TwitterFacebookGoogle+

Biotestamento. Il vizio di un Paese impreparato a tutto

Articolo di Chiara Saraceno ed esempi di alcune verifiche fatte in varie città (Repubblica 1.2.18)       LEGGI DI SEGUITO.

“”A due mesi dall’approvazione della legge sul fine vita, ci troviamo ancora in una situazione di incertezza, confusione, discrezionalità. A seconda del Comune in cui si vive o della Asl cui ci si rivolge, dell’ospedale in cui si è ricoverati, si può o meno consegnare le proprie volontà in materia. Come avviene troppo spesso, specie nel campo dei diritti civili, le istituzioni che dovrebbero garantire l’applicazione della legge e i diritti dei cittadini si sono fatte cogliere impreparate, per superficialità, disorganizzazione, quando non vero e proprio ostruzionismo.
Un periodo di rodaggio è sempre da mettere in conto nell’applicazione di nuove norme. Ma non è accettabile che non si sia approntato nulla e che manchi persino la conoscenza dell’esistenza della nuova normativa. Ministero della Salute, Regioni, Comuni, dal giorno dopo l’approvazione della legge avrebbero dovuto preoccuparsi di come fare in modo che i cittadini desiderosi di consegnare le proprie volontà trovassero accoglienza e impiegati preparati. Di più, avrebbero il compito, il dovere di informare i cittadini di questa possibilità, invece di ostacolarli. L’ignoranza della legge non è ammessa quando si tratta di comuni cittadini, tanto meno dovrebbe esserlo quando si tratta di istituzioni pubbliche. Quando poi le istituzioni ostacolano l’applicazione della legge siamo al limite della eversione. Questa situazione di caos istituzionale, se non immediatamente contrastata, rischia di tradursi in anarchia discrezionale nella applicazione delle norme, vanificando il lungo lavoro di mediazione che ha portato alla approvazione di una legge tutto sommato equilibrata, anche se ha alcune zone d’ombra, specie quanto alla possibilità che il medico disattenda il volere di un malato, se questo è materialmente impossibilitato a rifiutare le cure. Se continueranno ad esserci Comuni e Asl che si rifiutano, per impreparazione o peggio, di autenticare le disposizioni di fine vita, il diritto a farle valere sarà effettivo solo per chi abita in un Comune o appartiene a una Asl che invece rispetta la legge che attribuisce, appunto, ad essi il compito di accogliere e certificare queste disposizioni, o a chi è sufficientemente informato da rivolgersi a un notaio. La mancata applicazione della legge in modo generalizzato e uniforme rafforza così le disuguaglianze — di tipo territoriale oltre che socio-economiche — tra cittadini. Non ci si stupisca quindi della diffusa perdita di fiducia nelle istituzioni e nell’utilità della partecipazione politica.””

&&&&&&&&&&&&&&&

Verifiche di giornalisti di Repubblica in alcune città

Torino “Venga tra due ore dev’esserci anche il suo fiduciario” Federica Cravero) “”«Può venire alle tre meno dieci. Le va bene? Mi raccomando, deve esserci anche il suo fiduciario». A Torino per depositare il proprio testamento biologico basta telefonare a mezzogiorno all’Ufficio relazioni con il pubblico del Comune di Torino e si ottiene subito un appuntamento. I documenti da preparare sono elencati sul sito della Città, si mette tutto in una busta, l’impiegata la sigilla, mette timbri e firme sul nastro adesivo, stampa una ricevuta e via. Sono le tre e dieci. In venti minuti l’iscrizione al registro cittadino dei testamenti biologici è completata. Una rapidità e una semplicità che sono frutto di una tradizione in materia di biotestamento che risale al 2011, quando una delibera di iniziativa popolare avviata dall’associazione radicale Adelaide Aglietta aveva creato a Torino, prima grande città in Italia, il registro sul fine vita.
Per gli uffici dell’Urp, in effetti, ieri non è stato un giorno diverso dagli altri. Se non fosse che da ieri gli 837 testamenti presentati in questi sette anni, alcuni scritti a mano con le proprie volontà, altri redatti usando il modulo che si può scaricare dal sito del Comune, acquistano un valore ufficiale.

