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"Bob Dylan è il nostro faro, il padre dell'America"

Roma – “Bob Dylan è il padre del mio paese”. Inizia così lo struggente passaggio di ‘Born to Run’, la biografia di Bruce Springsteen, che il Boss ha pubblicato sulla sua pagina web per celebrare il Nobel per la letteratura a Bob Dylan. “‘Highway 61 Revisited’ e ‘Bringing It All Back Home’ non sono stati soltanto dei grandi dischi – scrive Springsteen – ma rappresentarono la prima volta che ricordo in cui veniva esposta una versione veritiera del luogo in cui vivevo. Il buio e la luce erano lì, il velo dell’illusione e dell’inganno erano stati strappati, aveva dato un calcio alla cortesia ottusa e alla routine quotidiana che coprivano la corruzione e la decadenza. Il mondo che raccontava era sotto i nostri occhi, nella mia piccola città”.

Mi ha ispirato, mi ha dato speranza – scrive ancora Springsteen – ha fatto la domanda che tutti gli altri erano troppo spaventati per fare, soprattutto ad un quindicenne: “Come ci si sente ad essere soli?”. “Una frattura sismica si era aperta tra le generazioni – continua il Boss – improvvisamente ti sentivi orfano, abbandonato in mezzo al flusso della storia, la tua bussola era impazzita, eri internamente senza casa”. Ebbene, “Bob ha indicato il nord, è servito come un faro per aiutarci a trovare un senso nel deserto che era diventata l’America. Ha piantato una bandiera, ha scritto canzoni, ha cantato parole che erano essenziali per quei tempi, per la sopravvivenza emotiva e spirituale di tanti giovani americani in quel momento”. “Ho avuto l’opportunita’ di cantare ‘The Times They Are A-Changin’ per Bob quando ha ricevuto il Kennedy Center Honors. Siamo stati soli, insieme per un breve momento, stavamo salendo una scala, quando mi ha ringraziato per essere lì e mi ha detto: “Se c’è qualcosa che posso mai fare per te …” Ho pensato, “Mi stai prendendo in giro?”. Ho risposto: “hai già fatto tutto”. (AGI) 

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