visitati. Ma Barcellona non è l’unica a essersi rimboccata le maniche dopo le proteste.

Amsterdam 

Sul sito ufficiale della città di Amsterdam, i visitatori sono sollecitati a prenotare le stanze appena fuori dal centro storico perché “Ogni zona di Amsterdam ha il suo carattere, il suo fascino ed è ricca di musei, negozi e ristoranti”. Il sito passa al setaccio quartiere per quartiere illustrandone i pregi e indicando i collegamenti. In questo modo non solo – forse – indirizzerà i visitatori verso altre zone, facendo respirare il centro e assicurando nuove entrate a quartieri meno in vista, ma “dimostrerà agli abitanti che sta facendo tutto il possibile per decongestionare il centro”, spiega Font.  

Venezia

Mentre i veneziani dicono no alle Grandi navi e ai turisti, il comune ha accolto le proteste con una nuova campagna lanciata lo scorso mese dall’hashtag “RispettaVenezia che prevede multe fino a 500 euro per chi fa picnic in pubblico, nuota nei canali e persino per chi sosta troppo a lungo sui ponti. Ma soprattutto, sul sito del comune, la Serenissima fornisce consigli di viaggio e itinerari alternativi al di fuori dei circuiti ordinari. L’iniziativa si chiama “Detourism – Turismo sostenibile” e propone giardini, edifici, chiese e percorsi insoliti ma altrettanto belli, a Venezia e nella laguna. Si va dalla visita al ghetto ebraico alla scoperta delle tecniche di costruzione delle gondole, fino ai quartieri più autentici e alle cappelle meno conosciute ma preziose dal punto di vista artistico. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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