Genova “I moduli? Sul sito dell’associazione Luca Coscioni” (Matteo Pucciarelli) “”Ufficio testamento biologico, stanza 202, secondo piano. In via Torino non bisogna prendere il numero e fare una lunga anticamera, ma basta guardare il tabellone all’ingresso con le varie dislocazioni dei servizi forniti dal Comune e andare. La funzionaria responsabile della raccolta di richieste sul fine vita, Daniela Gasperini, condivide gli spazi con la Toponomastica. «Ma in questi giorni verrà spostato tutto all’Ufficio certificati», spiega. Sì perché il capoluogo ligure già dal 2009 dà la possibilità ai residenti di consegnare le cosiddette “disposizioni anticipate di trattamento”. Ma adesso che c’è una legge, non servirà più scorporare una funzione figlia delle volontà politiche delle precedenti amministrazioni di centrosinistra. Il procedimento è semplice: ci si presenta in Comune insieme a un fiduciario — con il proprio e il suo documento di identità validi — e si consegna un plico con il testamento biologico. Sul contentuto (come si scrive una Dat? Ci sono accorgimenti particolari da avere?) i dipendenti non si sbilanciano; «è un tema così delicato», ragiona un’altra funzionaria. Che poi però a bassa voce consiglia: «Vada a dare un’occhiata sul sito dell’associazione Luca Coscioni, lì trova tutto…».

Milano “Il buio alla Asl “Fare il bio cosa? Da noi non si può”” (Brunella Giovara) «Biocosa?». All’Ats (ex Asl) di via Andrea Doria nessuno sa proprio cosa sia, il biotestamento. E anche Dat, parola sconosciuta. Infatti un medico dietro allo sportello dice «mai avuta una richiesta del genere, d’altra parte io sono ginecologo. Vada al settimo piano, chieda alla caposala».
Ma lei, gentile, indirizza verso l’altra sede di via Ricordi 1. E nemmeno al quarto piano, dove un centinaio di persone aspetta di cambiare il medico, si capisce dove si possa andare per registrare le proprie volontà. In via Ricordi Mario D., Ufficio relazioni con il pubblico, studia la notizia sul sito di Repubblica e conclude che «da noi non si può fare.
Evidentemente la Regione Lombardia non ha ancora recepito…». Quindi, resta il Comune. All’anagrafe di via Larga sono tutti pronti e motivati. Nel salone centrale un cartello avverte che bisogna salire al primo piano stanza 140, dove ci sono due signore, ufficiali di stato civile, pronte ad accettare la richiesta. Il dirigente Claudio Bisi dice «prego, consegni la sua Dat in busta chiusa, la protocolliamo subito e la chiudiamo in cassaforte». Molto bene, quante persone sono venute oggi? «Neanche una».

Bologna “Per finire in lista bastano un A4 e un documento” (Rosario Di Raimondo) «Deve consegnare il testamento biologico? Secondo piano, ufficio sulla sinistra». La funzionaria Giovanna sembra quasi abbia voglia di festeggiare: «Questo è il primo testamento biologico che registro dall’entrata in vigore della legge». Ore 10.30 del mattino, in meno di un’ora l’impiegata del Comune di Bologna rilascia una ricevuta nel quale c’è scritto: «Dichiarazione anticipata di trattamento». La macchina dev’essere ancora rodata ma il testamento biologico sotto le Due Torri è realtà. Basta portare le proprie volontà in formato A4, assieme alla carta d’identità, rivolgersi all’ufficio relazioni con il pubblico di piazza Maggiore, salire all’ufficio Stato civile, sezione decessi, fare una firma e vedere il proprio nome scorrere su un pc dallo sfondo nero che memorizza nomi e date. L’impiegata si limita a questo, non tiene una copia del testamento. Il prossimo passo sarà collegare il registro dei testamenti al fascicolo sanitario elettronico di ogni cittadino, in modo che i medici possano vedere in ogni momento la storia clinica del paziente e le sue volontà. Bologna ha fatto da apripista prima delle legge istituendo un proprio registro delle “Dat”. Quasi 300 i bolognesi che hanno fatto richiesta.

