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Bauman-Mauro. Il nostro tempo e’ così indecifrabile?

Articolo di Raffaele Liucci (sole 6.9.15)

“”Una lettura straniante, questo denso dialogo – non un’intervista – sul tempo presente fra Zygmunt Bauman ed Ezio Mauro. Siamo proiettati in un universo algido, oscuro, indecifrabile, popolato da corpi spettrali, vagolanti senza requie. Uno scenario quasi post-apocalittico, già prefigurato da molta letteratura catastrofistica e distopica. E sì che i due illustri autori, pur critici della società attuale, non sono certo degli outsider. Bauman, sociologo di fama internazionale, nell’ultimo quindicennio ha riscosso uno straordinario successo per i suoi studi sulla «modernità liquida». Mauro, direttore di Repubblica dal ’96, s’è sobbarcato l’onere di traghettare il variopinto arcipelago del post-comunismo italiano dalla poesia alla prosa, ossia dal sole dell’avvenire all’economia di mercato quale unico orizzonte possibile.
Ma è giustificato il pessimismo di queste pagine? A volte si ha l’impressione che i due «dialoganti» (d’accordo su quasi tutto) tendano a far coincidere la fine del loro mondo con la fine del mondo tout court. Questo è evidente soprattutto nella terza e ultima parte, il cuore del volume: una brillante disamina del web, rottamatore del giornalismo cartaceo. Ormai in via d’esaurimento la lettura del quotidiano come «preghiera mattutina» (Hegel), siamo bombardati da un «pulviscolo informativo» in cui è sempre più difficile «separare il grano dal loglio». Eppure, secondo Mauro, se la rete appaga la nostra ansia d’informazioni, solo il «buon vecchio giornale», gestito da professionisti, può gratificare la generale fame di conoscenza. Sarà senz’altro così, però non dobbiamo dimenticare che il giornalismo moderno, nell’ultimo secolo e mezzo, è stato afflitto da censure e manipolazioni. Se il futuro s’annuncia opaco, il passato non è mai stato un modello di trasparenza.
La prospettiva storica è forse la grande assente in questo dialogo. Quando Bauman, di fronte al caos odierno, rievoca l’«armonia prestabilita» dei decenni scorsi, rimpiange un’età dell’oro che in fondo non è mai esistita. Per esempio, cent’anni fa il senso di comunità, oggi rimpianto da molti, era ancora radicato, ma questo non ci ha salvati dal socialismo reale e dal nazismo, forse anch’essi figli di quella frenesia d’appartenenza. Per non parlare della storia sociale. Steven Pinker, autore di un monumentale tomo al riguardo, potrebbe infatti replicare a Bauman che – al netto delle nevrosi imperanti – la nostra epoca è la migliore di sempre. Lo confermano tutti gli indici: dall’aspettativa di vita al tasso di violenza, crollato rispetto ai secoli precedenti.
Altro risvolto qui affrontato è quello della solitudine del cittadino globale. Come monadi sprovviste di oblò, viviamo in uno «spazio smaterializzato», senza più sentirci padroni del nostro destino. Probabilmente Mauro ha ragione quando afferma che nel nostro Paese, in un quadro sociale tanto disgregato, si sfaldano pure i principi dell’ethos repubblicano, lasciando il campo aperto al populismo. E tuttavia, la solitudine, di per sé, non è un disvalore. Le arti, le lettere e persino le scienze sono costellate di eremiti geniali, da Glenn Gould a John Nash. Ma forse è anche vero che l’asocialità come fenomeno di massa, propiziata da smartphone e PC, può condurre a un mondo atomizzato, sempre più ingovernabile e vulnerabile.
Se la diagnosi è quasi certa, più incerta resta la prognosi. La ragione illuministica soccomberà definitivamente? Il villaggio globale si trasformerà in una megalopoli cacofonica? L’automazione robotizzata sostituirà il lavoro umano? Difficile dirlo, visto che indovinare il corso della Storia è stato il sogno disatteso di ogni Cassandra. Ancora non sappiamo se stiamo galleggiando in un «interregno», preludio di una nuova epoca, oppure in un’estrema propaggine del Novecento. Ma forse, come dice Bauman citando Gramsci, «la sfida della modernità è vivere senza illusioni, e senza diventare disilluso». Quasi un lampo di speranza, su un fondale tenebroso.
Zygmunt Bauman ed Ezio Mauro, Babel , Laterza, Roma-Bari, pagg. X-160, € 16,00.””

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