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Berlino ci dà lezioni. In “chiagne e fotte”

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“Il prossimo capo della BCE dovrà essere tedesco. Le politiche di Mario Draghi hanno gravemente compromesso la credibilità della banca centrale”:   ha sparato a zero, stavolta, il vice-capo della CSU,  la democristianeria bavarese, Hans-Peter Friedrich.Un attacco alla celebrata (quando fa comodo) indipendenza della banca centrale dalle pressioni politiche. Pochi giorni prima, è stato addirittura il ministro delle finanze Schauble ad attaccare le politiche di tassi sottozero e manica larga quantitativa, prendendosela personalmente con Draghi,  il colpevole delle “centinaia di miliardi” che i tassi bassi  fanno perdere al risparmiatore germanico.  Il giorno dopo, il ministro federale ai trasporti Alex Dobrindt (un altro CSU) ha tuonato: “La politica ad alto rischio della  BCE apre un buco enorme nel sistema delle pensioni”.

Precise minacce sono arrivate da Michael Fucs e Ralph Brinkhaus, due vice-presidenti del gruppo parlamentare CDU: “La Germania”, ha detto  costui, “deve mettere la BCE sotto pressione per costringerla a giustificarsi, altrimenti nulla cambierà”.  Attraverso  Spiegel, il governo ha soffiato la minaccia di trascinare in giudizio Draghi  se comincia a praticare la “helicopter  money”  – cosa poi smentita perché troppo ridicola e rozza . Persino il membro tedesco della BCE,  il cerbero Weidman,   ha implicitamente richiamato alla calma.  Giusti o sbagliati, Draghi sta usando i mezzi che in questo momento di deflazione praticano tutte le banche centrali, dalla americana alla giapponese.  Gli altri governi sopportano, anzi approvano. Perché tutti questi strilli dalla Germania?  Schauble  ha fatto sapere di aver reclamato un rialzo dei tassi in una telefonata al ministro Usa del Tesoro Jack Lew (j): “Voi dovete spingere la Federal Reserve e noi dobbiamo spingere la BCE a uscire da questa politica”.

“E’ tutta colpa di Draghi”

Per metà è sceneggiata, per metà è panico.  Il governo Merkel-Schauble è messo sotto enormi pressioni dai tirchi risparmiatori tedeschi, debitamente incendiati al calor bianco  dai media: il Welt am Sonntag ha pubblicato uno studio della DZ Bank (la ‘banca centrale’ di 900 banche cooperative) che assicura quanto segue:  causa calo dei tassi, i risparmiatori tedeschi hanno perso 200 miliardi di euro, “2.450 euro in meno  nelle tasche di ogni tedesco”.  Si è scoperto poi che è un  calcolo completamente ipotetico, se non onirico. Come la DZ lo ha calcolato?  Dal 2010: computando come erano i tassi  nel 2010 e come sono oggi, e facendo la differenza.   Perché  dal 2010?  Perché i  tassi –  dice – erano allora quelli “naturali”.

draghi

Ovviamente non si sa se ridere o piangere. Non esistono tassi “naturali”, essendo i rendimenti dei depositi soggetti alle vicissitudini della congiuntura; e se i tassi applicato dalla BC sono “artificiali”, lo si deve anche alla politica che la Germania ha imposta all’Europa intera, ed ha portato alla deflazione.

Questo sragionare della classe dirigente tedesca  è un indizio di più del panico  di cui è preda;  hanno bisogno di gettare su altri le colpe delle loro politiche, di cui ora si vedono gli effetti. Il panico è di tipo elettorale. Schauble stesso  l‘ha confessato nel suo attacco senza precedenti all’”italiano”:  “Mario Draghi può esser fiero:   la metà del risultato elettorale di Alternative fuer Deutschland (AfD)è  frutto magari della sua politica monetaria”.  Frase rivelatrice di una piccineria  e viltà   quasi incredibile, in questo gruppo egemone europeo: quando è stato lanciato il quantitative easing, nel luglio 2015, l’AfD è rimasto al 3%. Quando la Merkel ha annunciato a tutti i profughi del mondo che  la Germania li accoglieva a braccia aperte, il partitino ‘xenofobo’ è salito al 6; adesso che è chiaro che la politica di Merkel sui migranti è un disastro, l’AfD è sul 10,  e gli  ultimi  sondaggi lo danno ormai sul 12-14%.  Schauble  farebbe meglio a  congratularsi con Angela: “oltre la metà” del successo di AfD  frutto delle sue politiche  sui profughi.