Firenze “La gaffe di 055055 “Non sappiamo Meglio richiamare”” (Gerardo Adinolfi) «Vuole fissare un appuntamento per martedì o giovedì prossimo?». A Firenze il testamento biologico si consegna dopo aver prenotato. La funzionaria dell’ufficio servizi demografici del Comune ha sulla scrivania l’agenda 2018. «Se vuole pensarci può anche chiamare più tardi», dice scrivendo tre numeri telefonici su un post-it giallo. Nel primo giorno dell’entrata in vigore della nuova legge, a Firenze, è promosso l’ufficio di stato civile, ma rimandato il servizio di assistenza al pubblico 055 055. È da qui che Repubblica inizia il suo test: sulla pagina web del Comune, la sezione sul biotestamento è in aggiornamento. Firenze era tra i 30 Comuni toscani dove poter consegnare una simbolica Dat prima della legge: «Le consiglio di riprovare fra qualche giorno — dice l’operatrice del call center — Ancora non ci hanno informato dei cambiamenti». Ritentiamo, e un altro operatore indirizza all’ufficio di stato civile. Non siamo i primi. La funzionaria spiega che i moduli per le Dat non ci sono ancora: «Ma si trovano sul web». I documenti consegnati finiranno, quando verrà fatta la delibera regionale, nella tessera sanitaria elettronica del cittadino. Così i medici conosceranno le volontà dei pazienti.

Roma ““Niente registro Qui possiamo solo vidimare la firma””   (Lorenzo D’Albergo) “Indietro tutta. Partito con largo anticipo rispetto alla maggioranza dei comuni italiani, ora il Campidoglio arretra sul biotestamento. Il registro non c’è. Approvato in era Marino su spinta del radicale Riccardo Magi — senza il voto dell’allora consigliera di opposizione Virginia Raggi — è sparito nel nulla. O meglio: non è mai stato attivato. «Quella delibera non ha valore. Aspettiamo un decreto attuativo del governo», fanno sapere da Palazzo Senatorio. Così il sito di Roma Capitale latita, offre link scaduti. I comunali, poi, cadono dalle nuvole. Rivelano tempismi sospetti: «Guardi — ci si sente rispondere al municipio VIII — qui eravamo gli unici con il registro. Ma da due settimane non c’è più». Il pellegrinaggio dei romani e dei loro fiduciari, allora, diventa presto un calvario. I dipendenti capitolini dello stato civile possono al massimo «vidimare la firma», così come i notai. Inserire il biotestamento nel fascicolo medico elettronico pare pura fantascienza. «Non abbiamo avuto ancora direttive», spiegano al call center della Asl Roma 1. «Ci dobbiamo informare — ribattono dalla seconda azienda sanitaria — mi lasci il suo numero, la richiameremo appena possibile.
Ha provato con il medico di base?». Tentiamo: «Certo, si può fare». Ma solo a mano, perché il software «va ancora aggiornato».

