TwitterFacebookGoogle+

Bergamo. Vescovo chiede a preti di ridurre le spese: Non prendete impegni che non mantenete, Perché alla fine la diocesi paga i debiti dei preti

56768400Si tratta di un documento “riservato” arrivato a tutti i parroci a metà febbraio. E’ a doppia firma, del Delegato vescovile per le Attività Economiche Mons. Lucio Carminati e dal
Vicario Generale della Diocesi Mons. Davide Pelucchi. Il Vescovo Mons. Francesco
Beschi non si occupa direttamente di queste cose e allora tocca ai suoi “Delegati” alzare la
voce. Lo fanno in un lungo documento “in risposta alle numerose richieste manifestate
dai sacerdoti di essere aiutati nella sempre più complessa gestione amministrativa delle
strutture”. Il grido di dolore dei parroci riguarda dunque le “strutture”, chiese, oratori,
case parrocchiali, asili… Bisogna innanzitutto garantire “una maggiore corrispondenza
tra i costi iniziali e i costi finali”. Insomma anche per i parroci c’è il problema che hanno
tutti i sindaci. Con l’aggravante che poi la Curia viene chiamata a pagare, quando le offerte
dei fedeli si assottigliano. Per questo la stessa Curia detta le procedure, pena il taglio dei
fondi: prima di tutto deve esserci il parere favorevole degli Uffici della Curia per “ogni
nuova realizzazione particolarmente significativa (nuova costruzione o restauro)”. Poi
ci vuole “uno studio di fattibilità con indicazioni di massima su un possibile progetto, la
sua sostenibilità, i tempi di realizzazione”. Gli Uffici valutano la “plausibilità
dell’intervento” vale a dire se il costo vale la… candela. Per questo alla domanda i parroci
devono allegare documenti tra cui i verbali sottoscritti dai vari Consigli parrocchiali e
“vicariali”, bozza di disciplinare d’incarico e impegno del progettista a rendersi
“responsabile” di sforamenti nei tempi e nei costi.
E soprattutto bisogna verificare “l’analisi dei flussi finanziari e la capacità di raccolta negli ultimi 5 anni”, insomma valutare se i soldi possono entrare o meno e avere in mano almeno l 20% della cifra totale di spesa, e fissare in un massimo di 8 anni i mutui con le banche (i parroci restano in carica 9 anni in media e qui si vuole evitare che i debiti passino al successore). E poi la nomina di “una sorta di RUP (Responsabile Unico del Provvedimento) per la gestione tecnica e amministrativa”, sempre in costante “collegamento con gli Uffici di Curia”. E anche qui un richiamo a redigere “contratti d’appalto con clausole che garantiscano la certezza dei costi finali”.
E ancora più sotto un richiamo per ottenere i finanziamenti solo a “stati di avanzamento
dei lavori solo in conformità con quanto approvato”. “Tutto ciò per non esporre le
Parrocchie a dover sopportare aumenti sconsiderati”.
La lettera non tocca i temi della Pastorale, troppi parroci si lasciano prendere la mano,
non sono preparati ad affrontare gli aspetti amministrativi. La Curia vuole avere in mano
il pallino per non vedersi costretta poi a dover assumersi debiti sproporzionati alle stesse
opere e trovarsi in difficoltà nel mandare un nuovo parroco che si rifiuta di dover
assumere, assieme all’onere pastorale di una nuova parrocchia, anche debiti per opere che
magari, arrivando in parrocchia, ritiene sproporzionate alle necessità pastorali stesse. E
per evitare di dover, attraverso società diocesane, assumere milioni di debiti (come
accaduto a Clusone, i cui debiti milionari sono stati rifilati a una società diocesana,13/3/2014 Araberara.

http://www.araberara.it/lettere/print.php?id=270

Fonte

 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.