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Ora costoro hanno il terrore che il loro elettorato  di riferimento  – quello  dei vecchiotti con un bel conto in banca, pensionati o pensionandi  – stia per  girare verso l’AfD. Ecco l’urgenza di buttare le colpe sull’”italiano”.  E’ un riflesso che conosciamo da troppo tempo.

I tassi sono bassissimi perché sono bassissime – anzi negative –  le attese dì inflazione. E queste sono più che basse – ossia deflazione –  per le politiche imposte dalla Germania da quattro anni  agli stati-cicala:   rientro dal debito pubblico, austerità riduzione dei salari… misure per sé deflazioniste,  in una congiuntura mondiale compromessa dalla crisi 2008, che richiedeva misure contro-cicliche. Berlino ha gestito nel modo che sappiamo la crisi greca (per salvare le sue banche, creditrici del piccolo paese), mettendo tutti noi a contribuire a questo “salvataggio” (delle sue banche); e non ha voluto in nessun modo contribuire a  forme di rilancio economico  comune; adesso si lamenta dei  risultati del suo rifiuto. La deflazione è instaurata, e quando è instaurata, non se ne va.  Come dovrebbe essere scritto nella memoria storica anche tedesca.

Il panico e gli sragionamenti che lo  provocano hanno anche un’altra causa, tenuta più o meno nascosta al risparmiatore tedesco (che chiude volentieri gli occhi):  la fragilità del sistema finanziario germanico, ben esemplificato dalla crisi della Deutsche Bank. Il sistema è messo a mal partito dai tassi sottozero della BCE, perché è assetato di tassi d’interesse alti:  e perché? Perché ha promesso ai risparmiatori tedeschi alti rendimenti. Anzi, peggio:  le assicurazioni   tedesche gli hanno “garantito” alti rendimenti. Rendimenti troppo alti, irrealistici.  E li devono pagare in perdita.

E il governo s’è ben guardato  dal risvegliare il risparmiatore alla realtà, dal disabituarlo a rendimenti del risparmio che, nel rallentamento economico globale (ed europeo in particolare) non avevano più rapporto con la realtà.  E   si capisce  il perché:  bisognava   mandare sempre il messaggio:    va tutto bene in Germania, noi siamo ricchi e virtuosi, tutta la nostra economia scoppia di salute, al contrario di quelle del Club Med; noi quasi non abbiamo debito pubblico, i nostri Bund sono comprati a tasso zero, quindi non paghiamo interessi sul debito. E’ qui uno dei problemi: perché i  titoli del debito tedesco vanno a ruba a qualunque tasso negativo? Perché se si spacca l’euro, i detentori pensano che saranno rimborsati in marchi, rivalutati del 30%.  E da dove viene questa ipotesi?  Chissà, magari dal fatto che la Germania mantiene un attivo dei conti correnti enorme, non meno illecito del deficit di altri stati: dovrebbe essere del 3 per cento in più o in meno, l’ha fatto portare da Bruxelles al 6% del Pil  a suo favore: ed è  l’ottavo anno consecutivo che Berlino sfora   anche questo limite – e non vuole ridurlo usando le centinaia di miliardi in sovrappiù per rilanciare l’economia europea.  Una politica di miope egoismo e di corta veduta, anzi di illusione impartita al suo elettorato, a  cui adesso non possono dire la verità. Finchè il sistema non scoppia.

Di salute, ovviamente.

http://www.maurizioblondet.it/berlino-ci-lezioni-chiagne-fotte/

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