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Boeri pronto a resistere e a dar battaglia. “Se vogliono cacciarmi, mi caccino”

“Se mi vogliono cacciare, mi caccino. Io, però, resto al mio posto”. È il Corriere della Sera a riportare il pensiero di Tito Boeri, presidente dell’Inps da ieri pesantemente sotto attacco del governo. Citando persone a lui vicine che gli hanno parlato nelle ultime ore, il Corriere racconta di un Boeri deciso a dar battaglia.  “Incredibile, da Tria non me l’aspettavo”, avrebbe detto il presidente dopo aver letto il comunicato con cui, domenica mattina, il ministro dell’Economia e quello del Lavoro, hanno preso le distanze dall’ormai nota relazione tecnica contenuta nel testo finale del Decreto Dignità (firmata dall’Inps), nella quale si ipotizzano posti di lavoro persi.

Leggi qui: Il duro scontro tra Boeri, Salvini, Di Maio e Tria, spiegato per argomenti

“Se la Ragioneria generale dello Stato avesse avuto delle perplessità su quelle stime, poteva contestarle, chiederci un approfondimento come avviene spesso. E invece ha proceduto alla bollinatura, facendole proprie”. Le parole di Boeri riportate dal quotidiano di via Solferino arrivano dopo una ‘domenica bestiale’ vissuta dal numero uno dell’Istituto nazionale di previdenza. È stato Matteo Salvini a chiedere le sue dimissioni.

Il presidente #Inps, nominato da #Renzi, continua a ripetere che la legge #Fornero non si può toccare e che gli immigrati pagano le pensioni degli italiani.
Io penso che sbagli e che si dovrebbe dimettere.

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 15 luglio 2018

“Se uno studente impreparato viene promosso, la responsabilità non è solo dello studente che non ha studiato ma anche del professore che lo promuove”, avrebbe detto Boeri che naturalmente chiama in causa la Ragioneria generale che ha letto e approvato quella relazione tecnica. Ed è per questo che, nel suo comunicato di replica, parla di attacco alla “credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici”. “Non solo l’Inps ma anche la Ragioneria – scrive il Corriere –  Se l’errore c’è, la responsabilità è di tutte e due. Ma, più semplicemente, secondo Boeri l’errore non c’è. Anzi, il presidente dell’Inps rivendica quella stima, la definisce “relativamente ottimistica”. Ma a patto di saperla leggere bene.

Se invece di urlare al complotto avessero letto bene quello che c’è scritto nella relazione, avrebbero avuto tutti gli strumenti per rispondere agli attacchi dell’opposizione”.

“Siamo ai limiti del negazionismo economico – aveva detto già ieri a caldo il presidente – Il provvedimento comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato. In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l’evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un’economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell’occupazione. È difficile stabilire l’entità di questo impatto, ma il suo segno negativo è fuori discussione”.

Scrive il Corriere: “Il punto è che adesso Boeri, mandato in scadenza a febbraio, sembra non avere più sponde. Con Matteo Salvini, che lo vorrebbe sostituire con Alberto Brambilla, è guerra da sempre. Con Tria sembra difficile ricucire. Ma con il Movimento 5 Stelle? Fino a poco tempo fa i rapporti erano ottimi. Boeri e Di Maio si sono incontrati due volte, l’Inps ha fornito i dati per il ricalcolo delle pensioni al di sopra dei 4 mila euro, bandiera dello stesso Di Maio”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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