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Biotestamento e cattolici reazionari

Tre articoli (Stampa 18.12.17) sulla reazione di cattolici reazionari all’approvazione del ddl sul testamento biologico.

LEGGI DI SEGUITO  // Nelle democrazie costituzionali vige la separazione tra le leggi dello Stato (cioè “leggi umane”, frutto di processi democratici cui tutti devono adeguarsi) e “leggi divine”  frutto di scelte personali. Chi non le rispetta (strutture sanitarie e obiettori di coscienza), ne paghi le conseguenze (come avviene normalmente in ogni posto di lavoro.

Articolo di F. Grignetti – A. Mondo Cattolici in rivolta contro il biotestamento. Nosiglia, arcivescovo di Torino, appoggia la ribellione dell’Ospedale Cottolengo e chiede l’obiezione di coscienza, mentre l’arcivescovo di Trieste Crepaldi invita a battersi di più contro la legge. Dura la reazione della senatrice democratica De Biasi, presidente della commissione Sanità, nonché madrina del testo: «Nessuno può decidere la serrata di una clinica, il rifiuto dei soccorsi a chi ha registrato le sue Dat sarà considerato un reato». L’arcivescovo di Torino: “Mai nei nostri ospedali”. La Regione: “Legge da rispettare” Dura reazione della senatrice Pd madrina del testo: “Il rifiuto sarà considerato un reato””

“”Per il momento sono voci isolate, ma avvisaglie di una possibile rivolta. L’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, sferza il mondo cattolico perché non si è battuto abbastanza contro il biotestamento. E l’arcivescono di Torino, Cesare Nosiglia, a sua volta, appoggia la ribellione del Cottolengo. E l’associazione “Aris Piemonte” che rappresenta i 14 presidi sanitari accred itati e privati del sistema sanitario, si schiera con l’arcivescovo. José Parrella, il presidente, è pronto a una battaglia: «Ci assumeremo tutte le nostre responsabilità e dovremo tutelarci sotto il profilo giuridico». Il caso intanto è all’attenzione del ministero della Salute e non è escluso che oggi ci sia una presa di posizione del ministro Beatrice Lorenzin.
Il senatore Carlo Giovanardi, Idea, che quel mondo lo conosce bene e che in Parlamento s’è opposto allo spasimo contro la legge, si aspetta una larga sollevazione. «Avverto – dice – il disagio fortissimo dei medici cattolici a cui non è stato concessa l’obiezione di coscienza e degli istituti religiosi, specie quelli che accolgono bambini e minori disagiati. Io non condivido nulla di questa legge. Ma se è chiaro almeno il meccanismo di un maggiorenne che lascia le sue disposizioni testamentarie, qualcuno mi deve spiegare che si fa con un bambino, magari uno di quelli assistiti dalla Lega del Filo d’Oro, che non parlano, non vedono e non sentono. Oppure quei bambini che sono inconsapevoli fin dalla nascita e sono accuditi al Cottolengo o istituti simili».
Una prima risposta viene dall’assessore alla Sanità del Piemonte, Antonio Saitta, cattolico di lungo corso: «Certe uscite mi sembrano la coda di un confronto etico importante, ma il dibattito è finito. In democrazia prevale la legge e questa è una legge dello Stato». Quanto al provvedimento, «è un punto di incontro ragionevole, equilibrato, sofferto, tra umanesimo cristiano e umanesimo laico, su un tema difficile come la vita, la dignità della vita, la sofferenza e il dolore».
Ecco perchè «l’applicazione del provvedimento riguarderà anche le strutture accreditate e private del sistema sanitario». Altrimenti? «Preferirei evitare forzature». Intanto interviene il presidente dell’Ordine dei medici di Torino Guido Giustetto: «La legge è molto equilibrata». E invece è molto duro Silvio Viale, medico e radicale: «Se il Cottolengo di Torino si pone fuori dal servizio sanitario nazionale, la Regione deve revocare tutte le convenzioni».
La senatrice Emilia De Biasi, presidente della commissione Sanità, nonché madrina della legge, a sua volta è indignata. «Se ci sono problemi del genere, che facciano ricorso alla Corte costituzionale. Ma il biotestamento ora è legge dello Stato e tutti sono tenuti ad osservarla. Non possono mica decidere da soli, un vescovo qui e uno lì, la serrata di una clinica. Mi sembra un intervento a gamba tesa contro una legge sostanzialmente mite e liberale. Non si obbliga nessuno; si dà una possibilità in più. E poi, chiedo, che cosa vuol dire questa serrata? Ci sarà una clinica che rifiuterà di dare soccorso a un traumatizzato grave per incidente stradale perché ha registrato le sue Dat? Qui si va sul penale».””

