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Beatrice Covassi, via del dialogo per risolvere le crisi

Roma – In una stagione di incertezze, “la diplomazia, formale e informale, è il modo per approfondire i problemi, dialogare e trovare soluzioni alternative, anche per sfatare luoghi comuni e avere una visione più corretta e comprensiva delle sfide e delle possibili soluzioni”. Ma anche il modo di “parlare di Europa alla gente normale”. Ne è convinta Beatrice Covassi, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, che oggi inaugura a Roma la VII edizione del Festival della Diplomazia, una kermesse di oltre 50 appuntamenti che fino al 28 ottobre animeranno la capitale. Parlando all’Agi, Covassi ha riconosciuto la difficoltà del momento vissuto ma ha messo l’accento sulle parole del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, secondo il quale questa è anche “un’opportunità per ripensare a come costruire insieme il futuro”. Fondamentale è il dialogo per comprendere meglio, ma anche lavorare sulla “percezione” delle minacce, come nel caso della crisi dei migranti, con “un numero di arrivi in Italia che quest’anno non ha subito aumenti. Sono numeri che restano importanti ma che sono contenuti rispetto alle previsioni più allarmistiche”.

“Ci siamo attrezzati meglio, c’è un migliore coordinamento fra tutte le autorità che operano”, ha spiegato, riconoscendo tuttavia che “resta da fare tantissimo: un discorso sull’integrazione, soprattutto riguardo a rifugiati e migranti legali, in una prospettiva però più positiva”, e parallelamente “fare di più con i Paesi africani e del vicinato, come proposto dal migration compact”. Tanti i temi trattati in questi otto giorni con una carrellata di eventi, conferenze, dibattiti aperti a tutti, tra cui tanti studenti. “E’ molto importante non fare riunioni tra pochi addetti ma riuscire ad aprire la porta a persone o luoghi non normalmente accessibili”, ha sostenuto la rappresentante, forte sostenitrice del Festival, con l’obiettivo di “far capire che la diplomazia non è solo quella delle cancellerie, ma è anche quella culturale, promossa attraverso scambi artistici, universitari, a tutti i livelli”. “Da questo punto di vista – ha concluso – è molto importante per il mio mandato riuscire a parlare di Europa alla gente normale, con parole semplici e concrete, e cercare di far percepire la presenza dell’Europa qui e non solo a Bruxelles, sfatando il pensiero comune di una Bruxelles lontana”. (AGI)

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