TwitterFacebookGoogle+

Batteri fluorescenti e laser, le nuove 'armi' contro le mine inesplose

Batteri fluorescenti e laser potrebbero diventare i migliori alleati degli sminatori impegnati nella difficile opera di bonifica dei territori dove ancora si nascondono milioni di micidiali ordigni. Come racconta il Guardian, un gruppo di ricercatori della Hebrew University, in Israele, ha testato con successo un sistema per identificare le mine inesplose usando batteri geneticamente modificati per emettere un segnale fluorescente in vicinanze delle mine, che possa essere captato da un laser. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature Biotechnology.


Nel mondo ci sono 100 milioni di mine inesplose

Secondo i dati dell’International Campaign to Ban Landimines si stima ci sono 100 milioni di mine sparse in 70 Paesi nel mondo, triste eredità di conflitti passati, che hanno già provocato 500mila feriti, con 15-20mila persone in più che si vanno ad aggiungere al triste bilancio ogni anno. I metodi per identificarle e bonificare l’area – un lavoro lento e pericoloso – sono rimasti di fatto invariati negli ultimi 75 anni.

Su cosa si basa il metodo israeliano

La ricerca israeliana si basa sul fatto che gli esplosivi contenuti nelle mine rilasciano minuscole quantità di vapore, di fronte al quale alcuni organismi reagiscono. Da qui l’idea di usare dei batteri, circondati da perline polimeriche, che emettono un bagliore in presenza di questo vapore, in modo da individuare le mine tramite sistemi laser che potrebbero anche essere montati su veicoli, droni inclusi. Al momento, il sistema è stato testato sul terreno a una velocità di 18 centimetri al secondo, un tasso che i ricercatori del professor Shimshon Belkin vorrebbero aumentare.

Non è la prima volta che batteri vengono sviluppati per ‘accendersi’ in presenza delle mine, già nel 2009 un gruppo di ricerca dell’Università di Edimburgo era arrivato a risultati simili. Ma sembra che questo sia il primo sistema di individuazione degli ordigni inesplosi grazie alla tecnologia potenzialmente funzionante.

Da migliorare la velocità di scansione e le dimensioni dell’attrezzatura

“I nostri dati sul campo mostrano che biosensori possono essere utili in un sistema di individuazione delle mine”, ha affermato Belkin, sottolineando però che il progetto richiede ulteriori sviluppi. Ci sono diversi ostacoli da superare, come “il potenziamento della sensibilità e stabilità dei batteri sensori, il miglioramento della velocità di scansione per coprire ampie zone, e la creazione di attrezzatura di scansione più compatta che possa essere usata a bordo di un drone”. 


Per approfondire:

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.