Articolo di Andrea Tornielli “Tutta la Cei pronta alla battaglia “Non applicheremo una legge così”, Il cardinale Bassetti: “Si garantisca libertà ai nostri reparti”

“”Una presa di posizione unitaria e che si annuncia decisamente contraria alla legge sarà partorita dalla discussione al consiglio permanente della Cei, all’inizio del 2018. Ma s’illuderebbe chi pensasse che posizioni come quelle prese dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia siano fughe in avanti destinate a rimanere isolate. La Conferenza episcopale italiana, dal cardinale presidente Gualtiero Bassetti in giù, appare infatti compatta nell’esprimere un giudizio fortemente negativo sul biotestamento all’italiana. E la chiamata all’obiezione di coscienza nelle strutture ospedaliere cattoliche è un dato di fatto. Una decisione annunciata in anticipo proprio da Bassetti, che ai microfoni di Radio Vaticana, prima dell’approvazione della legge, aveva dichiarato: «Come Cei ci sta a cuore anche che venga riconosciuta – oltre alla possibilità di obiezione di coscienza del singolo medico – quella che riguarda le nostre strutture». Il cardinale presidente dei vescovi italiani, pur ammettendo che «non è facile stabilire a priori un confine netto che distingua accanimento terapeutico ed eutanasia», ribadiva che dar da mangiare e da bere sono «gesti essenziali», non terapie.
Giudizi ribaditi a poche ore dall’approvazione della legge da don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Cei per la Salute, e da don Carmine Arice, padre generale del Cottolengo: «di fronte ad una richiesta di morte, se saremo messi nella condizione, non applicheremo la norma».
La nuova legge sulle DAT è stata definita «censurabile» dal vescovo di Ascoli Piceno Giovanni D’Ercole; «inaccettabile» dal vescovo di Trieste Gianpaolo Crepaldi. Mentre l’ex presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, dice: «Questa legge non mi rallegra, non è un segno di civiltà».
Nella nuova Carta per gli Operatori Sanitari, pubblicata dal Vaticano a febbraio, si afferma che eventuali legalizzazioni dell’eutanasia suscitano «un grave e preciso obbligo di opporsi mediante obiezione di coscienza». In quello stesso testo si legge pure che «la nutrizione e l’idratazione, anche artificialmente somministrate, rientrano tra le cure di base dovute al morente, quando non risultino troppo gravose o di alcun beneficio». E questo evidentemente lascia aperta la possibilità che possano essere sospese in qualche caso.
Un mese fa sul tema del fine vita era intervenuto Papa Francesco, con parole chiare sul no all’eutanasia, ma anche all’accanimento terapeutico, in una lettera indirizzata a un convegno internazionale sul fine vita in corso in Vaticano. Parole che vennero considerate una svolta aperturista, anche perché negli ultimi decenni diverse voci cattoliche non avevano più sottolineato questo aspetto tradizionale del magistero, finendo per far credere all’opinione pubblica che il rischio dell’accanimento terapeutico quasi non esista.
Se il fronte episcopale appare compatto, qualche voce diversa si leva a livello di esperti. La sezione di Milano dell’Associazione medici cattolici italiani ha affermato che in base all’articolo 5 della legge «l’obiezione del medico non si pone perché il medico può disattendere le DAT quando sono palesemente incongrue». Dunque, sarebbe garantita la sua libertà professionale e di coscienza. Mentre Francesco D’Agostino, il giurista cattolico esperto di bioetica, dalle colonne del Sole 24Ore ha definito «pregiudizi infondati» molte delle critiche rivolte alla legge.””

