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Berdini si è dimesso, Raggi respinge con riserva. Tutte le poltrone saltate in 6 mesi

Roma – L’assessore Paolo Berdini si è dimesso. La sindaca Virginia Raggi le ha respinte, ma con riserva. Berdini ha avuto un incontro con Raggi. Ha chiarito tutto. “Si è scusato”, ha detto la sindaca. E’ lei stessa a parlare al termine dell’incontro avuto nel pomeriggio con l’assessore all’Urbanistica. Lui ha comunque rimesso il mandato, ribadendo la sua stima a Raggi. Tutto questo dopo una mattinata di tensioni provocate dalle frasi pubblicate dal quotidiano ‘La Stampa’, smentite, ribadite punto per punto dal quotidiano. Se la sindaca dovesse accettare le dimissioni, sarebbe il decimo incarico che salta, o cambia, sal varo della giunta Raggi, se si tiene conto di assessori e dirigenti delle partecipate della Capitale. 

8 febbraio. Si dimette l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini 

Dopo un colloquio pubblicato da La Stampa in cui avrebbe dato al sindaco dell’impreparata e circondata da “una corte dei miracoli”, l’assessore all’Urbanistica si dimette. “Ho incontrato Virginia Raggi in Campidoglio: le ho ribadito la stima che merita. Provo profonda amarezza per la situazione che si è venuta a creare. Ne ho preso atto e, pertanto, ho rimesso il mandato conferitomi dalla sindaca lo scorso luglio” dice Berdini ai cronisti. Il sindaco respinge le dimissioni, ma con riserva. “Una conversazione carpita dolosamente da uno sconosciuto che non si è nemmeno presentato come giornalista” commentato Berdini, che si scusa con Virginia Raggi e contrattacca: “Da mesi il sottoscritto lavora per riportare la materia urbanistica e l’affidamento degli appalti pubblici nella più assoluta trasparenza. E’ questo il programma della nuova amministrazione: un’azione limpida che evidentemente crea problemi ad alcuni gruppi di potere”.  

18 dicembre. Frongia non è più vicesindaco 

Virginia Raggi annuncia le dimissioni di due suoi collaboratori: il vicesindaco e assessore allo Sport Daniele Frongia – che però lascia solo la carica di vicesindaco – e il capo della segreteria Salvatore Romeo. Raggi lo comunica ancora pubblicando un post sulla propria pagina Facebook. La decisione arriva dopo mesi di crescente ostilità del Movimento 5 Stelle verso alcuni dei dirigenti scelti da Raggi per governare. I militanti li ritenevano eccessivamente legati alle amministrazioni precedenti. Una situazione diventata insostenibile dopo l’arresto di Raffaele Marra – capo del personale del Comune e anche lui molto vicino a Raggi – avvenuto il 16 dicembre per accuse di corruzione.

16 dicembre. Marra, capo del personale del Comune, viene arrestato

Raffaele Marra, capo del personale del comune di Roma e considerato molto vicino alla sindaca Virginia Raggi, è arrestato con l’accusa di corruzione. L’indagine risale al 2013, quando Marra era a capo del dipartimento politiche abitative del comune di Roma durante la giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno. Marra è accusato di aver ricevuto soldi per comprare a prezzi scontati alcuni appartamenti di proprietà di un ente previdenziale.
 

13 dicembre. Si dimette l’assessore all’ambiente Paola Muraro 

Nella notte tra lunedì 12 e martedì 13 dicembre l’assessore all’Ambiente del comune di Roma Paola Muraro rassegna le dimissioni dopo aver ricevuto un avviso di garanzia. Con un video su Facebook Virginia Raggi annuncia di averle accettate. “Sono tranquilla e convinta di riuscire a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti – aveva affermato- tuttavia, per senso di responsabilità istituzionale e per rispetto verso questa amministrazione, ho deciso di dimettermi in attesa di chiarire la mia posizione”.

 

8 settembre. De Dominicis è indagato per abuso d’ufficio, non può fare l’assessore

La giunta di Virginia Raggi perde un altro elemento. Raffaele De Dominicis, l’assessore al Bilancio scelto da Raggi. Ed è ancora con un post su Facebook che la sindaca lo comunica ai suoi elettori spiegando che “l’ex magistrato e già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio – in base ai requisiti previsti dal M5S – non può più assumere l’incarico di assessore al Bilancio della giunta capitolina” perché risulta indagato dalla procura di Roma per il reato di abuso d’ufficio. “Mi considero vittima di un complotto e di una ingiustizia gravissima e senza precedenti. Sono i codici della Repubblica che devono prevalere, il buon diritto ed i provvedimenti motivati e non i codici etici spesso frutto di improvvisazione e di opportunismo” dice da parte sua De Dominicis. 

 

1 settembre. Si dimette il capo di Gabinetto Carla Romana Rainieri 

Il capo di Gabinetto della giunta Raggi, Carla Romana Raineri, giudice della Corte di Appello di Milano, si dimette a seguito di un parere dell’anticorruzione che contesta una errore nel tipo di contratto scelto dal Campidoglio per inquadrare il suo ruolo. Rainieri aveva commentato dicendo: “diffiderò chiunque avanzi l’ipotesi che le mie dimissioni siano legate all’accettazione dell’articolo 90 ovvero a riduzioni dei miei compensi, perché non è così”. In un post su Facebook la sindaca Raggi, che ha anche chiesto il parere dell’Anac, scrive: “Trasparenza. È uno dei valori che ci contraddistingue e che perseguiamo. Per questo motivo abbiamo deciso di chiedere un parere all’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, su tutte le nomine fatte finora dalla Giunta”.

1 settembre. Si dimette anche il super assessore al Bilancio Minenna 

Dopo le dimissioni di Rainieri arrivano anche quelle dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna. Per giorni non ci sono spiegazioni specifiche, a parte il caos che vive la giunta. Poi si affida anche lui ad un post su Facebook. “Ho sentito il dovere di rassegnare le dimissioni dall’incarico quando ho percepito quello che definirei eufemisticamente un ‘deficit di trasparenza‘ nella gestione della procedura di revoca di quella delicatissima e nevralgica figura amministrativa del capo di Gabinetto, vero garante della legalità e trasparenza nella tecno-macchina comunale”. 

​1 settembre. Si dimettono Solidoro (Ama) e Rettighieri (Atac)

Non sono parti della giunta, ma pezzi importanti delle partecipate del comune. In particolare, l’amministratore unico di Ama (azienda municipale per l’ambiente e i rifiuti) Alessandro Solidoro e il direttore generale di Atac (l’azienda dei trasporti), Marco Rettighieri. L’effetto-Minenna diventa una tempesta perfetta. Solidoro fa sapere che “dopo le dimissioni dell’assessore al bilancio per l’incarico affidatomi non ci sono più le condizioni“. Lascia. E anche per il vertice Atac “vengono meno le condizioni” e così Marco Rettighieri, direttore generale chiamato dall’allora commissario Tronca, va via. “Una delle ragioni che mi ha spinto a lasciare nasce da un’intromissione che non mi ha fatto piacere; da una lettera ufficiale che l’assessore Meleo ha indirizzato a Brandolese (suo amministratore unico, ndr) e me in cui si intromette in affari di una società, anche se partecipata. È una palese violazione delle regole del buonsenso ed è la goccia che ha fatto traboccare il vaso”,  spiega Rettighieri. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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