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Basta violenza sulle donne “Duecentomila in piazza”

Articolo di Flavia Amabile (Stampa 27.11.16)

“”«Perché sono venuto? Perché lo voleva mamma». E’ sincero, Giuseppe. Ed è sincera anche sua mamma Elisabetta. «E’ vero. Se non pensiamo noi mamme a educare i nostri figli, chi dovrebbe farlo? » Erano migliaia le madri che ieri hanno chiesto ai figli di accompagnarle alla manifestazione contro la violenza. C’erano anche molti padri, tantissime figlie femmine. E poi gli adolescenti, senza genitori perché a scendere in piazza con mamma e papà si corre il rischio di essere presi in giro per il resto dei propri giorni. E’ andata così la giornata organizzata dalla rete «Io Decido» insieme con la rete dei centri antiviolenza e l’Udi, l’Unione donne italiane. Migliaia di persone (per gli organizzatori prima 100mila, poi 200mila) a sfilare. Non si vedevano strade così piene su una “questione di donne” dal debutto del movimento “Se non ora quando”. Era il 2011, il presidente del Consiglio si chiamava Silvio Berlusconi e bisognava sottolineare che le donne italiane non erano quelle delle intercettazioni che iniziavano ad essere pubblicate. E bisogna risalire al 2007 per trovare una piazza altrettanto affollata per denunciare la violenza degli uomini contro le donne nel nostro Paese. Un’altra Italia? Per nulla, a giudicare dagli slogan, i canti, gli striscioni. C’è chi scrive: «Per le donne morte non basta il lutto, pagherete caro, pagherete tutto». Oppure: «Siamo femministe, siamo sempre quelle, siamo milioni di forza ribelle».
«La verità è che siamo qui di nuovo perché dopo tanti anni che abbiamo combattuto la violenza maschile ancora non si ferma», spiega Vittoria Tola, responsabile dell’Udi, Unione Donne in Italia. Il motivo? «Le politiche in questo Paese non sono adeguate» e, comunque, «non vogliamo più perdere nessuna donna ma la violenza resta e si è trasformata nella modernità». I soliti discorsi da vecchie femministe? Le mamme in piazza la pensano allo stesso modo. «Quelli che sembravano dei diritti acquisiti possono essere cancellati se non si ricomincia a lottare», spiega Silvia, che alla manifestazione ha portato la figlia Emanuela.
Il principale imputato è la politica e proprio la politica è assente. In ogni senso. Nessuno degli slogan o dei cori si rivolge contro chi ha ruoli di potere ma nessuno di chi ha ruoli di potere ieri è sceso in piazza. Non c’è la sindaca di Roma, Virginia Raggi. E non c’è la ministra con la delega per le Pari Opportunità Maria Elena Boschi, impegnatissima nell’ultima settimana di tour per il referendum. Appare Livia Turco che da sempre segue le donne. Fece lo stesso anche nove anni fa ma era ministra, la mandarono via. Stavolta la accolgono con baci e abbracci ma non ha più ruoli decisionali. Ci sarebbe anche Roberta Agostini, deputata del Pd, ma il resto della folla sono le donne dei centri antiviolenza arrivate da tutt’Italia, i ragazzi dei centri sociali,i collettivi, le associazioni legate ai diritti civili, e poi un esercito di famiglie con i figli nei passeggini, sugli skateboard, a piedi. In piazza perché lo voleva mamma. E anche il papà, per fortuna.””

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