Articolo di Alessandro Mondo “Fine vita, gli ospedali cattolici non possono violare la legge” La Regione risponde all’arcivescovo. A rischio i fondi pubblici

“”«Siamo allineati e coperti». Dicono proprio così dall’Aris, l’Associazione che in Piemonte rappresenta le strutture sanitarie religiose convenzionate o meno con il servizio sanitario pubblico. Allineati con l’Aris nazionale, con monsignor Cesare Nosiglia, il quale ha espressamente invitato i presidi cattolici a fare obiezione alla legge sul biotestamento. E prima ancora con don Carmine Arice, padre generale del Cottolengo, protagonista della prima levata di scudi. Una presa di posizione netta, costi quello che costi: anche verso la Regione, decisa a non ammettere deroghe all’applicazione del provvedimento.
Levata di scudi
Non che a José Parrella, presidente di Aris Piemonte, sfuggano le implicazioni di questa decisione: «Ci assumeremo tutte le responsabilità, e naturalmente dovremo tutelarci sotto il profilo giudiziario». Il rischio sono possibili cause, e processi. Ma per le strutture accreditate in ballo potrebbe esserci anche il convenzionamento con il servizio sanitario pubblico, che a fronte di un certo numero di prestazioni copre una quota consistente del budget dei presidi in questione. E questo, nonostante all’Aris non sfugga un altro particolare: il valore dei circa 2.500 posti-letto garantiti dalle strutture private, ai vari livelli; una valvola di sfogo di cui nemmeno la Sanità piemontese, che pure rispetto ad altre Regioni (in primis la Lombardia) ha sempre avuto un impianto essenzialmente pubblico, può permettersi di fare a meno. In Piemonte parliamo di 14 strutture, tra clinica e Rsa, nelle quali lavorano 2.700 operatori (300 dei quali medici), con un fatturato di circa 200 milioni l’anno. Quattro sono a Torino: Cottolengo, Koelliker, San Camillo, Don Gnocchi, Clinica Mayor.
La sanità cattolica
«Il mondo sanitario cattolico rappresenta la storia della Sanità piemontese», sottolinea Parrella, convinto della necessità di fare obiezione e del fatto che «nemmeno la Sanità pubblica può permettersi uno scontro ideologico: come per tutte le cose, serve un punto di incontro». Difficile capire quale potrebbe essere: «Avevamo chiesto alla Regione di individuare strutture pubbliche dove assolvere al disposto della legge così da permettere alle nostre di fare obiezione ma non se ne è fatto nulla»». E adesso? «Vedremo. Dato l’orientamento religioso delle nostre strutture probabilmente ci sarà una selezione all’origine, parlo dell’afflusso dei pazienti. In ogni caso, per noi sarebbe impossibile, anche a livello materiale, assolvere alla legge: i nostri medici condividono i nostri valori».
Parole destinate ad innescare nuove reazioni dopo quella di Silvio Viale, medico e radicale: «Se il Cottolengo si pone fuori dal servizio sanitario nazionale la Regione deve revocare tutte le convenzioni».
Altolà della Regione
L’assessore Antonio Saitta, cattolico di lungo corso, non ammette deroghe: «Certe uscite mi sembrano la coda di un confronto etico importante ma il dibattito è finito, in democrazia prevale la legge e questa è una legge dello Stato». Quanto al provvedimento, «è un punto di incontro ragionevole, equilibrato, sofferto, tra umanesimo cristiano e umanesimo laico, su un tema difficile come la vita, la dignità della vita, la sofferenza e il dolore». Il dibattito è naturale ma la legge si è posta solo lo scopo di umanizzare il morire e dice no all’accanimento terapeutico e all’abbandono. Eutanasia e suicidio assistito rimangono non consentiti».
Insomma: «Si rimette al centro, anche nel consenso informato, la relazione tra medico, sanitari e paziente, e si stabilisce un percorso di pianificazione condivisa delle cure quando si entra in una malattia degenerativa grave». Ecco perchè «l’applicazione della legge riguarderà anche le strutture accreditate e private del sistema sanitario». Altrimenti? «Preferirei evitare forzature, per questo tutti devono entrare in questa logica».””

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