Napoli ““Siamo in attesa di indicazioni dalla Regione”” (Giuseppe Del Bello)  Le 11 di ieri. Palazzo San Giacomo, sede del Comune. Al quarto piano c’è l’ufficio di Stato civile diretto da Luigi Loffredo che ospita anche il registro del Testamento biologico. A Napoli è attivo, a livello comunale, da 4 anni, per volontà del sindaco Luigi de Magistris. È stato tra i primi, con altri 182 Comuni, a istituirlo. Qui, insieme a un fiduciario, si consegna la busta sigillata. Dentro, 3 allegati scaricati dal sito comunale: il principale fa riferimento a temi di fine vita. Come quello delle cure: «a seguito di accidente cerebrale, dichiaro e chiedo che nessun trattamento debba essere iniziato senza il mio consenso…». Pochi minuti, il plico è archiviato (in armadio) e la ricevuta consegnata al cittadino. «Siamo pronti per utilizzare questo registro, — spiega Loffredo — manca ancora la parte informatica, ma non dipende da noi». Sarebbe compito di Regione e Asl. Così il testamento resta nel cassetto. Il direttore generale della Sanità Nino Postiglione rivela: «Siamo in attesa del fascicolo sanitario provvisorio nazionale dal Mef; nelle more, il nostro regionale ci sarà tra 4 mesi». Anche dal Cardarelli l’unico a parlare è il manager Ciro Verdoliva: «Lo farò quanto prima. Anche io attendo disposizioni dalla Regione».

Bari ““Provi tra un mese O forse all’Urp le diranno di più”” Anna Puricella A Bari non è possibile fare il biotestamento. Il Comune non è ancora pronto, nonostante abbia approvato un registro — mai entrato in funzione — nel 2016. Repubblica è andata a verificare, ed è finita nel gioco dell’oca. L’Urp del quartiere Poggiofranco rimanda a quello centrale, che a sua volta rimanda all’ufficio di Stato civile. «Non ne sappiamo niente, forse all’Anagrafe». Anche qui — stesso palazzo, stesso piano — il funzionario sembra sorpreso, e ipotizza erroneamente che si potrebbero inserire le disposizioni anticipate di trattamento al rinnovo della carta d’ identità elettronica. Si procede per tentativi, fino a che la segreteria di direzione dell’assessorato ai Servizi demografici non dà una risposta: «Non c’è il registro, provate fra un mese. Magari all’Urp centrale possono dare chiarimenti». Altro ufficio, altra confusione. «Mancano le procedure amministrative, dovreste rivolgervi alla segreteria di direzione». Si torna indietro di una casella, quindi, e a voler uscire dal labirinto ci si può rivolgere ai notai. Ma anche qui è un buco nell’acqua. «Meglio fissare un appuntamento, è una questione delicata e bisogna capire se il cliente è consapevole della scelta». E se si vuol conoscere il costo dell’autentica, più d’uno risponde che «tutto, nella vita, ha un costo».

Palermo “Tutto in tre copie una è archiviata (ma nel cassetto)” (Claudia Brunetto) I corridoi degli uffici comunali di piazza Giulio Cesare, a un passo dalla stazione centrale, sono deserti. Ma chiedendo al portiere di turno si scopre, dopo qualche telefonata, che per depositare il testamento biologico bisogna andare al secondo piano. Sono gli uffici dello Stato civile e in coda ci sono una decina di persone pronte a chiedere documenti di ogni tipo. Nessuno è lì per il testamento biologico. E qualcuno non sa neanche che la legge è già entrata in vigore. Il funzionario del Comune, in compenso, è preparato sull’argomento. Tira fuori dal cassetto i moduli da compilare e anche una copia della delibera della giunta risalente al 2015 che ha istituito a Palermo, ben prima che la legge entrasse in vigore, il registro dei testamenti biologici. Da allora, però, solo tre persone si sono fatte avanti. «Adesso — dice il funzionario del Comune — saranno sicuramente di più. In questi giorni tanti hanno telefonato per chiedere informazioni». Compilati tre moduli, in presenza dell’impiegato del Comune, il gioco è fatto. Una copia va all’interessato, una al fiduciario e un’altra in busta chiusa rimane al Comune. Ma nel cassetto. Fino a quando il sistema verrà informatizzato.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.